Immigrazione nel calcio. La tratta dei talenti africani nell’Europa milionaria

Fasi di gioco durate la partita di Coppa d'Africa tra Mali e Camerun
Fasi di gioco durate la partita di Coppa d'Africa tra Mali e Camerun Reuters

La prepotente attualità del tema immigrazione, sfocia anche nel dorato mondo del pallone. Tanti, tra le milioni di persone che cercano di fuggire da un continente africano pieno di guerre e carestie, nonché di totale assenza di lavoro, sarebbero disposti a giocare a calcio anche gratis pur di approdare in Europa, eppure questo non avviene. Anche in un continente turbolento economicamente, i pochi ricchi si spartiscono un mercato calcistico fiorente. In Africa i talenti, seppur grezzi, che giocano a calcio, sono molti. Le maggiori società di Scouting e anche ricchi procuratori privati, vanno ad assicurarsi i cartellini di tutti i possibili giocatori appetibili, fin da tenera età, per poi avere in mano il potere di rivendere alle squadre europee. Parallelamente a questo si è sviluppata una vera e propria tratta di giovani calciatori africani che diventano schiavi.

Secondo quanto riportato all’articolo 19 del Regolamento Fifa: “I trasferimenti internazionali dei calciatori sono consentiti solo se il calciatore ha superato il 18esimo anno di età”. Quindi non si potrebbe acquistare calciatori minorenni. Le eccezioni però esistono e sono ad esempio, se il giocatore ha compiuto i 16 anni e sia all’interno della UE o dell’AEE (sentenza Bosman), oppure se i genitori del ragazzo si sono trasferiti nel paese del club, per motivi indipendenti dal calcio. Infine ancora se c’è un accordo di collaborazione tra le accademie giovanili dei due club, fornendo vitto, alloggio e istruzione. In questo ultimo periodo si è aggiunta anche la possibilità di firmare un contratto per i richiedenti asilo, poiché arrivando anche illegalmente in Europa (ad esempio su un “barcone”), lo status di richiedente asilo, parifica ai diritti di qualsiasi cittadino europeo, quindi si può procedere al tesseramento da parte di un club.

Ne viene da se che a queste eccezioni si appoggia e sviluppa il mercato nero, la tratta dei giovani calciatori africani che poi di fatto, diventano schiavi. Vengono falsificati i documenti dei ragazzi, fabbricati falsi attestati in cui risulta che i genitori lavorano in Europa. Questi “falsi procuratori” adescano bambini nei loro paesi di origine e chiedono soldi alle famiglie in cambio della promessa di un futuro nel calcio. Sfruttando le debolezze della difficoltà economica diffusa in molti villaggi e piccole cittadine africane. La bella favola del bambino che da piccolo inizia a giocare a pallone e riesce a fuggire dalla povertà e ad aiutare tutta la sua famiglia. Poi però invece di portarli ai provini, li portano in campi di lavoro. Nella migliore delle ipotesi il provino viene davvero effettuato, con volo per l’Europa a carico delle famiglie del talento, ma poi se non vengono ingaggiati, vengono lasciati soli, senza soldi e senza possibilità di tornare a casa.

Davvero orribile. Le famiglie si indebitano per inseguire il sogno del proprio figlio, i finti procuratori si arricchiscono e poi spesso, non c’è nessuno ad attendere i ragazzi all’aeroporto di destinazione, che sia in Francia, Italia o Belgio. I giovani non riescono a tornare più a casa e sono costretti a costruirsi una vita, lavorare, da minorenni, in un paese straniero. Ad altri va anche peggio. I finti procuratori si accordano con la malavita locale della località di arrivo e vengono prelevati in aeroporto e sfruttati per il lavoro minorile in nero. Infine il peggiore dei casi, i piccoli vengono solo scortati ai punti di imbarco delle “navi della speranza” e poi lasciati al loro destino. Su quei bambini, tra speculatori, finti procuratori, agenti di squadre minori e Dg/Ds di club europei, malavita organizzata, si basa ormai una micro economia che fa guadagnare tutti, meno la famiglia del giovane calciatore.

Forse sarebbe il caso da parte degli organi ufficiali calcistici africani ed europei, di iniziare a monitorare quanto accade in Africa. Qualcosa che vada oltre lo sfruttare, ma costruire. Per un Francis Amuzu (guarda il video qui sotto), che arriva a giocare la Uefa Youth League con l’Anderlecht, ce ne sono tantissimi che non ci riusciranno mai, solo perché non conoscono le persone giuste o sono stati truffati. Per una volta il calcio potrebbe essere il simbolo di integrazione, anziché il simbolo della ricchezza di pochi.

Una parentesi doverosa, quando si parla di mercato calcistico africano, va poi fatta sull’età reale dei calciatori. Più un calciatore è giovane e più il suo valore in prospettiva cresce, ma come accertare davvero l’età di un calciatore di origini africane? Molte volte si è parlato di come sia difficile credere che un giocatore come Minala (guarda il video qui sotto), di cartellino Lazio ma al Bari, sia un appena maggiorenne. Fisicamente molto dotato, col corpo già formato di un adulto, eppure sul suo documento si legge 24 agosto 1996. Spesso viene da chiedersi, ma il documento sarà autentico? Di sicuro in molte zone dell’Africa le anagrafi digitalizzate non esistono. Come non c’è la rete di circoscrizioni che in Europa usualmente rilasciano documenti. Quindi capita spesso che la data di rilascio del documento d’identità, diventi la data di nascita registrata. Attenzione non stiamo dicendo che sia il caso di Minala, ma che ci sono parecchi casi del genere.

La Francia e il Belgio, sono tra i maggiori esportatori di talenti africani. Un po’ per le facilitazioni dovute alla lingua, infatti in molti paesi del continente africano il francese è la seconda lingua, un po’ per la maggiore interculturalità della società attuale. A volte il maggiore peso di una squadra in un campionato incide addirittura sugli acquisti. Anderlecht e Club Brugge, due tra le maggiori squadre Belga, hanno ormai un sistema oliato per acquistare e ottenere le documentazioni per i giocatori dall’Africa. La burocrazia che a volte potrebbe essere lunga, non lo è per loro. In alcuni casi le due squadre hanno fatto valere il loro peso, ostacolando i trasferimenti di talenti in squadre minori del Belgio. Analogamente in Francia, più una squadra è potente calcisticamente, più ha diritto di prelazione sui talenti.

Si sta percorrendo la via sbagliata. Il peso dei milioni europei delle squadre di calcio dovrebbe farsi sentire nell’integrazione. Nella creazione di scuole calcio internazionali e interculturali, dedicate alla crescita professionale di giovani calciatori africani che un giorno potrebbero trovare spazio nel mondo del calcio europeo. Bisognerebbe per una volta pensare meno agli introiti economici, provare a fare qualcosa per questi esseri umani in difficoltà. Magari grazie al calcio, diminuirebbe di molto il numero di morti in mare o via terra durante i fenomeni di migrazioni di massa. Magari grazie al calcio diminuirebbe addirittura il fenomeno stesso.