HIV, i successi nella lotta all'AIDS: come la ricerca ha donato 10 anni di vita ai pazienti

Un nastro rosso, simbolo internazionale della lotta contro l'HIV/AIDS
Un nastro rosso, simbolo internazionale della lotta contro l'HIV/AIDS REUTERS/Nacho Doce

L'infezione dell'HIV, il virus responsabile dell'AIDS, appena pochi anni fa rischiava di essere una condanna a morte in tempi relativamente brevi. Oggi, secondo uno studio appena pubblicato su Lancet, l'aspettativa di vita dei pazienti è diventata quasi normale, grazie al miglioramento dei farmaci a loro destinati.

Gli scienziati della Bristol University che hanno condotto lo studio sono convinti che questi risultati siano stati ottenuti grazie allo sviluppo di terapie antiretrovirali meno tossiche e quindi con minori effetti collaterali, ma anche grazie alla varietà di farmaci attualmente presenti sul mercato, che hanno consentito la messa a punto di trattamenti maggiormente calibrati sul singolo paziente e conseguentemente più efficaci.

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"La nostra ricerca illustra una storia di successo su come i trattamenti migliorati per l'HIV, accoppiati con lo screening, la prevenzione ed il trattamento di problemi di salute associati con questa infezione, possano estendere la vita di persone diagnosticate con l'HIV", spiega Adam Trickey, primo autore dello studio. "Ad ogni modo, sono necessari ulteriori sforzi se si vuole che l'aspettativa di vita combaci con quella del resto della popolazione".

"Le terapia antiretrovirale combinata (ossia che prevede diverse classi di medicinali assunti contemporaneamente, ndr) è stata usata per 20 anni per trattare l'HIV", aggiunge Trickey. "Ma i farmaci più recenti hanno meno effetti collaterali, impongono di prendere meno pillole, prevengono in modo migliore la replicazione del virus ed è più difficile per il virus diventare resistente".

Lo scopo della terapia antiretrovirale è quello di "tenere sotto controllo" il virus dell'HIV, impedendogli di replicarsi (o quantomeno rallentandone la replicazione) e di progredire verso la sindrome da immunodeficienza acquisita o AIDS.

A livello globale, le terapie con antiretrovirali hanno iniziato ad essere utilizzate su larga scala nella seconda metà degli anni '90: si tratta di protocolli che prevedono la combinazione di tre o più farmaci che bloccano la replicazione del virus dell'HIV: da allora i progressi in questo campo sono stati enormi, con l'Organizzazione Mondiale della Sanità che raccomanda di iniziare la terapia subito dopo essere stati diagnosticati con il virus.

La ricerca in questione ha preso in considerazione 88.504 persone affette da HIV, provenienti da 18 paesi europei e dal Nord America, che erano stati protagonisti di studi precedenti. Ognuno di questi pazienti aveva iniziato la propria terapia antiretrovirale tra il 1996 ed il 2010. Per poter valutare l'aspettativa di vita, gli autori hanno verificato quante di queste persone siano morte nel corso dei primi tre anni di trattamento, prendendo in considerazione fattori come causa della morte e carica virale.

Il primo dato emerso in questo modo è stato quello relativo alle morti tra le persone che avevano iniziato il trattamento nel periodo 2008-2010, risultate essere molte meno di quelle che lo avevano fatto fra il 1996 ed il 2007. Nello specifico, le morti causate da AIDS sono risultate in calo relativamente costante tra il 1996 ed il 2010.

Nel corso di questo periodo tutti i parametri normalmente presi in considerazione per i pazienti affetti da HIV sono migliorati. Ad esempio, la media del numero delle cellule del sistema immunitario (cellule CD4) dopo un anno di trattamento è passata da 370 cellule per microlitro nel periodo 1996-1999 a 430 per microlitro nel periodo 2008-2010. La proporzione di persone con una bassa carica virale si è invece portata dal 71% al 93%.

La conseguenza di questi miglioramenti è che tra il 1996 ed il 2013 l'aspettativa di vita per una persona di 20 anni curata per HIV è aumentata di nove anni per le donne e di dieci per gli uomini nell'Unione Europea e nel Nord America.

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"L'introduzione della terapia antiretrovirale combinata è stata una delle grandi storie di successo della sanità pubblica degli ultimi 40 anni", ha commentato Ingrid T Katz del Brigham and Women's Hospital di Boston, non coinvolta nello studio. "Questa terapia ha portato ad un aumento della sopravvivenza nelle persone che vivono con l'HIV e, conseguentemente, a guadagni individuali e sociali a livello mondiale, grazie a netti miglioramenti in potenza, profilo degli effetti collaterali e semplicità d'uso".

"Nonostante questi miglioramenti, gli studi di coorte mostrano un piccolo ma persistente divario nella lunghezza della vita tra persone HIV-positive e HIV-negative, in particolare nei principali gruppi colpiti, che includono le persone che si iniettano droghe in Europa e Nord America, così come gli individui che vivono in situazioni di limitatezza delle risorse a livello globale, casi nei quali l'accesso ad un precoce inizio della terapia antiretrovirale è limitato".

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