Hellas Verona. Qui Cassano può rinascere davvero (ancora)

di 19.05.2017 12:44 CEST
Antonio Cassano
Cassano, attaccante del Parma Reuters

Al triplice fischio di Cesena-Verona ce lo immaginiamo sul divano di casa, pronto ad esultare: eccolo, Antonio Cassano. Ha capito che è l’Hellas promosso in Serie A la sua (ennesima, e forse ultima) occasione di rilancio.

Non è mai stato un timido il ragazzo di Bari Vecchia. Quando si è trattato di dichiararsi ha sempre fatto il primo passo senza timore di andare incontro ad un rifiuto. Basta ricordare cosa fece per tornare alla Sampdoria: era il posto che considerava come “casa”, e non c’era giorno - dopo essersi svincolato dal Parma - che non lo ricordasse alla stampa. A Cassano si può dire tutto, ma non che non metta passione in ciò che fa. Pensate a quando lasciò Genova per approdare al Milan: disse che sopra i rossoneri c’era solo il cielo. E come giustificò il rinato entusiasmo dettato dal passaggio all’Inter? Ovvio, disse che “sopra il cielo c’è l’Inter”.

La fantasia non gli è mai mancata, in campo e fuori. Ne avesse avuta un po’ meno, forse, avrebbe giocato e vinto di più. Ma non sarebbe stato Fantantonio. Ed è proprio nel suo stile, adesso, rincorrere una nuova storia d’amore. Cercare di mettersi alle spalle la freddezza di Genova, sentirsi di nuovo protagonista. Cassano, in fondo, non è un cattivo. Può ferire, può risultare inappropriato, ma è un buono. Non si possono dimenticare le lacrime che versò agli Europei del 2004, quando il “biscotto” tra Svezia e Danimarca rese vana la sua rete con la Bulgaria. La corsa verso la panchina, la speranza di essere diventato il salvatore della Patria trasformata nella consapevolezza che tutto era perduto.

Ed è in questo valzer di sentimenti traditi, di occasioni buttate, che si inserisce l’ultima speranza di rinascita di Antonio Cassano. Lui stesso, qualche giorno fa, ha ammesso di aver rifiutato diverse offerte negli ultimi mesi: non era fisicamente pronto, non poteva rischiare di compromettere il proprio futuro. Sì, perché Cassano a 34 anni suonati crede ancora di poter essere protagonista. E forse non ha neanche torto. Non avrà il passo dei giorni migliori, ma non è mai stata questa la sua caratteristica. La sua forza è stato il talento, il genio, la capacità di vedere e creare spazi. Antonio Cassano è ancora oggi uno dei pochi giocatori in attività in grado di inventare calcio, e in una Serie A che non corre a 200 all’ora il suo piede, la sua qualità, possono ancora fare la differenza.

Certo, bisogna trovare il contesto perfetto: serve un palcoscenico importante, se non glorioso quanto meno storico. Bisogna circondarsi di persone che pensino a lui come ad un protagonista e non un comprimario. Serve l’ardire di mettere Cassano al centro del progetto, per quanto si sappia che dopotutto altro non è che una scommessa. Per questo Verona può diventare il nuovo trampolino di (ri)lancio perfetto per Antonio Cassano. Lo ha spiegato lui stesso, si è dichiarato ai giornali nella speranza di solleticare l’appetito dei tifosi prima e della società poi, perché alla fine Cassano è sempre Cassano. Ha spiegato che quei 25mila tifosi allo stadio sono fantastici, ha proiettato l’immagine di sé al Bentegodi, ha instillato nel popolo gialloblu l’idea di ricomporre la coppia-gol Cassano-Pazzini che portò la Samp in Champions League. E ora che l’Hellas è in Serie A, è quasi impossibile pensare di negare alla città questa follia e a Cassano questa chance. Troverà ad attenderlo il Pazzo, l’attaccante con cui ha avuto il maggiore feeling in tutta la carriera (tolto forse Ibra), e una tifoseria pronta ad acclamarlo, come lui desidera. E quando inizierà a macinare gol e assist, se tutto andrà secondo i suoi piani, inizierà a lanciare messaggi d’amore anche alla Nazionale, perché lo abbiamo detto, Cassano non è mai stato un timido. E ad un allenatore come Ventura, che il barese lo conosce bene, nell'anno del Mondiale potrebbe perfino dire:"Mister, mett’a Cassano".