Grecia: ok a 8,5 miliardi e apertura su ristrutturazione del debito. Siamo all'inizio della fine dell'Odissea ellenica?

Grecia
Il generale Theodoros Kolokotronis, su una banconota da 5000 dracme, "guarda" monete in euro. REUTERS/Dado Ruvic

L’uscita non è certamente dietro l’angolo, ma si inizia a intravedere una luce in fondo al tunnel della crisi della Grecia. Nell’ambito del terzo piano di salvataggio di Atene che vale 86 miliardi, i creditori hanno firmato un accordo con il quale garantiscono al Paese gli 8,5 miliardi necessari per onorare le scadenze estive.

Il via libera, arrivato come da copione all’ultimo tuffo, è legato all’approvazione da parte del Governo di Atene dell’ennesimo pacchetto di misure di austerity che andranno a pesare sulle pensioni e sulla spesa pubblica per due punti percentuali. Se sul fronte degli aiuti dall’Eurogruppo del 15 giugno è uscita una fumata bianca, sull’altro della riduzione del debito la fumata resta grigia.

Ancora nessuna certezza sulla ristrutturazione del debito ellenico, vero obiettivo del premier Alexis Tsipras sempre più messo sotto pressione dalle piazze in protesta e dalle opposizioni in risalita nei sondaggi. Ma qualcosa, finalmente, si muove. Il FMI ha incassato dall’Eurogruppo la promessa di mettere sul tavolo dei negoziati l’alleggerimento del debito di Atene quando nel 2018 si chiuderà l’attuale programma di aggiustamento.

È come sempre una posizione di compromesso, ma apre uno spiraglio importante per la Grecia. Da una parte il FMI in questi anni non ha mai mollato la presa sulla necessità di intervenire sulla ristrutturazione del debito ellenico, rappresentando di fatto l’unico “alleato” di Tsipras; dall’altra la Germania da sempre contraria a creare un precedente ha voluto rinviare a tutti i costi l’apertura del dossier a dopo le elezioni in patria previste per il settembre 2017.

L’appuntamento quindi è fissato nel 2018 quando alla fine del programma di aiuti si aggiungerà la cruciale discussione sulla ristrutturazione del debito, un puzzle di misure per rendere più sostenibile la montagna di debito ellenico arrivato a pesare il 180% del PIL.

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Grecia: via libera a 8,5 miliardi


Dall’Eurogruppo del 15 giugno è arrivato come previsto lo sblocco della tranche di aiuti indispensabile per permettere al Paese di rimborsare le obbligazioni detenute dalla BCE. Si tratta di 8,5 miliardi, una somma superiore ai circa 7 miliardi di cui si parlava fino a pochi giorni fa. Rimborsati BCE e FMI la Grecia potrà utilizzare le risorse per pagare almeno in parte gli arretrati dello Stato con i privati, in modo da dare una boccata d’ossigeno all’economia reale.

La tranche di aiuti arriva doppo l’approvazione da parte della risicata maggioranza di Syriza, il partito di sinistra guidato dal premier Tsipras, di nuove misure di austerity che valgono circa il 2% del PIL e prevedono tagli alle pensioni e l'aumento del limite di esenzione fiscale ridotto a 6.000 euro da 8.636 euro attuali. L'accordo permette anche ai negozi e centri commerciali di poter lavorare la domenica in vari settori del paese.

Dopo l’approvazione del pacchetto è ripartito il balletto dei creditori, che fino all’ultimo non ha sbloccato la tranche di aiuti per dimostrare che il destino della Grecia è ancora appeso al filo degli aiuti esterni. Nonostante la messa in scena e il solito teatrino, lo sblocco della tranche di soldi era inevitabile. Molto più interessanti sono i passi avanti fatti in questi giorni sul fronte della BCE e della riduzione del debito.

BCE e FMI per la riduzione del debito ellenico


La situazione di Tsipras è sempre più delicata. Dal gennaio 2015 quando la sinistra di Syriza ha messo a segno una vittoria clamorosa sembra passato un secolo. Le difficoltà della classe media stremata dalla crisi hanno portato ad un voto di protesta e Tsipras alla guida del Paese con la promessa di dichiarare guerra all’austerity. Ma dopo oltre due anni di tagli alla spesa pubblica, alle pensioni, l’abolizione di bonus e aiuti alle isole, agli agricoltori e molte altre categorie, il partito di Tsipras non brilla più nei sondaggi e il Governo è sempre meno solido. La realtà dei fatti ha costretto il Governo di sinistra ad approvare le misure di austerità per evitare il default del Paese e l’unica chance per Tsipras ora è riuscire ottenere dai creditori la ristrutturazione del debito.

Una sponda importante in questo senso arriva dal FMI, ma anche dalla BCE. Nei giorni scorsi il vicepresidente della BCE, Vitor Constancio, ha spiegato che per consentire alla Grecia la partecipazione al Quantitative Easing sono necessarie due condizioni: "Occorre la conclusione della revisione sulle politiche fiscali" e "un accordo che includa anche la valutazione della sostenibilità del debito pubblico greco".

Niente acquisto dei titoli ellenici quindi finché non si porterà sul tavolo il dossier del debito. Tasto sul quale punta da sempre anche l’FMI che ha legato la sua partecipazione al piano di salvataggio della Grecia all’alleggerimento del debito di Atene. Il Fondo ha sottoscritto un accordo “di principio” per entrare nella squadra, ma la numero uno Lagarde ha precisato che metterà meno al portafogli per tirare fuori 2 miliardi soltanto quando saranno definiti gli interventi per la ristrutturazione del debito: dilazione dei tempi per i rimborsi, nuove scadenze per i prestiti, tetti ai tassi di interesse e nuova tempistica nel pagamento delle cedole.

L’argomento quindi dovrà essere affrontato, non prima però delle elezioni tedesche. Su questo la Cancelliera Angela Merkel non è disposta a mollare la presa: in piena campagna elettorale “fare regali” alla spendacciona Grecia sarebbe un assist per gli avversari. Il destino di Atene quindi resta appeso al filo della politica europea, ma il pressing di FMI e BCE sulla ristrutturazione del debito sono un sostegno importante per il premier Tsipras. Il 2018 è vicino e si inizia a vedere una luce in fondo al tunnel.