Il tramonto della finanza UE: la Brexit sarà un disastro per la City di Londra, ma nessuno potrà prendere il suo posto

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Prime conseguenze della Brexit e del conseguente crollo della sterlina: nel Regno Unito aumentano i prezzi dei prodotti importati, inclusi quelli tecnologici REUTERS / TOBY MELVILLE

La più grande paura della City di Londra è che la Brexit provochi l’esodo della finanza fuori dai confini del Regno Unito. Si sommano giorno dopo giorno le voci dei grandi colossi della finanza pronti a fare i bagagli.

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La prospettiva di un’Hard Brexit, che fino a qualche mese fa sembrava cosa lontana, prende sempre più corpo e spinge i grandi della finanza a correre ai ripari. In caso di mancato accordo allo scadere dei due anni di negoziati, il Regno Unito sarà fuori dall’Unione Europea senza legami, senza accesso, per esempio, al mercato unico europeo. La finanza della City rischia di essere tagliata fuori dal mercato economico europeo e le grandi aziende vogliono farsi trovare preparate.

JPMorgan, Goldman Sachs, HSBC, UBS, Barclays, Deutsche Bank, Lloyd's, Citigroup: tutti i colossi mondiali della finanza, che hanno portato miliardi di investimenti e migliaia di posti di lavoro a Londra, si stanno preparando alla tempesta dell’Hard Brexit.

Ma dove sono dirette? Le banche d’affari annunciano di spostare dipendenti nelle sedi europee oppure di aprire ex novo un quartier generale fuori dal Regno Unito, in un Paese dell’Unione, in modo da tenere saldamente un piede all’interno dell’UE. Tra le città che potrebbero trarre maggior vantaggio da un’Hard Brexit ci sono Milano, Francoforte e Parigi. Ma il travaso di investimenti e posti di lavoro dal Regno Unito fuori dall’UE a questi Paesi non è così scontato. Se la City di Londra è diventata il centro nevralgico della finanza europea ci sono dei motivi ben precisi che comprendono un tessuto economico-produttivo particolare, ma soprattutto leggi e norme flessibili per le aziende e tasse contenute per le multinazionali. Parigi e soprattutto Milano sono considerate un incubo sul fronte della tassazione, della burocrazia e della giustizia, mentre Francoforte è troppo piccola per prendere il posto della City. Senza un cambio di passo, suggerito per esempio dal numero uno di Consob Giuseppe Vegas, Milano non sarà in grado di attrarre imprese e investimenti in fuga da Londra.

L’Hard Brexit spaventa la City


Non è ancora chiaro se si tratti soltanto di un cane che abbaia o se si davvero pronto a mordere. Nelle ultime settimane, da qualche il premier britannico Theresa May ha avviato il processo della Brexit, tutti i colossi della finanza europea con le radici a Londra hanno annunciato il trasloco o almeno il ridimensionamento nel Regno a vantaggio di altre piazze dell’UE.

La paura più grande per gli operatori della City è che si realizzi l’Hard Brexit, cioè l’uscita drastica del Regno Unito dall’Unione che significa anche la perdita del libero accesso al mercato unico europeo. I colossi della finanzia perderebbero così il passaporto europeo e la possibilità di operare su tutte le piazze dell’Unione.

Se sarà o no Hard Brexit si vedrà soltanto strada facendo. La scadenza per trovare un accordo su una miriade di tematiche diverse è fissata alla fine del 2018 per dare tempo ai parlamenti nazionali di approvare l’intesa in tempo per la dead line del marzo 2019. Intanto i colossi della finanza si organizzano dotandosi di un paracadute si sicurezza nel caso in cui Londra uscisse senza diritti dall’Unione.

I colossi di Londra fanno i bagagli


Secondo le stime circa 5.500 imprese con sede a Londra operano nel settore finanziario di tutta l’Unione europea per un valore di circa 9 miliardi di dollari di entrate. Secondo il think tank Bruegel, Londra potrebbe perdere 10mila posti di lavoro bancari e altri 20mila ruoli nei servizi finanziari.

