Il Parlamento dice No alla riduzione degli stipendi

di 21.11.2012 8:43 CET

Da sempre troppo impegnati a portare l'acqua al proprio mulino che a fare gli interessi del paese. La buona novella del taglio degli stipendi degli onorevoli per alleggerire il loro peso sulle  spalle degli italiani rischia di rimanere tale. Una parabola a cui guardare ed ispirarsi, ma che difficilmente verrà attuata nel concreto. La promessa era quella di tagliare i costi della casta per dirottare il denaro in sviluppo e crescita.

Ma l'emendamento al decreto sviluppo destinato a ridurre gli 'onorevoli' stipendi  non ha passato il vaglio dell'ammissibilità.

"Al fine di reperire, attraverso la riduzione del costo della rappresentanza politica nazionale, maggiori risorse da destinare al sostegno delle politiche per la crescita e l'occupazione giovanile - recita l'emendamento - il trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto ai membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica non può superare la media ponderata rispetto al Pil degli analoghi trattamenti economici percepiti annualmente dai membri dei Parlamenti nazionali dei sei principali Stati dell'Area Euro".

Per ora la proposta è stata cassata dalla Commissione Industria del Senato, che ne sta valutando gli emendamenti. Difficile pensare che la situazione di impasse si risolva in tempi brevi. 

 

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