Il 27 a Roma prima presentazione del libro Sahara, "deserto di mafie e jihad" con vice ministro Giro

di 23.06.2017 11:18 CEST
Sahara, Polisario
Un soldato del Fronte Polisario nel Sahara occidentale Reuters

Si terrà martedì 27 giugno, a Roma, la prima presentazione del nuovo libo "Sahara, deserto di mafie e jihad", edito da Castelvecchi, uscito il 26 maggio scorso, che svela gli intrecci tra le mafie nostrane e i gruppi jihadisti e i trafficanti di droga e di esseri umani della regione dalla quale vengono i migranti che sbarcano nel nostro paese. L'evento si terrà al Centro studi americani di Roma in via Caetani e vedrà presenti oltre agli autori Alessio Postiglione e Massimiliano Boccolini: Mario Giro, Viceministro, Ministero Affari Esteri; Vincenzo Nigro, diplomatic editor, la Repubblica; Germano Dottori, Cultore di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli di Roma e consigliere redazionale di Limes; Salvatore Santangelo, professore di Geografia del linguaggio, Università Tor Vergata; Giuliano Gasparotti, presidente Cantiere Idea.

Dall’espansione di Isis al ruolo delle mafie, dalle attività del Fronte Polisario al ritorno alle armi dei Tuareg, il libro racconta del deserto del Sahara che è un crocevia di traffici di armi, droga ed esseri umani.

Rotte carovaniere di un’economia criminale che salda il narco-jihadismo alle mafie internazionali. Con un obiettivo: destabilizzare il pianeta. I problemi dell’Italia nascono qui, anche se nessuno ne parla: in un lembo fra deserto e Golfo di Guinea, dove s’incontrano narcos sudamericani e narco-jihadisti. Com’è stato possibile che movimenti di liberazione d’ispirazione marxista-terzomondista, a cui andavano le simpatie dell’Occidente, si siano trasformati in jihadisti e, poi, in mafiosi?

Le mafie sono attori politici e il jihadismo è funzionale alla legittimazione sociale dei criminali. Il libro spiega tutto questo, partendo dal racconto di piccole storie di cronaca, come i sequestri Urru e i casi “Bonatti” e Calonego-Cacace. Tessere del mosaico del terrore.