I mercati non sono caduti nonostante gli errori di Trump. Ecco perché

Trump, conferenza
Trump risponde alla domande dei giornalisti in occasione di un incontro con il presidente colombiano alla Casa Bianca REUTERS/Kevin Lamarque

“L’ottimismo è il profumo della vita. L’ottimismo....vola!”. È la celebre fase di Tonino Guerra pronunciata in uno spot televisivo trasmesso nella prima metà degli anni 2000, che prendiamo in quest’occasione in prestito per descrivere lo stato di euforia che ha caratterizzato i mercati, più o meno tutti (l’Italia è nella parte “cattiva”, è bene ricordarlo), da quando c’è stato il crash del 2008. All’epoca sembrava che il mondo, perlomeno quello finanziario, dovesse crollare e che i principali indici mondiali sarebbero rimasti intrappolati nel mercato orso per anni.
 

SUI MERCATI PREVALE L’OTTIMISMO, NON IMPORTA COSA SI DICA (PURCHÉ NON ACCADA)

L’ottimismo, supportato dalle operazioni dei banchieri centrali (Fed in testa), alla fine però prevalse e gli indici hanno poi preso letteralmente il volo: quelli americani in particolare hanno staccato di molto i massimi pre-crash e continuano a far registrare mese dopo mese nuovi massimi di sempre. Se qualcuno vi avesse detto di andare long sullo S&P 500 (o su qualche altro indice statunitense) nel 2008 in quanto l’indice avrebbe fatto registrare in meno di un decennio una performance superiore al 300% probabilmente gli avreste dato del pazzo.

Il grafico dello S&P 500 su timeframe mensile ci evidenzia il super rally in atto dal 2008  IBTimes Italia / XTB"Il grafico dello S&P 500 su timeframe mensile ci evidenzia il super rally in atto dal 2008 IBTimes Italia / XTB

Il rally messo a segno dagli indici statunitensi in quest’ultimo decennio è qualcosa di assolutamente eccezionale e che non trova riscontro nella storia. Provate ad aprire lo storico dello S&P 500 su Yahoo Finance e impostate su max il periodo temporale, prendendo come riferimento il timeframe mensile: a colpo d’occhio si vede molto chiaramente come il movimento long di quest’ultimo decennio sia molto più pronunciato rispetto a quello fatto registrare in occasione della bolla dot com (scoppiata poi agli inizi del nuovo millennio).

I mercati sono impostati per trovare sempre il bicchiere mezzo pieno. Non esiste il bicchiere mezzo vuoto, ma esiste solo il bicchiere rotto. Tradotto, significa che i mercati cercano di guardare al futuro con ottimismo, scontando quindi uno scenario positivo e ignorando il possibile scenario negativo. È una questione di differenti visioni e prospettive in cui tende a prevalere sempre la parte “buona”. Tradotto in maniera ancora più spicciola, i mercati scontano sempre uno scenario positivo fino a quanto l’evento negativo si manifesta.

Prendiamo ad esempio un evento abbastanza recente come l’elezione degli Stati Uniti. Economisti, esperti di geopolitica, giornalisti, analisti vari, hanno quasi all’unanimità visto di cattivo occhio la vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, eppure gli indici di mezzo mondo hanno iniziato uno sprint rialzista proprio a seguito delle elezioni statunitensi. Questo perché non importa quanto Trump possa rappresentare un’incognita sullo scacchiere internazionale e per l’economia del proprio paese, affinché i mercati invertano la rotta c’è bisogno che Trump le sciocchezze le compia concretamente.

Insomma, i mercati sono orientati naturalmente a cercare il positivo nelle cose, incarnando lo spirito capitalista occidentale secondo cui l’ottimismo porta a fare e il negativo porta a distruggere. Ed è la stessa visione che ha portato Snap Inc. ad approdare a Wall Street con quotazioni record, nonostante ricavi ridicoli per non dire nulli, e Tesla ad avere una capitalizzazione di mercato superiore a quella di un colosso come General Motors. Sono però proprio questi eccessi di ottimismo a portare alla formazioni di bolle come quella dot com o quella immobiliare. Affinché la bolla scoppi è necessario però che l’irrealizzabilità dello scenario dipinto dalla visione ottimista diventi chiara, lampante, certa.

CASO RUSSIAGATE E TRUMP: QUANDO L’INADEGUATEZZA SEDUTA ALLA CASA BIANCA NON È ABBASTANZA PER FAR CADERE I MERCATI

Nel corso dell’ultima settimana si è parlato molto, e male, di Stati Uniti, Trump e Russia. In pratica il presidente statunitense nel corso di meno di una settimana ha: licenziato il direttore generale del FBI James Comey, il quale stava portando avanti delle indagini sul Russiagate; spifferato nello Studio Ovale informazioni top secret rilasciate da un alleato (Israele) e riguardanti Daesh al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nonché all’ambasciatore russo Sergej Kislyak. Il caso è diventato serio quando l’ormai ex direttore del FBI ha rilasciato un memorandum in cui svela che il presidente gli ha chiesto a febbraio di insabbiare le indagini riguardo il generale Michael Flynn per i suoi rapporti con Mosca.

