Guerre 2.0: esiste un rischio di guerra batteriologica?

Uno dei due sacerdoti trasportati in Spagna dopo aver contratto il virus dell'Ebola in Africa
Uno dei due sacerdoti trasportati in Spagna dopo aver contratto il virus dell'Ebola in Africa Reuters

Negli ultimi tempi si parla molto dei crimini commessi in Siria con l'uso di armi chimiche mentre nell'Asia sud-orientale, in Corea del Nord, il clima è sempre più rovente, e le preoccupazioni crescenti, per una eventuale - e forse mai possibile - guerra con armi nucleari. In un recente articolo però l'agenzia Reuters propone un vecchio, seppur sempre nuovo, rischio bellico: quello con armi batteriologiche.

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I progressi tecnologici, scientifici e i passi da gigante fatti dall'ingegneria genetica in campo militare e medico non rendono esente il pianeta, anzi sottolineano l'urgenza di una discussione, da nuovi pericoli in campo batteriologico: un rischio che sembra letteralmente scomparso dall'agenda internazionale, dopo l'allarmismo scatenatosi con l'allarme antrace dopo l'11 settembre 2001 . 5 morti nel mondo e pochissimi tentativi successivi di tentare la guerra batteriologica, visto che è dagli anni Settanta che la maggior parte delle potenze mondiali lavorano per ridurre le armi batteriologiche e le ricerche su di esse, politiche prodotte un po' dal buon senso e un po' dalle difficoltà tecniche di creare virus letali e abbastanza forti, capaci di sopravvivere a esplosioni massicce o a lanci missilistici.

Difficile inoltre pensare a Daesh o ad al-Qaeda come ad un rischio concreto, in questo potenziale rischio bellico: è difficile reperire le materie prime, è difficile lavorarle in sicurezza ed è difficile trasportarle, insomma è quasi impossibile realizzare un'arma batteriologica, anche rudimentale, senza dare nell'occhio. Difatti i recenti attacchi in Europa, indipendentemente hanno bene o male la medesima dinamica: gruppi armati che sparano con armi comprate nei Balcani o singoli isolati che utilizzano auto o camion per lanciarsi contro le persone. Contrariamente a quanto avviene in tutto il resto del mondo, dall'Africa all'Asia Minore, gli islamisti o i presunti tali non utilizzano esplosivi - o non riescono ad arrivare ad usarli - per via degli strettissimi controlli di intelligence e polizia, preferendo quindi azioni più mirate, economiche e rudimentali, seppur altrettanto impattanti.

In base alla Convenzione sulle armi biologiche firmata nel 1975 da diverse nazioni gran parte della ricerca e degli armamenti batteriologici è sottoposta a leggi restrittive e sono attività, un po' quasi in tutto il mondo, praticamente illegali e la maggior parte degli esperti, scrive la Reuters, si dice piuttosto sicura del fatto che il rischio bellico resta basso. Ma ciò non significa che sia assente: molti servizi di intelligence accusano ad esempio il regime della Corea del Nord di avere nel proprio arsenale il virus del vaiolo e c'è un esempio, su tutti, che esprime molto bene i rischi derivanti da una guerra batteriologica.

Nel 1984 i seguaci della Bhagwan Shree Rajneesh (il movimento guidato da Osho, sì proprio lui) organizzarono ed attuarono un attacco batteriologico che si concentrò nella contea di Dalles, nell'Oregon, riuscendo a contaminare con la salmonella panini e insalate venduti in diversi ristoranti locali. Si trattò del più importante attacco di bioterrorismo della storia americana (il terzo in totale nella storia statunitense) e portò 751 individui ad avere problemi di avvelenamento. Nessuno morì ma in Oregon si ricordano ancora di quell'epidemia di salmonella, che aveva gelato il sangue di molti: tuttavia il movimento Rajneesh disponeva di risorse economiche e di una rete territoriale vastissima, tanto che l'attacco alla salmonella fu sostanzialmente un attacco elettorale preventivo, nel senso che il movimento temeva di non riuscire ad eleggere tre rappresentanti nella Corte della Contea di Wasco, sempre in Oregon e per questo motivo organizzò l'attentato, per mettere fuori gioco direttamente gli elettori. Una storia che può strappare qualche sorriso ma che è emblematica di cosa significhi organizzare e attuare un'azione del genere.

Durante l'ultima epidemia di Ebola Crisantos Obama Ondo, ex-ambasciatore alla FAO della Guinea Equatoriale, aveva affermato che l'opposizione politica nel suo paese aveva cercato di diffondere il virus nel Paese, comprando il corpo di un malato originario della Guinea Conakry e trasferendolo via aerea nel proprio paese durante le fasi finali della Coppa d'Africa. Queste accuse furono raccolte direttamente, e pubblicate, da chi scrive e si rivelarono una bufala bell'e buona: in tribunale la causa non andò mai avanti, Ondo fu trasferito in Marocco e il caso fu chiuso senza grandi sentimenti di vergogna. Tuttavia, anche questa storia è emblematica di come la fantasia umana, in termini di guerra batteriologica, abbia ben pochi confini: una ragione decisamente buona per decidere di non sottovalutare il rischio.