Il piano di Mark Zuckerberg per cambiare il mondo tramite Facebook (e viceversa)

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Mark Zuckerberg, co-fondatore e CEO di Facebook REUTERS/Adnan Abidi
  • Dopo cinque anni, Zuckerberg rinnova il "manifesto" della mission di Facebook
  • Due concetti spiccano nel testo, ripetuti diverse volte: "infrastruttura sociale" e "comunità"
  • Una delle prime emergenze: la lotta alla polarizzazione delle opinioni, da vincere combattendo il sensazionalismo dei media
  • Zuckerberg riconosce gli errori fatti in passato nella gestione dei contenuti e si impegna a migliorare costantemente gli standard della comunità

Poco più di cinque anni fa, Mark Zuckerberg scrisse una lunga lettera in vista della collocazione in borsa di Facebook, il social network che aveva saputo trasformare in poco tempo da un piccolo sito universitario ad un colosso del mondo di internet. Il giovane multi-miliardario ha voluto dare una rinfrescata al "manifesto" di Facebook, pubblicando sul proprio profilo un lunghissimo post (quasi 6.000 parole) nel quale descrive quello che dovrà essere il futuro della società.

Badate bene: non solo il futuro della sua società, ma della società in generale e di come Facebook possa contribuire a plasmarlo. Non per niente, l'espressione "infrastruttura sociale" viene utilizzata 14 volte nel testo, comunque meno del vocabolo principe di questa enciclica di Zuckerberg: "comunità" ("community").

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Al centro del messaggio ci sono infatti i cinque obiettivi che il fondatore di Facebook pone davanti a sé stesso ed al social network: costruire community che siano di supporto, sicure, informate, civicamente coinvolte ed inclusive. "Nell'ultimo decennio, Facebook si è focalizzato sul connettere amici e famiglie. Con queste fondamenta, il nostro prossimo focus sarà sviluppare l'infrastruttura sociale per la comunità".

Un aspetto che ha fatto molto discutere in passato è quello delle "comunità informate", considerando come nei mesi scorsi Facebook sia stato al centro delle polemiche con l'accusa di non aver posto un freno alla circolazione delle "fake news" (leggasi: bufale), contribuendo alla vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali USA.

Zuckerberg aveva inizialmente bollato l'idea come "folle", salvo poi ammettere che Facebook ha delle responsabilità pur essendo una "media company tradizionale", precisando comunque come a Menlo Park credano "nel dare alle persone una voce, il che significa sbagliare sul versante del lasciare che le persone condividano ciò che vogliono ogni volta che questo sia possibile".

zuckerberg obama Il CEO e co-fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ed il 44° Presidente degli Stati Uniti, arack Obama, insieme sul palco del Global Entrepreneurship Summit nel 2016  IIP Photo Archive - PD

Un aspetto sul quale il CEO si è soffermato è quello della polarizzazione delle opinioni, ossia il meccanismo che (non solo sui social) porta alla creazione di schieramenti fortemente ideologizzati e contrapposti. Non si tratta certo della migliore base per dei tentativi di stabilire un dialogo, sia che il contesto sia politico che di altro tipo, e Zuckerberg sembra esserne consapevole.

Nella comunità tech, ad esempio, la discussione riguardante l'intelligenza artificiale è stata iper-semplificata ad un allarmismo esistenziale. Il problema è che il sensazionalismo allontana la gente da opinioni bilanciate e provviste di sfumature verso estremi polarizzati. Se questo dovesse continuare e perdessimo la comprensione comune, allora anche se eliminassimo tutta la disinformazione la gente si limiterebbe ad enfatizzare diversi gruppi di fatti che combaciano con le loro opinioni polarizzate. È per questo che sono così preoccupato per il sensazionalismo nei media. 

Il team di Facebook sta quindi lavorando sul dare meno spazio al sensazionalismo nel tentativo di ridurre la polarizzazione delle opinioni. Uno dei mezzi illustrati da Zuckerberg si basa sulla tendenza, che a quanto pare non è soltanto italiana, di condividere un articolo senza averlo letto ma avendo soltanto dato un'occhiata al titolo. Conseguentemente, se si è meno inclini a condividere un pezzo dopo averlo letto è probabile che si trattasse di qualcosa di "normale" presentato con toni sensazionalistici.

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Sul versante opposto, se un contenuto viene condiviso dopo averlo letto, quello viene considerato un indizio di un'analisi approfondita e di buona qualità. Come spiegato da Zuckerberg, questa è una delle tecniche già utilizzate in seno a Facebook per cercare di ridurre la rilevanza del sensazionalismo nei news feed.

La diffusione dell'informazione (possibilmente corretta) tramite Facebook è però solamente uno degli obiettivi per il futuro messi in luce da Zuckerberg: il primo ad essere citato è quello della necessità di creare comunità che siano di supporto alle persone. L'aspetto principale è quello della necessità di creare relazioni online che possano contribuire a quelle offline, cioè nel mondo reale. 

