Immigrazione: altro che solidarietà, ecco perchè la Germania accoglie i migranti (e dovremmo farlo anche noi)

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Un migrante viene identificato attraverso un numero al momento della sbarco a Catania REUTERS/Antonio Parrinello

Solidarietà, sensibilità e altruismo c’entrano ben poco, lo slancio all’accoglienza dei migranti mostrato da Angela Merkel ha radici e motivazioni molto più pragmatiche. E’ ovvio che la foto di Aylan il bambino morto sulla spiaggia di Bodrum, ha toccato le coscienze di molti in Europa, ma non è per le ragioni del cuore che sta prevalendo lo spirito dell’accoglienza, ma bensì per quelle del portafogli pubblico.

L’Europa è un paese che sta invecchiando velocemente. Il numero di anziani, pensionati che hanno bisogno di assistenza e recepiscono una pensione sta crescendo volecemente rispetto al numero dei giovani che entrano nel mondo del lavoro e pagano per il loro mantenimento. L’immigrazione è fatta di persone giovani, pronte a lavorare, a portare nel Paese di destinazione molto più valore aggiunto dal punto di vista economico di quanto non ricevano in termini di assistenza. Accogliere migranti, siano essi profughi o meno, significa per la vecchia Europa farsi un’assicurazione sui problemi economici futuri.

Secondo un rapporto della Commissione Europea sull’invecchiamento “l'indice di dipendenza degli anziani (persone di 65 anni o superiori rispetto a quelli di età compresa tra 15-64 anni) è previsto in aumento dal 27,8% al 50,1% nella UE nel suo insieme sul periodo di proiezione (ovvero al 2060). Ciò implica che l'Unione europea passerà da avere quattro persone in età lavorativa per ogni persona di età superiore ai 65 anni a circa due persone in età lavorativa per ogni anziano”.

Ciò significa che ci saranno solo due potenziali lavoratori per ogni pensionato, in calo da quasi quattro. Le proiezioni di bilancio a lungo termine mostrano che l'invecchiamento della popolazione costituisce una sfida per le finanze pubbliche dell'UE. L'impatto fiscale dell'invecchiamento è previsto essere alto nella maggior parte degli Stati membri, con effetti che diventeranno sempre più evidenti già nel corso del prossimo decennio.

La variazione della spesa pubblica legata all'età (pensioni, assistenza sanitaria, assistenza a lungo termine ed educazione) è prevista – secondo il rapporto - in aumento di quasi 2 punti percentuali del PIL tra il 2013 e il 2060.

L’invecchiamento della popolazione europea non è ancora diventato un vero e proprio problema, ma lo sarà tra qualche anno quando il sistema pensionistico diventerà insostenibile. Le soluzioni potrebbero essere diverse, ma molte impraticabili: aumentare ancora l’età pensionabile (ed avvicinarla sempre più all’età della morte); tagliare drasticamente gli assegni pensionistici in modo che siano necessari meno contributi dei lavoratori per il mantenimento dei pensionati; aumentare i contributi in busta paga e diminuire i salari netti dei lavoratori o aumentare il costo del lavoro che grava sulle imprese oppure, infine, allargare la platea della forza lavoro, ovvero le persone tra 25 e 60 anni che lavorano e pagano i contributi per sostenere la spesa pensionistica nazionale.

Secondo il rapporto della Commissione, l’UE avrebbe bisogno di 42 milioni di persone in più entro il 2020 e di 257 milioni entro il 2060 per mantenere gli anzini del Vecchio Continente. E visto che insieme all’aumento dell’invecchiamento stiamo assistendo anche al calo della natalità, l’unica soluzione per evitare il disastro fiscale è incrementare l’immigrazione, accogliere più forza lavoro possibile.

Anche perchè rispetto alla popolazione nativa, i migranti giovani e spesso con figli al seguito costano meno e valgono di più dal punto di vista economico, come sostiene Jean-Cristophe Dumont del dipartimento dell'Ocse che si occupa di immigrazione: "Il contributo degli immigrati all'economia è superiore a quanto essi ricevono a titolo di prestazioni sociali o di spesa pubblica".

Secondo i dati europei, la percentuale di italiani che lavora è pari al 67% della popolazione, mentre tra i migranti la percentuale è del 72%. “Quindi vengono a rubarci il lavoro!” sosterrà a questo punto qualcuno.

Ma stanto all'OCSE soltanto il 15% dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato, mentre nei settori in declino quasi due lavoratori su quattro sono stranieri. Detto in parole povere, nei settori ad alto sviluppo, dove la concorrenza è maggiore domina la presenza di italiani, mentre nei settori più “snobbati” dai nativi sono disposti a lavorare principalmente i migranti. Tra questi il settore agricolo, dove l’Italia mostra il peggio di sé con la pratica del caporalato o nell’assistenza agli anziani dove prevale la presenza di donne straniere.

Ma se i migranti fanno bene all'economia, qualcuno si chiederà perchè certi Paesi sono disposti ad accoglierli, mentre altri proprio non ne vogliono sapere. Anche in questo caso, la posizione politica riflette logiche economiche. Prendiamo l’esempio di Germania e Regno Unito.

La cancelliera tedesca è diventata una figura di spicco per la crisi dell’immigrazione dopo l’apertura delle frontiere e l’annuncio della quota di migranti che la Germania è pronta ad accogliere. Merkel accoglierà 500mila migranti l’anno “forse anche di più” per qualche anno, mentre in Gran Bretagna, David Cameron ha annunciato di accogliere 20.000 rifugiati siriani in cinque anni.

La ragione di questa disparità è semplice: la Germania ha bisogno di un afflusso di migranti per integrare la sua forza lavoro, mentre la Gran Bretagna ne ha molto meno bisogno. In questo senso il grafico della Commissione UE che mostra la variazione prevista dell'offerta di lavoro tra il 2013 e il 2060 per i Paesi europei è molto indicativo.

Percentage change in total labour supply between 2013 and 2060 Percentage change in total labour supply between 2013 and 2060  http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2015/pdf/ee3_en.pdf

Mentre la forza lavoro tra i 20 a i 60 anni è prevista in crescita nel Regno Unito, in Germania diminuirà fortemente soprattutto nel periodo dal 2023 al 2060.

La Germania, quindi, ha una forte ragione economica per accogliere migranti, una trasfusione di giovani lavoratori le cui tasse possono contribuire a sostenere la popolazione tedesca che invecchia. Nel corso degli ultimi anni in Germania, così come in Italia e in molti altri membri dell’UE si è registrato un forte calo della natalità. Crescono i vecchi, ma non ci sono abbastanza nascite per rimpiazzare i pensionati con lavoratori che pagano i contributi. Accettare migliaia di migranti per la Germania non significa soltanto essere compassionevoli con dei popoli in difficoltà, ma guardare anche a logiche economiche. Discorso che non è valido per la Gran Bretagna che invece, sta attraversando un boom della popolazione, solo a Londra lo scorso anno è salita di 122mila.

Insomma non si vuole negare la solidarietà mostrata nei giorni scorsi da Paesi come la Germania che è indubbia, ma non prendere in considerazione anche le ragioni economiche che stanno dietro l’accoglienza dei migranti sarebbe da ingenui. E per l’Italia significa essere ciechi, per usare un eufemismo.