India e Pakistan si puntano i missili nucleari l'una contro l'altro

Missile India
Un missile nucleare Agni V della Difesa indiana durante la parata del giorno dell'Indipendenza a Nuova Delhi, India, 26 gennaio 2013. REUTERS/B Mathur

La nuova corsa agli armamenti nucleari non è solo una gara a due tra Stati Uniti e Russia, che anzi da un lato aumentano la deterrenza nucleare e dall'altro annunciano un parziale disarmo, ma è sopratutto la partita di scacchi atomici tra India e Pakistan. Quella in Asia meridionale gli esperti la definiscono “la corsa agli armamenti più pericolosa del mondo”, anche perché le amicizie dei vari paesi allargano il campo all'intero globo terrestre.

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La corsa agli armamenti nucleari nell'Asia del sud non ha radici profonde come quelle americana o russa ma si inserisce in una storica e prolungata rivalità tra le due nazioni asiatiche: storicamente la corsa al nucleare dell'India è stata sostenuta dalla ex-Unione Sovietica prima e dalla Russia oggi mentre il Pakistan è stato supportato nelle sue mire nucleari principalmente dalla Cina. Gli Stati Uniti invece hanno sempre fatto la parte dell'attore bifronte, giocando una doppia politica a seconda delle convenienze del momento e degli scenari geopolitici correnti.

Oggi, da una parte all'altra, i missili nucleari sono puntati gli uni contro gli altri. Entrambi i paesi hanno portato a termine, negli ultimi tempi, numerosi test missilistici e ridefinito i sistemi per le implementazioni: l'obiettivo indiano è in realtà duplice, minacciare il Pakistan da un lato e scoraggiare la Cina dall'altro (Pechino è ritenuta da Nuova Delhi un nemico), mentre l'obiettivo di Islamabad è sviluppare tecnologie nuove e nuovi sistemi di armamenti in risposta proprio all'India. Grazie a questa forza propulsiva, che tutto sommato attiene ad un gioco al rincorrersi, la corsa agli armamenti nucleari di India e Pakistan ha raggiunto dimensioni davvero preoccupanti.

Il Pakistan si è dotato dei missili da crociera marittimo Babur-3, una variante dei Babur-2 che sono missili terrestri, con una gittata di 450km, mentre l'India nel suo arsenale nucleare vanta i temibili K-4 e il K-15, missili balistici a raggio medio e lungo capaci di viaggiare fino a 3.500km. L'India ha inoltre messo a punto, recentemente, un sottomarino nucleare che si crede già operativo e in grado di lanciare siluri nucleari, oltre a diversi modelli di aerei già operativi nell'aeronautica indiana su modello dei Mirage e dei Rafale francesi, in grado di lanciare missili nucleari. Insomma, la corsa di Nuova Delhi agli armamenti nucleari mostra prestazioni da decatleta.

In tal senso l'India è avvantaggiata sul Pakistan per quanto riguarda la corsa al nucleare: Islamabad non ha ancora sviluppato basi marittime per il lancio del proprio arsenale atomico e in generale la vera forza del Pakistan sta nella riserva di armi nei suoi magazzini più che nella tecnologia in fase di sviluppo. Se l'India ha una “triade nucleare” attiva (terra, aria e mare) questa manca completamente al Pakistan, che tuttavia riesce ugualmente a fare leva con il proprio arsenale sulle mire espansionistiche indiane. E la tensione sale sempre di più.

Anche se il Pakistan non è dotato dello stesso consistente arsenale dei vicini indiani ciò non significa necessariamente che sia in una posizione svantaggiata rispetto all'India: le sue testate nucleari sono progettate per l'uso in battaglia, anche perché nel caso di invasione dell'India bisogna considerare che l'esercito di Nuova Delhi è molto più numeroso di quello di Islamabad. E questo da adito all'immaginare scenari catastrofici di guerra totale.

Secondo il New York Times l'India potrebbe presto prendere in considerazione l'idea di consentire attacchi nucleari preventivi diretti verso l'arsenale del Pakistan, ma resta fermo uno dei punti saldi della dottrina nucleare di entrambi i paesi: mai attaccare per primi. Un punto essenziale e che mantiene la situazione praticamente congelata da anni.

Tuttavia in entrambi i paesi la dottrina nucleare è, almeno dal 2011, al centro di discussioni importanti nel cuore della Difesa di entrambi i Paesi: opinioni personali di chi le pronuncia, come il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar che si è detto più volte disposto a rivedere la dottrina nucleare indiana.

Bisogna però inquadrare le cose per quelle che sono, ipotesi. E ragionare su quelle: in caso di attacco nucleare infatti difficilmente l'obiettivo dei missili di entrambi saranno le città e i civili. Molto più probabile invece che il primo obiettivo di un lancio nucleare siano gli armamenti del nemico, ma questo potrebbe far saltare la dottrina e la deterrenza reciproca. In un mondo dove uno degli uomini più potenti è Donald Trump, che non ha mai negato il proprio favore ad un riarmo nucleare, gli equilibri in questo senso sono sempre più precari.

In realtà è un cane che si morde la coda e non si sa fino a quando lo farà: la corsa agli armamenti ha scatenato in entrambi la paura di subire un primo attacco. Il Pakistan ha così intrapreso una massiccia proliferazione nucleare al fine di usarla come deterrente verso l'India la quale, a sua volta, si è sentita in dovere di tenere il passo. E di superare i vicini di casa. Ad oggi in entrambi i paesi i missili si trovano in un luogo e le testate in un altro e, dicono gli esperti, bisognerà tenere d'occhio gli spostamenti per capire se ci sarà mai un'inasprimento di questa guerra “fredda”.

Gli arsenali però prima o poi si deteriorano, diventano obsoleti, rappresentano insomma investimenti “a perdere”. E se a qualcuno, per non sprecare, venisse in mente di usarli? L'ipotesi è lontana ma va comunque tenuta in considerazione, che nella mente umana non si sa mai dove porti il ragionamento dei folli: i leader pakistani vedono la guerra convenzionale con l'India come una minaccia ancora esistente e il Pakistan è disposto ad assumersi il rischio nucleare tanto quanto lo è l'India, forte della consapevolezza di essere il leader della regione in tal senso.

Un'altra possibilità è che si sia in una fase “reaganiana” del nucleare nel cuore dell'Asia: una corsa agli armamenti sulla falsariga di quella degli Ottanta tra Stati Uniti e Russia, con il crollo di uno dei due e la vittoria finale dell'altro senza colpo ferire. Al netto degli enormi problemi di sicurezza interna che hanno oggi entrambi i colossi asiatici.