La rilevazione di informazioni altamente riservate a un paese tanto ostile come la Russia, prima ancora di condividerle con i propri alleati, è sicuramente qualcosa che mette in cattiva luce Donald Trump, considerando che i collegamenti - reali o presunti che fossero - tra il tycoon e i russi sono stati oggetto di discussione per buona parte della campagna elettorale. Abbiamo visto come i mercati abbiano reagito male alla notizia ma non in maniera tale da innescare un’inversione di tendenza del trend positivo in atto. Cerchiamo di spiegare perché, riprendendo la logica che abbiamo poc’anzi esposto.

Dopo le rivelazioni di Comey c'è stata una brutta candela, ma il mercato tenta subito di reagire in modo positivo.  IBTimes Italia / XTB

Nel grafico abbiamo riportato le candele degli ultimi 4 giorni dello S&P 500 in modo da spiegare la reazione (l'ultima candela mentre leggete potrebbe essere diversa, dal momento che è stata fotografata a 5 ore dalla chiusura della sessione). Come possiamo vedere, quando il Wapo ha rilevato inizialmente il caso sul mercato si è iniziata a intravedere un po’ di incertezza, ma alla fine il movimento è stato molto contenuto. Il ribasso più pesante, come possiamo vedere nella candela successiva, c’è stato quando Comey ha rilasciato il memorandum che inchioda Trump. Parliamo quindi di un fatto certo che inizia a mettere in cattiva luce il presidente degli Stati Uniti e getta serie ombre sul suo futuro alla Casa Bianca. Digerito l’episodio i mercati iniziano a interrogarsi su quello che potrebbe accadere in seguito: che conseguenze avranno le rilevazioni di Comey sulla presidenza? La procedura di impeachment è dietro l’angolo?

Le ultime due candele riportate nel grafico sono deboli e positive. Queste ci indicano che il mercato sta guardando con prudenza al caso, partendo dalla consapevolezza che quanto accaduto non basta per mettere in atto una procedura di impeachment contro il presidente in carica, come scritto qualche giorno fa dal collega Giovanni De Mizio. Qualora non dovessero arrivare altre prove serie a compromettere la posizione di Trump i mercati dovrebbero riprendere spavaldi il proprio cammino. In pratica i mercati, seguendo la logica dell’ottimismo, una volta compreso che non ci sono altri casi negativi ragionano più o meno così: “ok, Trump ha fatto pressioni per interrompere le indagini del Russiagate. La cosa ha una certa gravità, ma non sappiamo ancora perché l’ha fatto e non ci sono ancora prove concrete che lo collegano alla Russia in modo tale da poter affermare che abbia tradito la nazione. Stando così le cose la procedura di impeachment non ci sarà. Andiamo avanti”. E così il mercato inizia piano piano a riprendere il cammino rialzista.

PERCHÉ LA REAZIONE SUL MERCATO VALUTARIO È MOLTO DIVERSA

Abbiamo visto come anche in quest’occasione la reazione sul mercato dei cambi sia stato decisamente diverso rispetto a quello degli indici, con il dollaro USA che si è deprezzato in misura notevole rispetto all’Euro. Questo accade perché istituti come le banche centrali hanno una visione decisamente più prudenziale e razionale rispetto a quella dei mercati. Le banche centrali hanno infatti la responsabilità di dare impulso alla politica monetaria del paese e si muovono quindi in maniera totalmente speculare: nel caso della Fed abbiamo visto che i ritocchi dei tassi di interesse sono avvenuti solo quando i segnali arrivati dall’economia USA sono stati abbastanza netti, dopo un certo periodo di tempo. L’episodio che ha coinvolto Trump potrebbe quindi essere tale da far avere qualche ripensamento alla Yellen nei riguardi della politica monetaria o quanto meno nella velocità di esecuzione.

SE IL CERCHIO INTORNO A TRUMP DOVESSE STRINGERSI

I mercati crollerebbero, senza troppi giri di parole. Se si andasse incontro alla procedura di impeachment o a qualsiasi altra procedura per spoltronare Trump il calo sarebbe decisamente violento. Il presidente Trump è una delle variabili da tenere sotto osservazione ma in realtà quelle che potrebbero innescare un crash stile Lehman Brothers sono decisamente numerose (basti ricordare alla Brexit, alle elezioni in Italia, alle valutazioni fuori misura di diverse compagnie tech).

Le premesse per assistere ad un’estate calda e ad un autunno rovente ci sono sicuramente tutte ed è altamente consigliato iniziare a prendere le protezioni adeguate per non finire scottati.