Il genocidio degli elefanti in Gabon, popolazione calata dell'80 per cento in dieci anni

Elefante Kenya
Un esemplare di elefante fotografato all'Amboseli National Park, a sudest della capitale del Kenya Nairobi. 25 aprile 2016. REUTERS/Thomas Mukoya
  • Nonostante le politiche antibracconaggio la popolazione di elefanti di foresta in Gabon è calata dell'80 per cento in 10 anni;
  • Molti paesi del mondo hanno messo fuorilegge il commercio di avorio;
  • Il prossimo decennio sarà fondamentale per la sopravvivenza, o meno, degli elefanti.

Lunedì 20 febbraio 2017 uno studio pubblicato su Current Biology da un gruppo internazionale di ricercatori ha denunciato il grave declino della popolazione degli elefanti di foresta in Gabon, diminuita di oltre l'80 per cento negli ultimi dieci anni. Nel Parco Nazionale di Minkebe, un'area naturale istituita nel 2000 e grande quanto metà del Belgio che si trova nel nord del Gabon, in Africa centrale, la popolazione di elefanti di foresta nel 2004 era di 32.851 esemplari mentre oggi sono appena 7.370 esemplari.

Contrariamente a quanto si possa pensare in Africa non esiste un solo tipo di elefante, ce ne sono due: l'elefante di savana, o di cespuglio, per osservare il quale basta prendere un volo per Nairobi o Dakar e pagare il prezzo di un safari di una giornata, e l'elefante di foresta, più piccolo e scuro, con le orecchie più tondeggianti e le zanne più dritte, di un avorio a tinte rosa particolarmente apprezzato. Alla fine del Novecento gli esemplari censiti di elefante di foresta erano 80.000, la metà dei quali in territorio gabonese: Minkebe doveva essere il loro santuario.

Il declino degli elefanti, entrambe le specie, è rapido e sono molti i governi africani ad aver istituito leggi molto dure e sistemi di controllo piuttosto efficaci per tutelare l'incolumità dei pachidermi africani, animali bellissimi dai tratti marcatamente umani - si intende ovviamente quegli esseri umani gentili e affabili, giocosi e positivi, tanto amichevoli quanto imponenti. In tutta l'Africa centrale ad esempio negli ultimi 10 anni gli elefanti sono diminuiti del 65 per cento ma il nord del Gabon, nonostante il parco naturale, è uno dei luoghi peggiori per questi animali.

“La situazione è più grave di quanto pensassimo” ha dichiarato a The Atlantic uno degli autori dello studio, John Poulsen della Duke University: “Il 50 per cento degli elefanti di foresta si trova in Gabon e il nostro studio dimostra come anche tali popolazioni, in quel paese, siano in via di estinzione”. Il dramma è che Minkebe è considerato uno dei parchi nazionali africani apparentemente più sicuri per i pachidermi: già nel 2013 il National Geographic, con la pubblicazione di questo reportage, denunciava il bracconaggio e gli interessi economici dietro la mattanza degli elefanti nel nord del Gabon ma sembra che nessuno abbia voluto cogliere quel grido di denuncia.

La scena descritta dal giornalista Richard Ruggiero era agghiacciante: nel bel mezzo della foresta di Minkebe, improvvisamente, si apre una radura larga più di mezzo miglio e lunga altrettanto. Qui ci sono miniere, negozi, bordelli e mercati, una moltitudine di persone che trafficano in armi, avorio, droga mentre le carcasse degli elefanti marciscono a margine della foresta. Il tutto ricorda la tragica scena di apertura de La Notte Del Leopardo, libro dello scrittore zambiano Wilbur Smith dove si racconta con una scrittura cruda e realistica la mattanza di un branco di elefanti spinto dai bracconieri su un campo minato dopo notti intere di inseguimento: quella di Smith, quella di Ruggiero e del National Geographic, quella dello studio pubblicato su Current Biology sono tutte facce della stessa medaglia.

Una medaglia che da un lato mostra gli elefanti in tutta la loro maestosità ma che dall'altro lascia spazio all'orrore del traffico illegale di avorio, della caccia grossa illegale, del bracconaggio. Il declino di Minkebe è cominciato quando è stata scoperta una miniera d'oro, aperta e sfruttata clandestinamente e chiusa con l'esercito dal governo del Gabon. Una chiusura che, di fatto, ha decretato l'apertura di una zona franca dalla legalità e dal diritto nel nord del paese: nel 2013 si stimava che il ritmo di uccisione degli elefanti in questa zona era di 50-100 esemplari al giorno e il prossimo decennio sarà quindi fondamentale per la sopravvivenza, o meno, di questi animali.

I bracconieri raggiungerebbero il santuario di Minkebe dal vicino Camerun, sfruttando la porosità dei confini, e si darebbero alla caccia grossa dell'elefante di foresta unicamente per estrarne l'avorio, la cui vendita è illegale in gran parte del mondo: in Cina e Thailandia, ad esempio, di recente le autorità hanno vietato il commercio di avorio, ma è difficile piegare credenze popolari molto radicate (in molte culture si è convinti che le zanne di elefante, o i corni di rinoceronte, siano una cura efficace contro malattie anche molto gravi). La foresta in Camerun, Gabon, Congo e Repubblica Centrafricana, dove questo elefante è maggiormente presente, è un luogo affascinante, impenetrabile, tenebroso e oscuro: da quando si censiscono gli elefanti africani il record in positivo ne contava 2 milioni, ma erano gli anni Settanta. Nel 1993 erano scesi a 500.000 e oggi i pachidermi che calcano il suolo africano sono appena 100.000 esemplari.

Spesso a Minkebe i guardaparchi subiscono forature e incidenti contro carcasse di elefanti in putrefazione, altrettanto spesso arrestano bracconieri con armi di grosso calibro e zanne di elefante strappate agli animali: grazie alla comparazione del DNA delle zanne con quello della popolazione di pachidermi censita in Gabon è possibile sapere chi è la vittima della cupidigia dei bracconieri. Nonostante le migliori politiche antibracconaggio di tutta l'Africa il Gabon, dietro il quale c'è il Kenya seguito dall'Uganda, non riesce a porre fine a questo genocidio. Il governo del Gabon garantisce grandi spazi aperti agli animali, paga lauti stipendi ai ranger (e paga in tempo), e il dittatore Ali Bongo ha più volte tuonato contro i bracconieri e la caccia illegale (quella di sussistenza delle popolazioni locali, come i Baka e i Fang, è permessa perché non ha un impatto serio sulla società di pachidermi che vive nel Paese ma ne avrebbe, proibendola, sulle popolazioni umane che la praticano tradizionalmente). Nel corso degli anni Bongo ha raddoppiato il budget per l'Agenzia nazionale dei Parchi, creato il corpo di Polizia del Parco Nazionale, criminalizzato duramente la caccia di frodo e aumentato le pene detentive per i trafficanti di avorio: nel 2012 una piramide di 10 tonnellate di avorio, sequestrato ai bracconieri, ha bruciato per tre giorni come monito del governo del Gabon.

Quello dei falò dell'avorio sequestrato è un momento spettacolare che molti governi africani organizzano, convocando giornali e tv, per mostrare la propria determinazione nella lotta contro il commercio di avorio: in Kenya i falò avvengono nel parco nazionale alle porte di Nairobi e nel 2016 un “Ivory Crush” si è tenuto anche al Circo Massimo di Roma. Ma è ancora lontana la vittoria contro questi assassini e trafficanti di morte.