Incandidabilità, Cancellieri: “Legge operativa per Elezioni 2013”. Fuori solo i condannati definitivi

di 04.12.2012 9:11 CET
Cancellieri
Il ministro Anna Maria Cancellieri Reuters

Una legge sull'incandidabilità che terrebbe fuori solo i condannati definitivi. E' questo ciò che filtra dal Viminale che pare voler presentare un decreto dalle maglie molto, troppo larghe. Sempre che si faccia in tempo e si voglia votarlo.

Rimarebbero fuori da Montecitorio e Palazzo Madama (ma nel decreto potrebbe essere inserita l'estensione a tutte le cariche elettive) solo i condannati definitivi (in Cassazione) per i delitti che comportano una pena superiore ai quattro anni (che prevedono dunque la custodia cautelare) e per i pregiudicati di mafia, terrorismo, corruzione e concussione.

 "Per la delicatezza della materia abbiamo rinviato il decreto sulla incandidabilità dei condannati riservandogli un Cdm ad hoc, era necessario per affrontare questo tema significativo e urgente per poter affrontare le elezioni con le nuove norme". Così si è espressa il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri su Radio Uno.

Attualmente in Parlamento siedono una ventina di condannati definitivi. Tra questi Aldo Brancher, Massimo Maria Berruti, Giulio Camber, Giuseppe Ciarrapico, Antonio Del Pennino, Marcello Dell'Utri (false fatture, la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa non è defintiva), Marcello De Angelis, Renato Farina, Giorgio La Malfa, Umberto Bossi, Roberto Maroni, Enzo Carra.  Secondo i criteri sopra citati non si capisce se il finanziamento illecito verrà considerato "corruzione" (è il caso di Bossi e La Malfa). Nè come ci si regolerà con chi ha patteggiato (Del Pennino, Dell'Utri).

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