Immigrazione: l'Unione Europea sceglie la linea della detenzione e dei respingimenti di massa

Immigrati in Ungheria
Immigrati in Ungheria Reuters

Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA il 27 febbraio 2017 l'Unione Europea starebbe per inviare una nuova racccomandazione ai Paesi membri, che saranno invitati a "detenere" i richiedenti asilo per i quali è previsto il rimpatrio, ad aumentare le risorse - cioè i soldi - per i rimpatri volontari e a tagliare le procedure burocratiche nazionali per accelerare le politiche di rimpatrio.

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La comunicazione con le nuove raccomandazioni in materia di rimpatri di migranti (volontari e non) è attesa per mercoledì 1 marzo, dopo il via libera definitivo dei commissari UE: per risolvere la “crisi” e “l'emergenza” immigrazione l'Europa sembra puntare tutto proprio sui rimpatri seguendo quello che è un modello internazionale (una ridicola offerta economica - un mese di stipendio di un operaio in UE - e il biglietto aereo) ma cercando di dare al tutto u' impronta europea.

Se sul mare è passata, nelle scorse settimane, la folle linea maltese che prevede i respingimenti con la creazione di una “linea di protezione” in mare, la formazione della Guardia Costiera libica e il rimpatrio immediato in Libia, con arresto, dei migranti recuperati in mare, sulle politiche terrestri la linea che l'Unione Europea sembra voler seguire è quella ungherese: giovedì 9 febbraio il governo ungherese ha annunciato un nuovo piano nazionale per ospitare tutti gli stranieri rifugiati e richiedenti asilo in dei container, che saranno raggruppati lungo la linea di confine. In quei giorni il primo ministro Viktor Orban, che in passato è stato protagonista di aperte polemiche con Bruxelles sulle politiche anti-immigrazione fortemente respingenti di Budapest, ha anche affermato di essere in un “conflitto aperto” con il blocco dei 28 Paesi membri dell'UE.

Un conflitto che tuttavia non impedisce a Bruxelles di adottare politiche migratorie di “accoglienza” sempre più liberticide: in questo senso l'accordo UE-Turchia è stato solo il preambolo di quello che sta delineandosi come il sistema di accoglienza comune in tutta l'Unione Europea, un sistema che segue una linea politica chiara che è tutto fuorché accogliente. Dopo l'accordo UE-Turchia infatti l'Europa si è interrogata molto su come gestire i migranti già arrivati in Europa, su come gestire l'esodo biblico dal nord della Libia attraverso il Mediterraneo, su come affrontare le sfide dell'integrazione dei migranti, domande alle quali Bruxelles non è mai riuscita a dare risposte efficaci ed unitarie.

Nelle lunghissime discussioni sul tema l'Europa ha scelto di non scegliere fino a quando la situazione non è diventata insostenibile: e così, seguendo con assordante silenzio la linea dettata dal semestre europeo di Malta, Bruxelles ha deciso di riproporre il criminogeno accordo con la Turchia adattandolo ad una realtà che è ancora peggiore di quella turca, la Libia. Respingimenti, rimpatri, formazione e guerra civile, l'UE oggi spazza sotto al tappeto le vite umane che chiedono protezione e invocano salvezza.

Ma, se possibile, si può fare anche di peggio: l'Ungheria infatti sarà pure ai ferri corti con l'Europa ma quest'ultima sembra invece incline a seguire, con ritardo, le scelte politiche della destra ungherese al governo in materia di politiche migratorie. Inizialmente Orban si è rifiutato di partecipare al programma di redistribuzione dei migranti in tutta l'UE secondo quote prestabilite ma poi è successo che anche chi aveva dato la propria disponibilità, come l'Austria o come la Francia per fare due esempi, non ha fatto seguire i fatti alle buone intenzioni, accodandosi quindi in maniera ipocrita alla posizione dell'Ungheria. Poi Orban ha annunciato l'allungamento e il rafforzamento del muro lungo il confine ungherese, questa cosa è stata criticata da tutti coloro i quali fossero più a sinistra del nazifascismo ma poi abbiamo assistito alla costruzione del muro a Calais, al Brennero e un po' in tutta l'Europa.

L'ultima del primo ministro ungherese riguarda appunto i rimpatri e i centri di detenzione per migranti in attesa di rimpatrio e risale nemmeno a un mese fa: criticata fino allo sfinimento, anche da qualche cancelleria europea, oggi quel piano è diventato ipocritamente un bene comune per tutti e 28 i membri dell'UE. E questo nonostante il 24 febbraio la ong Human Rights Watch abbia scritto una lettera alla Commissione europea chiedendo di intervenire.

“Rimuoveremo la libertà di movimento, [i migranti, ndr] potranno restare solo in un luogo designato appositamente per loro” ha dichiarato alla stampa Janos Lazar, a capo dello staff del premier Orban: “Questo luogo sarà il confine di Stato, dove saranno sistemati dei container adeguati per accogliere 200-300 persone. I migranti dovranno attendere lì la decisione giuridicamente vincolante sulla loro situazione”. Nello specifico, secondo quanto ha spiegato a IBTimes Italia un funzionario governativo ungherese, il governo di Budapest intende sfruttare le fasce di territorio al confine comprese tra il filo spinato e la recinzione, zone già fortemente militarizzate.

“La Commissione UE non può stare a guardare mentre l'Ungheria si fa beffe del diritto comunitario” ha dichiarato Benjamin Ward di HRW: “L'uso delle zone di transito come centri di detenzione, costringendo i richiedenti asilo che già si trovano in Ungheria a tornare nella parte serba della recinzione, è abusivo, inutile e crudele”. Ecco perché, probabilmente, nel silenzio generale Bruxelles sembra guardare alla soluzione ungherese come alla panacea di tutti i mali. L'ipotesi vede sicuramente un ampio consenso, visto che pochi giorni fa il leader leghista Matteo Salvini, intervistato a Di Martedì su La7, ha sfoderato nuovamente l'ipotesi dei centri di detenzione temporanea anche in Italia, causa già perorata dalla Lega quando al Ministero degli Interni c'era Roberto Maroni e la legge sull'immigrazione si chiamava Bossi-Fini.

Sono oltre 7.000 i richiedenti asilo e i migranti bloccati in Serbia, lungo il gelido confine con l'Ungheria (e con l'Unione Europea), spesso in condizioni disumane. Attualmente le autorità ungheresi ammettono l'ingresso nelle zone di transito a 25 persone ogni settimana e delle quasi 30.000 richieste di asilo presentate nel 2016 Budapest ha concesso protezione solo a 425 persone.

Certo, la legge ungherese è particolarmente pericolosa perché inasprisce anche le procedure di richiesta di asilo, complica enormemente l'iter burocratico che deve attraversare il richiedente prima, la sua domanda poi e il processo decisionale alla fine di tutto. Beffa delle beffe, il governo di Budapest sta ragionando anche su una disposizione che permetta di coprire i costi della detenzione temporeanea tramite non meglio descritte “attività” che i richiedenti asilo debbono svolgere.

“Il sonno della ragione genera mostri” è un'acquaforte realizzata nel 1797 da Francisco Goya che racconta proprio questa spirale al ribasso. L'Europa da decenni non era così narcotizzata: nel dicembre 2015 la Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Ungheria proprio a causa della legislazione ungherese in materia di diritto d'asilo ma non solo non è scattato nessun procedimento ma, alla luce di quanto ne sappiamo oggi, sembra quasi che Bruxelles abbia approfittato di questi mesi per assorbire il peggio del peggio delle leggi anti-immigrazione ungheresi.