Il Venezuela raschia il fondo del barile: ritirati 467 milioni di dollari dal FMI. Ecco tutte le grane di Maduro in vista delle elezioni

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro
Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro Reuters

Il Venezuela sta raschiando il fondo del barile della sua economia. A meno di un mese dalle elezioni del 6 dicembre, le casse del Venezuela, colpite dal crollo del prezzo del petrolio, sono quasi vuote. Così, per la terza volta nel 2015, è stato costretto a ritirare dal Fondo Monetario Internazionale 467 milioni di dollari portando il totale dei “prelievi” a 2,3 miliardi di dollari. Ma il disastro economico è soltanto una delle grane che Maduro deve affrontare in vista delle elezioni.

Venezuela: un’economia sull’orlo dell’abisso

In una situazione drammatica di grave recessione e basso prezzo del petrolio il Venezela cerca di migliorare la liquidità delle sue riserve facendo ricorso al FMI. Rispetto allo scorso anno le riserve di valuta del Venezuela di Maduro sono crollate del 25% a quota 15,4 miliardi di dollari.

Il Venezuela detiene una parte delle sue riserve presso il Fondo monetario internazionale in uno strumento denominato “diritti speciali di prelievo” (DSP), un paniere di valute internazionali costituito da euro, yen giapponese, sterlina e dollaro statunitense. Il ritiro di 467 milioni di dollari permette al Venezuela di utilizzare i fondi per le importazioni o per le scadenze del debito.

Il ritiro dal FMI è soltanto l’ultimo segnale di un’economia in profonda agonia. Il Paese è in recessione a causa soprattutto del crollo del petrolio da cui dipende il 95% delle sue esportazioni. Secondo il FMI nel 2015 l’inflazione sarà del 159% e il PIL risulterà in calo del 10%. Un vero e proprio disastro economico che al mondo è secondo soltanto alla Siria e fa temere un default nel 2016. I rendimenti dei bond governativi e l'inversione della loro curva segnalano un altissimo rischio default, stimato intorno al 90% da qui ai prossimi 5 anni anche se non si è ancora verificato il crollo definitivo.

In questa situazione il Venezuela stenta sempre più a ripagare i suoi debiti. La compagnia petrolifera statale PDVSA è riuscita a rispettare pagamenti per 4,2 miliardi di dollari in scadenza, ma potrebbe non farcela con la prossima scadenza in arrivo da 1 miliardo. Il presidente della compagnia petrolifera sta cercando di convincere coloro che detengono bond a rinviare il pagamento del debito almeno al 2018.

Il problema principale, infatti, è la liquidità sempre più scarsa, come testimonia il recente ritiro di riserve presso il FMI. DolarToday, che monitora il cambio sul mercato nero, indica che un dollaro vale all’incirca 842 bolivar, mentre stando al tasso ufficiale il rapporto sarebbe di 6,3. Il presidente Maduro, infatti, insiste per mantenere il cambio dollaro bolivar a 6,3, ma intanto l’inflazione – secondo Bank of America – sarebbe schizzata oltre il 133%. E mentre il presidente tiene il punto i beni di prima necessità continuano a scarseggiare nei supermercati, a cominciare da alimentari di base e farmaci.

Venezuela: le elezioni del 6 dicembre

Le prossime elezioni legislative in Venezuela si terranno il 6 dicembre, mentre la campagna elettorale si aprirà il 13 novembre si chiuderà il 3 dicembre. La data scelta per le prossime elezioni in Venezuela non è stata scelta a caso: il 6 dicembre del 1998, Chávez fu eletto presidente con il 56% dei voti. Ma nel 2015 la situazione sembra molto meno favorevole. La drammatica situazione economica del Venezuela non gioca certamente a favore di Maduro. Alcuni sondaggi, infatti, vedono i partiti di opposizione in vantaggio del 20%.

Il leader dell’opposizione Leopoldo López, in carcere da più di un anno, è in sciopero della fame per chiedere che le elezioni del 6 dicembre siano sorvegliate da enti internazionali. Le opposizioni, che hanno sollevato molti dubbi sulla regolarità delle elezioni, chiedono la presenza dell’Organizzazione degli Stati americani e dell’Unione europea.

Venezuela: le accuse a Maduro

A meno di un mese dalle elezioni, i dirigenti dell’opposizione venezuelana hanno denunciato il presidente Maduro e altri responsabili del governo per crimini contro l’umanità. L’opposizione si è rivolta alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, per la dura repressione delle proteste antigovernative scoppiate nel febbraio del 2014 che hanno visto la morte di decine di persone. Secondo le accuse il governo sarebbe responsabile della morte di 33 persone, di 638 arresti arbitrari sul totale di oltre 3mila e della tortura di 437 persone.

Infine, rientra nella cronaca più recente l’arresto di due nipoti di Maduro accusati di traffico di droga. Un’operazione dell'agenzia antidroga americana ha creato una nuova grana per il presidente: due nipoti di Cilia Flores, la moglie di Maduro, sono stati arrestati ad Haiti mentre trasportavano 800 chili di cocaina. Entrambi erano in possesso di un passaporto diplomatico dello Stato venezuelano.