Il Belgio nega un visto a una famiglia siriana con il favore della Corte di Giustizia UE

di 09.03.2017 9:29 CET
Profughi siriani
Un gruppo di persone fuggite dalle zone della Siria controllate dallo Stato Islamico sul cassone di un camion nella città di al-Rai, nelle campagne a nord di Aleppo. Siria, 4 ottobre 2016. REUTERS/Khalil Ashawi

La Corte di Giustizia Europea (ECJ) martedì ha emesso una sentenza in favore del Belgio, che ha deciso di non concedere un visto per ragioni umanitarie ad una famiglia siriana residente nell'ambasciata del Libano, respingendo il ricorso presentato da un magistrato della Corte.

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La famiglia siriana, proveniente da Aleppo e composta da 5 persone, nel mese di ottobre aveva inviato richiesta per un visto di viaggio di 90 giorni dall'ambasciata del Belgio a Beirut, in alternativa ad un ritorno in Siria, lacerata da 6 anni di guerra civile che ha fatto centinaia di migliaia di vittime. I membri della famiglia sostengono che la decisione sia stata presa in quanto sono membri della Chiesa Ortodossa e che uno di loro fu rapito e picchiato da militari armati, mentre la città era sotto il controllo di varie organizzazioni ribelli che cercavano di rovesciare il regime siriano. A meno di una settimana dall'invio della richiesta di visto l'ufficio belga preposto lo ha rifiutato, sostenendo che il governo aveva il sospetto che la famiglia sarebbe potuta rimanere in Belgio più di 90 giorni.

La famiglia siriana ha portato il caso davanti alla Corte di Giustizia Europea e il procuratore generale Paolo Mengozzi ha chiesto ai colleghi di costringere il Belgio ad accettare la domanda dei richiedenti. Mengozzi ha sostenuto che la concessione del visto era necessaria ai sensi delle norme europee in quanto i membri della famiglia erano in pericolo e il Belgio è tenuto a rispettare le politiche europee in tal senso.

La Corte ha tuttavia rigettato, cosa rara, il ricorso e sostenuto la tesi del Belgio proprio questa settimana: “Gli Stati membri non sono tenuti, ai sensi del diritto dell'UE, a concedere un visto umanitario a persone che desiderano entrare nel proprio territorio con il fine ultimo di presentare domanda d'asilo”.

“Abbiamo vinto!” ha scritto il ministro dell'immigrazione belga Theo Francken su Twitter: “La Corte di Giustizia Europea è stata chiara: i Paesi UE non sono obbligati a rilasciare il visto umanitario ai sensi del diritto dell'Unione Europea” ha aggiunto prima di ringraziare i 13 stati membri dell'UE e la Commissione europea per il sostegno dato al Belgio.

La questione dei profughi in fuga dai conflitti in Medio Oriente, Nord Africa e Asia ha politicamente polarizzato la società europea con alcuni paesi, come la Germania, che hanno aperto i propri confini ai richiedenti asilo e altri, come i paesi nei Balcani, che si sono chiusi in sé stessi e chiuso dentro i migranti. L'Unione Europea ha cercato di adottare un approccio liberale per applicare queste norme a tutti e 28 i Paesi membri e la Commissione europea ha più volte affermato che tutti “hanno una responsabilità condivisa di accogliere i richiedenti asilo in modo dignitoso”. Il populismo di destra e una serie importante di attacchi terroristici, tra cui i più mortali attentati di sempre in Francia e in Belgio, hanno spinto alcune nazioni a varare norme che limitano l'accesso all'UE per i rifugiati.

Tra coloro che fuggono dal proprio paese d'origine, il numero di cittadini siriani è quello che è aumentato di più negli ultimi anni. Il conflitto in Siria è iniziato quando le massicce proteste anti-governative si sono trasformate in una rivolta armata contro lo Stato. L'insurrezione è stata sponsorizzata dall'Occidente, dalla Turchia e dai paesi arabi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, mentre il governo siriano è stato sostenuto da Russia, Iran e varie milizie filo-governative. L'opposizione è riuscita a impossessarsi di ampie fasce di territorio nelle prime fasi della guerra ma una serie di fattori, come il ridimensionamento del sostegno straniero, l'infiltrazione di jihadisti e un intervento diretto della Russia hanno permesso all'esercito siriano e ai suoi alleati di riconquistare aree strategiche come Aleppo e l'antica città di Palmira, spingendo i ribelli alla sconfitta o verso la negoziazione di una resa politica.