Il clima è sempre più imprevedibile: in Nuova Zelanda è estate e nevica dove non dovrebbe

pioggia
Nel mondo si studia come fare ad incrementare artificialmente le precipitazioni Juni (CC BY 2.0), via Flickr

Clima matto in tutto il mondo, in questo inizio di 2017: in Nuova Zelanda, dove l'estate è iniziata appena un mese fa, il meteo impazzito ha causato piogge intense e inondazioni che hanno letteralmente tagliato fuori dalla civiltà molte città rurali e anche alcuni quartieri della capitale Auckland, dove oltre 1000 abitazioni la mattina del 23 gennaio erano ancora senza energia elettrica.

Mentre l'Australia vive un caldo estivo particolare, con temperature lievemente superiori alla media stagionale, la Nuova Zelanda vive un freddo estivo decisamente inusuale che ha colto impreparati tutti. La stranezza più evidente di quest'estate di inizio 2017 nell'emisfero australe è stata la neve: nella località sciistica di Cardrona, sul monte omonimo nel sud della Nuova Zelanda a circa un'ora di auto da Queenstown, domenica sono caduti 30 centimetri di neve. Dal tardo pomeriggio di giovedì 19 gennaio l'isola meridionale della Nuova Zelanda è flagellata da un vortice di bassa pressione che ha provocato queste piogge intense, neve e smottamenti e che è proseguito per tutto il finesettimana. La portata ed il livello dei fiumi lungo la costa occidentale e nell'isola meridionale è aumentata nel giro di poche ore causando inondazioni e trasportando detriti anche di grandi dimensioni fin dentro le aree urbane.

La mattina di lunedì la città agricola di Waikaia era ancora completamente isolata dal resto del Paese: gli allagamenti hanno invaso i pascoli e i campi coltivati, costringendo gli allevatori a evacuare il bestiame e gli agricoltori a spostare i mezzi agricoli ad altitudini maggiori, le piscine naturali termali di Sylvia Flats sono state sepolte da una frana, gli abitanti di Dunedin, colti impreparati dal gelo improvviso, secondo quanto riferiscono i media locali hanno dato alle fiamme il legno dei loro recinti bruciandoli nei camini e nelle stufe per stare al caldo. Domenica 22 gennaio il MetService, il servizio meteorologico neozelandese, ha detto che le condizioni meteorologiche stanno lentamente migliorando ma anche che le stranezze climatiche potranno protrarsi per almeno altre due settimane, sottolineando come questo tipo di eventi “estremi” siano sempre più comuni in Nuova Zelanda: “Questa perturbazione è stata causata da una raffica di aria molto calda in uscita dall'Australia verso il Mar di Tasmania, dove ha formato una corrente più fredda che raccogliendo l'umidità è aumentata di intensità” ha spiegato lo specialista del MetService Mads Naeraa-Spiers.

Forti piogge, venti di burrasca e un fenomeno davvero raro, la neve a Cardrona, che è sì una nota località sciistica ma nella stagione invernale - che in Nuova Zelanda corrisponde alla nostra estate. Il Paese è caratterizzato già da variazioni climatiche notevoli al suo interno: mentre su Cardrona cadeva la neve infatti nelle isole settentrionali si registravano le temperature più alte degli ultimi 100 anni e contemporaneamente nella Hill Country (Isola Nord) e a Western Nelson (di fronte Wellington) sono caduti 250mm di pioggia in appena 36 ore, 200mm sul monte Taranaki nella Isola Nord. A Wellington raffiche di vento fino a 140 chilometri orari hanno persuaso le autorità aeroportuali a cancellare decine di voli.

I danni che vento, acqua, neve e tempeste varie hanno causato al Paese sono ingenti ma, per ora, non risultano morti o dispersi: i feriti sono numerosi, tra chi è stato colpito da qualche oggetto trasportato dal vento o colto alla sprovvista dalle piogge intense. La città di Christchurch, nel mese di dicembre, ha registrato il 20 per cento in più di pioggia rispetto alla media e ha incredibilmente registrato precipitazioni più intense rispetto a Dunedin, nonostante la prima città sia generalmente più secca.

Christchurch è una delle realtà economiche più in difficoltà del Paese: colpita da un terremoto a novembre, molte attività sono state chiuse e poi riaperte da poche settimane ma le forti piogge e i danni da queste causati hanno costretto nuovamente alla chiusura. L'economia si contrae rapidamente e il turismo straniero sembra essersi dimenticato molto in fretta della Nuova Zelanda.

La tempesta di questi giorni è il culmine di un'estate che, sopratutto nel sud della Nuova Zelanda, quest'anno è particolarmente fresca: i venti che soffiano da sud-ovest, che portano aria dall'Antartide, incontrando l'aria calda proveniente dall'Australia hanno provocato questo corto circuito la cui concausa va cercata, necessariamente, nel riscaldamento globale. La vulnerabilità dell'essere umano di fronte a questo tipo di eventi è sempre più evidente, in ogni parte del mondo in cui si verificano: il Ministero dell'Ambiente neozelandese, nel giugno 2016, ha emesso delle linee guida che i cittadini dovranno seguire per adattarsi ai cambiamenti imposti dal riscaldamento globale.

Ciò che si aspettano i cittadini delle isole della Nuova Zelanda è un'erosione importante delle coste, sopratutto quelle occidentali, con un conseguente innalzamento del livello del mare e un aumento delle temperature, siccità e inondazioni. La pioggia, quando ci sarà, sarà più intensa che mai, aumentando le probabilità di inondazioni nelle aree urbane e di ingrossamento dei fiumi in quelle rurali: i temporali sulla costa occidentale saranno più intensi e tempestosi, quattro volte più frequenti di oggi e due volte più intensi. Sarà in generale più caldo e più secco dove è già caldo e secco e più umido e tempestoso dove è già umido e tempestoso, un'inasprimento delle condizioni generali della natura nella quale l'uomo vive. È davvero impossibile continuare a negare l'effetto dei cambiamenti climatici.