C'è una vera opportunità di connettere più persone tra noi con gruppi che siano significative infrastrutture sociali nelle nostre vite. Oltre un miliardo di persone sono membri attivi di gruppi Facebook, ma la maggior parte non cerca autonomamente dei gruppi: sono gli amici ad invitarli o Facebook a suggerirli. Se potessimo migliorare i nostri suggerimenti ed aiutare a connettere un miliardo di persone con delle comunità significative, questo potrebbe rinforzare il nostro tessuto sociale.

Zuckerberg ha anche sottolineato il ruolo di Facebook nel tenere al sicuro i propri utenti; un esempio è quello della funzionalità Safety Check, che permette di far sapere ai propri contatti che si sta bene durante eventi come un terremoto o un'inondazione. Il social network vuole però andare oltre: "Possiamo costruire un'infrastruttura sociale che aiuti la nostra community ad indentifcare i problemi prima che accadano".

Per quando qualcuno sta pensando di suicidarsi o farsi del male, abbiamo costruito un'infrastruttura che dà ai loro amici gli strumenti per salvare la loro vita (...) Abbiamo costruito infrastrutture per lavorare con organizzazioni di pubblica sicurezza nel mondo quando siamo venuti a conoscenza di questi punti. Andando avanti, ci sono anche più casi per i quali la nostra community dovrebbe essere in grado di identificare i rischi connessi alla salute mentale, alle malattie o al crimine.

Il fondatore e CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, in compagnia della moglie, Priscilla Chan Il fondatore e CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, in compagnia della moglie, Priscilla Chan  Reuters/Stephen Lam

Il tema dell'inclusività viene trattato in relazione alla necessità di dar spazio a quante più voci possibili evitando però hate speech, discriminazioni, cyber-bullismo, censura e via discorrendo. Su un sito delle dimensioni di Facebook la cosa può risultare molto complessa ed è per questo che, nella sua lettera, Zuckerberg sembra quasi scusarsi con gli utenti per gli errori commessi in passato.

Questo è stato doloroso per me perché spesso concordo con quelli che ci criticano per il fatto di fare degli sbagli. Quasi mai questi errori avvengono perché le nostre posizioni ideologiche sono in conflitto con la community, ma si tratta invece di problemi operativi dovuti alle dimensioni [della piattaforma]. La filosofia che ci guida per gli standard della community è quella di provare a riflettere le norme culturali della community stessa. Quando siamo in dubbio, siamo sempre a favore della possibilità per la gente di condividere ulteriormente.

Sul versante pratico, questo significherà mettere in atto strumenti di verifica adeguati alla taglia oversize di Facebook, "anche se questo comprendesse costruire un sistema di voto a livello mondiale per dare agli utenti più voce e controllo"; ha scritto Zuckerberg, sottolineando come la speranza sia che questo modello fornisca esempi di come le decisioni collettive possano funzionare in altri aspetti della comunità globale".

Quest'ultimo aspetto emerge con forza quando il discorso passa al coinvolgimento a livello civico, un punto che Zuckerberg affronta in modo da far pensare che Facebook voglia diventare un movimento politico, o quantomeno una sorta di agorà globale dove discutere di temi riguardanti la società civile. Per far questo, il CEO utilizza per l'ennesima volta l'espressione "infrastruttura sociale", spiegando che dovranno esserne costruite due. 

La prima che incoraggi il coinvolgimento nei processi politici esistenti: votare, coinvolgersi con i problemi e con i rappresentanti politici, parlare apertamente ed a volte organizzarsi. Soltanto attraverso un coinvolgimento drammaticamente maggiore possiamo assicurare che questi processi politici riflettano i nostri valori.

La seconda riguarderà lo stabilire un nuovo processo per i cittadini nel mondo per partecipare ad attività decisionali collettive. Il nostro mondo è più connesso che mai, e ci troviamo davanti problemi globali che valicano i confini nazionali. Essendo la più grande community globale, Facebook può esplorare esempi di come il governo della community possa funzionare su larga scala.

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Non c'è quindi alcun dubbio che Zuckerberg si senta a capo di qualcosa di enorme, un'azienda che non rappresenta solamente i suoi dipendenti ma anche 1,8 miliardi di "clienti". E non c'è nessun dubbio neanche sul fatto che il multi-miliardario abbia in mano un potere di proporzioni gigantesche e di fatto senza precedenti nella storia dell'umanità.

Questo suo manifesto di Facebook potrà un giorno essere ricordato come un punto di svolta o come un lungo elenco di promesse mancate. Fatto sta che quelle promesse ci sono, sono state messe nero su bianco ed ora Zuckerberg dovrà tentare di rispettarle dalla prima all'ultima, nel tentativo di correggere tutti i difetti che indiscutibilmente affliggono il più grande social network al mondo.