Il Sud Sudan diventerà la Siria dell'Africa orientale?

di 13.02.2017 9:00 CET
Ribelli Sud Sudan
Miliziani della Jikany Nuer White Army, Upper Nile State, Sud Sudan. 10 febbraio 2014 REUTERS/GORAN TOMASEVIC

I ribelli sud-sudanesi hanno lanciato un avvertimento in merito al rischio di una nuova guerra regionale che potrebbe scoppiare in Africa orientale, dopo aver accusato l'Egitto di aver bombardato aree ribelli nello Stato dell'Alto Nilo, in Sud Sudan. Tali accuse sono state respinte sia da Il Cairo che da Juba, ma la tensione nella regione resta alta e anche i paesi vicini sono stati accusati ripetutamente di schierarsi nella guerra civile in corso.

Alcuni analisti hanno avvertito che il Sud Sudan potrebbe diventare una guerra per procura simile a quella verificatasi in Siria, con attori regionali ed internazionali sostenuti dalle varie parti in conflitto.

Il Sud Sudan è caduto nella guerra nel 2013, appena due anni dopo aver ottenuto l'indipendenza dal Sudan, quando il presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, ha licenziato il suo vice Riek Machar, diventato poi leader dei ribelli. Kiir e Machar hanno concordato diversi accordi di pace, l'ultimo dei quali firmato nell'agosto 2015, ma non riescono a controllare le proprie truppe, che hanno rotto ogni tipo di cessate il fuoco a partire dal 2014.

“Diversi attori regionali su ambo i lati mostrano i muscoli in quella che è diventata una guerra per procura per accaparrarsi risorse e posizioni strategiche” ha dichiarato a IBTimes UK David Otto, analista della sicurezza ed esperto di antiterrorismo alla TGS Intelligence Consultant britannica. “L'Egitto ha rigettato ogni richiesta e il Sud Sudan è diventato il campo di battaglia di una guerra per procura tra il Sudan e l'Egitto, nemici di lunga data con diverse questioni in sospeso”.

Quali paesi sono coinvolti nella guerra in Sud Sudan?

Kiir ha spesso accusato il Sudan di fornire logistica ed armi ai ribelli di Machar, cosa che Khartoum ha sempre negato.

A sua volta il Sudan accusa il vicino di ospitare ribelli del Darfur e membri dello SPLM-Nord (SPLM-N), un partito politico proibito e attualmente impegnato in un conflitto armato contro le truppe sudanesi negli stati del Sud Kordofan e Blue Nile.

Lo scorso dicembre il Sud Sudan ha richiesto a Khartoum di chiudere gli uffici del gruppo di opposizione del Movimento-in-Opposizione di Liberazione del Sudan (SPLM-IO). Tuttavia secondo quanto rivelato da un inviato sudanese a IBTimes UK il Paese ha contatti con ambo le parti coinvolte nel conflitto, giocatore chiave nel processo di pace che dovrebbe porre fine alla guerra civile.

L'Uganda ha avuto un ruolo importante nel sostenere il governo di Kiir sin dall'inizio del conflitto scoppiato nel 2013. Nel dicembre dello stesso anno Kampala ha schierato le proprie truppe dopo che Kiir ha avvisato che un gruppo di ribelli stava combattendo per prendere il controllo di Juba.

I ribelli sud-sudanesi sono stati inizialmente contrari alla presenza di truppe ugandesi nel Paese ma nell'agosto 2014 hanno deciso che quei soldati sarebbero potuti rimanere fino a quando non sarà istituita una forza di pace regionale. L'Uganda è stata criticata da molti per aver preso parte al conflitto ma Kampala ha sempre sostenuto di aver schierato le proprie truppe per proteggere i civili sud-sudanesi nel Sud e garantire la sicurezza lungo la frontiera con l'Uganda. Tuttavia alcuni civili sfollati sostengono che gli ugandesi erano unicamente interessati a dare protezione a Kiir.

L'Uganda, come previsto dall'accordo di pace del 2015, ha ritirato le truppe. All'inizio di quest'anno Kampala ha dichiarato di non aver più alcun interesse nello schierare truppe in Sud Sudan. Anche se l'Uganda è l'unico paese ad aver aiutato il Sud Sudan con i propri militari, il Kenya e l'Etiopia sono stati coinvolti nella mediazione tra le parti in conflitto.

Lo scorso anno il Kenya ha ritirato le proprie truppe dalla missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS), in risposta al licenziamento del capo missione, il tenente generale keniano Johnson Mogoa Kimani Ondieki, licenziato in seguito a un indagine delle Nazioni Unite in seguito ad accuse di inazione sulla protezione dei civili nel luglio 2016, quando circa 300 persone sono rimaste uccise nella capitale del Sud Sudan, Juba.

È stato anche detto che il Kenya potrebbe riprendere la missione di pace.

È possibile una guerra regionale in Africa orientale?

Otto ritiene che i continui scontri tra l'esercito e i gruppi ribelli del Sudan meridionale, unito all'incapacità di trovare un terreno comune per porre fine al conflitto, stia attirando interessi regionali.

“Questo potrebbe trasformare il Sud Sudan nella Siria regionale” ha dichiarato: “Le dimostrazioni di potere a livello regionale e gli interventi di guerra continueranno e saranno sempre più forti se il conflitto interno in Sud Sudan resta irrisolto. Questo non porterà necessariamente ad un nuovo conflitto tra Sudan ed Egitto, ma sono il segnale che arriveranno giorni ancora peggiori per il Sud Sudan, visto che l'ONU e l'UA non sono riusciti a stabilizzare il neonato stato”.

Harry Verhoeven, professore alla Georgetown University, ritiene invece che un conflitto regionale sia improbabile, nonostante tutto: “L'Egitto non entrerà nella grande guerra, non è finanziariamente in grado di sostenerla. Lo Stato non ha liquidità e né i sauditi né gli Emirati interverranno” ha dichiarato Verhoeven a IBTimes UK: “Salva Kiir opera strategicamente, ma tatticamente è in cerca di agganci politici e militari a breve termine e non di agganci importanti che potrebbero risultare ingombranti, come l'Arabia Saudita o l'Etiopia. Il Sudan avrebbe pochi vantaggi da qualsiasi conflitto regionale”.

Nonostante le recenti affermazioni fatte dai ribelli è presto per capire se scoppierà un conflitto regionale. Tuttavia le tensioni restano altissime nella regione e centinaia di migliaia di persone continuano a fuggire dal Sud Sudan, dove le Nazioni Unite hanno avvisato sul rischio genocidio in stile Ruanda.