Il ritorno della Francia in Ciad: una risposta alla Cina e un avvicinamento alla Russia

La Francia vuole ampliare nuovamente la propria influenza in Africa: l'obiettivo è stabilire Total in Libia?
Soldati di Chad
Alcuni soldati di Chad di fronte ad un edificio che era usato dai militanti di Boko Haram Reuters

21 milioni di persone colpite dalla violenza, 9,2 milioni che necessitano urgentemente di assistenza sanitaria, 2,6 milioni di profughi fuggiti dalla furia di Boko Haram la metà dei quali bambini al di sotto dei 5 anni: la vita attorno al lago Ciad, se di “vita” possiamo parlare, è messa a dura prova da una moltitudine di emergenze che stanno mettendo letteralmente in ginocchio una vastissima area sub-sahariana dell'Africa.

Sabato 28 gennaio 2017 Ségolène Royal, Ministro dell'ambiente francese, in visita a N'Jamena (Ciad) ha firmato un accordo per il ripristino dell'ecosistema del lago Ciad (distribuito tra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad) decretando di fatto il ritorno in pompa magna della Francia nella vastissima area del continente africano: il governo francese ha annunciato 1 milione di euro per rimboschire la zona, una delle aree umide più importanti di tutta l'Africa. La decisione francese di intervenire nell'area del lago Ciad, colpita duramente dai cambiamenti climatici che nel giro di pochi anni ne hanno completamente stravolto la vita, rientra negli accordi di Parigi sul clima, siglati nell'ambito della famosa COP21.

Pochi giorni fa inoltre la Commissione Europea ha annunciato un aiuto umanitario supplementare (40 milioni di euro) stanziato per le popolazioni del bacino del lago Ciad: “La crisi si sta aggravando” scrive Bruxelles in un comunicato “i bisogni umanitari sono in rapido aumento”. 22 milioni arriveranno in Nigeria, 7 in Camerun, 6 al Niger e 5 al Ciad.

Francia ed Europa però non sono gli unici interessati al grande bacino idrico: PowerChina, società cinese nel settore della produzione di energia, e la Commissione del Bacino del Lago Ciad (LCBC) hanno firmato un memorandum d'intesa, il 13 dicembre scorso, che punta a creare una grande infrastruttura idrica di trasporto e produzione energetica. L'obiettivo è preservare il lago Ciad: secondo la LCBC il progetto potrebbe trasferire 50 milioni di metri cubi di acqua ogni anno al lago, grazie alla realizzazione di una serie di dighe più a sud, nella Repubblica Democratica del Congo e in Repubblica Centroafricana. Ciò significherebbe 15-25 miliardi di kWh di energia idroelettrica e “aree irrigate per il raccolto o l'allevamento” tra i 50 e i 70.000 chilometri quadrati. La fine di ogni problema.

Ma come tutti sanno tra il dire (e il promettere) e il fare c'è sempre di mezzo qualche ostacolo: nel caso specifico più che del mare gli attori in scena dovranno temere la siccità, oltre che gli attentati e la lotta per il controllo delle fonti d'acqua.

Oltre all'interesse cinese (l'idea è in realtà italiana, si chiama Transacqua project ed è “molto appropriato per la situazione del lago Ciad” ha dichiarato Abdullah Sanusi Imran, segretario esecutivo dell'LCBC) che ha immediatamente convinto gli europei ad impegnarsi di più nell'area c'è un'altro aspetto molto importante da tenere in considerazione nel nuovo interesse francese in Ciad: Idriss Deby, Presidente del paese africano e dell'Unione Africana, durante una visita a Bruxelles durante la quale ha incontrato anche l'Alto commissario agli esteri Federica Mogherini, ha ribadito l'importanza di sostenere non il governo di Tripoli sponsorizzato dalle Nazioni Unite ma il generale Khalifa Haftar, alla guida della compagine di Tobruk (a sua volta sostenuta dalla Russia, dall'Algeria e, guarda un po', proprio dalla Francia).

Francia che, negli ultimi giorni, ha visto una febbrile attività in politica estera in collaborazione con il Ciad: il 18 gennaio, appena 10 giorni prima della visita del ministro Royal, il Ministero dell'Economia e delle Finanze di Parigi ha congelato i beni di Mahamat Nouri e Mahamat Ali Mahdi, oppositori politici del presidente ciadiano Deby. Il Ministero francese ha congelato i conti correnti dei due oppositori, che vivono in Francia, per un periodo cautelativo di sei mesi: attività sospette legate a potenziali attentati, scrive Libération. Ma sarà vero? I dubbi di analisti ed esperti sono maggiori, apparentemente, delle certezze dei funzionari ministeriali francesi.

Il Ciad, una delle porte d'ingresso alla Libia dei flussi migratori, si è apertamente schierato con la politica estera della Russia, ha avvertito di questo Bruxelles e apparentemente alla Francia interessa poco il colore dei suoi amici: l'importante, per Parigi, sembra essere ristabilire il proprio primato in nord Africa, sopratutto con la diplomazia petrolifera della Total. Inoltre, anche se il Ciad non è uno dei principali bacini di partenza di migranti è sicuramente un Paese in cui la crisi umanitaria si fa sentire maggiormente. I numeri sono lì a descrivere una situazione ben più grave di come appare.