JPMorgan ha già dato il via libera al trasloco. Nei giorni scorsi ha annunciato di aver avviato il trasferimento di centinai di banchieri da Londra a Dublino Francoforte e Lussemburgo. All’agenzia di stampa Bloomberg un dirigente di JPMorgan ha spiegato che la banca intende spostare centinaia di dipendenti nelle tre sedi all’interno dell’UE per prepararsi in caso di uscita di Londra dal mercato unico.

All’indomani dell’attivazione dell’articolo 50 del Trattato UE che prevede l’uscita di un Paese anche Lloyd's ha iniziato a preparare un piano B. Il colosso ha annunciato l’apertura di una filiale nel cuore dell'UE per evitare di trovarsi fuori dal mercato unico europeo.

L’ipotesi Hard Brexit preoccupa anche Goldman Sachs che ha annunciato lo spostamento di personale e investimenti da Londra verso altre città dell’Unione europea nel giro di un anno. Tra le papabili, indicati da un dirigente del colosso, ci sono Madrid, Milano, Parigi e Francoforte che potrebbe diventare la base stabile di Goldman Sachs in Europa.

Anche altre banche stanno preparando i bagagli. Il presidente di HSBC ha detto recentemente che stanno valutando l’ipotesi di trasferire circa mille ruoli a Parigi nel giro di un paio d’anni. Sono 4mila i posti di lavoro in Deutsche Bank che rischiano di essere trasferiti da Londra ad altre città europee.

Il numero uno di UBS invece, ha accusato il Governo britannico di non fare abbastanza per mantenere il comparto finanziario nella City. Anche il CEO di Barclays è intervenuto spiegando che la banca è pronta a fare partire il suo piano per il trasferimento entro sei mesi. Destinazione: Berlino. Infine, anche CNBC ha detto che dovrà trasferire centinaia di dipendenti.

Dove si sposterà la finanza UE?


Mentre i colossi della finanza abbaiano contro l’Hard Brexit, c’è anche chi smonta l’ipotesi di un esodo dell’industria finanziaria della City verso altre destinazioni. Secondo il think-tank dell’Adam Smith Institute, per esempio, nonostante la paura che si arrivi all’Hard Brexit, anche in caso di uscita dal mercato unico europeo non assisteremo ad un esodo delle imprese perché nessuna città europea è in grado di prendere il testimone di Londra.

Nessuno, per dimensione, leggi, tasse e regole è in grado di prendere lo scettro di capitale finanziaria europea.  

Come riporta Business Insider UK, Sam Bowman, direttore dell’Adam Smith Institute sostiene che "Francoforte è troppo piccola e Parigi è un incubo regolatorio per le multinazionali e le imposte sono troppo alte. Londra ha enormi vantaggi e il sistema regolatore britannico per la finanza è molto buono in termini relativi (ad altre grandi città dell'UE)”.

Stesso discorso può essere fatto per Milano. Anche l’Italia è considerata un incubo sotto il profilo burocratico e fiscale ed è difficile pensare che possa attirare i grandi colossi della finanza a meno che non si pensi ad un drastico cambio di passo.

Il numero uno della Consob Vegas sostiene che Milano possa avere una chance di diventare la nuova piazza finanziaria europea a patto che sia in grado di muovere le leve giuste. La città della Borsa Italiana, controllata da quella di Londra, avrebbe le carte in regola per attrarre investimenti e imprese, ma per poter approfittare della Brexit, secondo Vegas, è necessario che il Governo agisca su tre fronti - tassazione, amministrazione e giustizia – e introduca pacchetti di incentivi che chi ha i bagagli in mano. Considerate le capacità della politica italiana di cogliere le opportunità, è facile prevedere che, nel caso ci fosse l’esodo dalla City, la destinazione non sarebbe Milano.