Il Cern indaga sul rapporto tra antimateria e gravità

di 02.05.2013 18:21 CEST
CERN
CERN Reuters

Gli scienziati del Cern hanno compiuto un significativo passo in avanti nella comprensione dei comportamenti dell'antimateria, riuscendo per la prima volta ad osservare in che modo quest'ultima interagisca con la gravità, nel corso del cosiddetto "esperimento ALPHA".

Il termine "antimateria" indica l'insieme delle antiparticelle, analoghe per massa alle particelle di materia ma di carica elettrica e spin opposti: secondo i fisici, materia ed antimateria sono state generate in quantità uguali durante il Big Bang. "Una mela di antimateria cadrebbe verso l'alto?": la domanda, che avrebbe certamente affascinato Sir Isaac Newton, è stata posta da Joel Fajans, professore di fisica a Berkeley e membrio della squadra di ALPHA, che ha comunque aggiunto che la risposta, probabilmente, è negativa.

I test eseguiti nel Large Hadron Collider di Ginevra hanno prodotto dei risultati, pubblicati su Nature Communications, che sembrerebbero mostrare che la gravità agisce nello stesso modo su materia ed antimateria. L'esperimento ALPHA (un acronimo che sta per Antihydrogen Laser Physics Apparatus) prevede l'utilizzo di magneti in grado di intrappolare atomi di anti-idrogeno, formati dalla combinazione di un anti-protone ed un positrone.

Gli scienziati hanno poi spento i magneti per verificare se gli atomi di idrogeno, sottoposti alla gravità, si comportino in modo diverso da quelli di anti-idrogeno. I risultati sembrerebbero, per l'appunto, mostrare un comportamento simile: non c'è ancora nulla di conclusivo, "Ma questa è la prima volta che qualcuno è stato anche solo in grado di parlare di questo", ha precisato il portavoce e dell'esperimento Jeffrey Hangst.

Gli studi, che secondo gli scienziati potrebbero fornire risposte ai molti quesiti ancora aperti riguardanti il rapporto tra materia ed antimateria e, forse, sulla stessa origine dell'universo, riprenderanno nel 2014 con una nuova "trappola", chiamata ALPHA 2. Le risposte, o quantomeno dei risultati più precisi, potrebbero arrivare "in un lasso di tempo di anni, non di decenni", secondo Fajans. 

[Fonte: Nature Communications | Via BBC]

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