India: il governatore della Banca centrale Rajan lascia per l'ostilità del governo. E ora?

India-Cina
Le bandiere della Cina e dell'India apposte sopra un tavolo di discussione dell'ultima riunione dei Brics. Reuters

A sorpresa, il governatore della banca centrale indiana, Raghuram Rajan, getta la spugna. Gli attriti con il governo di Narendra Modi e i feroci attacchi da parte del Bharatiya Janata Party, il partito di maggioranza del Parlamento, hanno convinto il più noto economista indiano al mondo a lasciare il timone della Banca centrale di Mumbai. L’annuncio delle dimissioni è stato accolto dagli osservatori internazionali con sorpresa e preoccupazione per il futuro delle Banca centrale indiana sulla cui poltrona il premier Modi sembra voler mettere un governatore più flessibile e sensibile alle richieste del governo. Ma chi sarà all’altezza di guidare la politica monetaria della terza economia dell’Asia?

Rajan e la Banca centrale indiana

Rajan è alla guida della Banca centrale indiana dal settembre 2013. Professore all’università di Chicago, è stato economista presso il Fondo Monetario Internazionale da cui lanciò, nel 2005, l’allarme sull'imminente crisi finanziaria nata dagli Stati Uniti.

Chiamato dal precedente governo indiano alla guida della Banca centrale indiana, Rajan ha appena annunciato di voler lasciare l’incarico al termine del suo mandato che scade il prossimo 4 settembre e di voler tornare a dedicarsi al mondo accademico. In questi anni alla guida della Bank of India, Rajan ha rappresentato un figura importante per l’economia indiana e non solo. Ha combattuto l’inflazione riuscendo, però, a spingere la crescita del PIL del Paese. Ha denunciato il capitalismo clientelare mettendosi contro i grandi gruppi industriali del Paese e spinto per risanare l’inefficiente sistema bancario indiano, sempre più appesantito dai crediti in sofferenza.

Ma Rajan non ha parlato soltanto di economica dalla poltrona della Banca centrale indiana: ha criticato la politica corrotta del Paese, ha chiesto maggior libertà di espressione e di religione. Insomma è stata una figura “ingombrante” per un governo poco avvezzo alle critiche e in cerca di tassi bassi per rilanciare la crescita economica senza la fatica di dover fare le riforme utili alla competitività del Paese.

L’addio di Rajan è arrivato come un fulmine a ciel senero per gli investitori e osservatori internazionali. Cresce il nervosismo degli investitori indiani che sollevano dubbi sull’impegno del governo indiano di portare a termine le riforme promesse per il rilancio e la modernizzazione del Paese. Secondo gli analisti internazionali le dimissioni di Rajan avranno delle conseguenze per l’India.

Le critiche del governo

Dopo l’ultimo confronto con il governo, Rajan ha annunciato la proprie dimissioni. Il governo è arrivato ad accusare Rajan di “non essere del tutto mentalmente indiano” perché conserva ancora la Green card che aveva ottenuto per andare a lavorare a Chicago. Rajan è anche accusato di appartenere al gruppo dei 30, che si occuperebbe “di difendere la posizione dominante degli Stati Uniti nell’economia globale” e di fare gli interessi della finanza internazionale a scapito di quelli del proprio Paese.

In realtà il governo indiano ha fatto di tutto per sbarazzarsi di Rajan perché mentre il premier Modi avrebbe voluto un taglio dei tassi di interesse per spingere la crescita del Paese, il governatore della Banca centrale indiana ha insistito per tenere i tassi alti. Subramanian Swamy, ex ministro del Commercio, ha accusato Rajan di aver “strangolato le piccole e medie imprese” e di aver distrutto l’agricoltura indiana a causa dei tassi di interesse troppo alti. Ma in India sono in molti a sostenere che Modi considerasse il governatore della Banca centrale indiana un suo diretto concorrente per la guida del Paese.  

Il progetto del premier Modi è di mettere alla guida della Bank of India una persona più “disponibile” nei confronti del governo e una figura meno ingombrante di Rajan, ma secondo gli osservatori internazionali sarà difficile trovare in India una persona all’altezza del compito. Tra i possibili candidati alla successione di Rajan ci sono l'attuale vice Urjit Patel; il presidente di State Bank of India, Arundhati Bhattacharya; il capo economista del ministero delle Finanze, Arvind Subramanian; e il segretario del ministero degli Affari economici Shaktikanta Das.

L’economia indiana corre oltre la Cina

Il ruolo del governatore della Banca centrale di Mumbai è fondamentale per la crescita del Paese, terza economica dell’Asia. L’India ormai corre più della Cina, nonostante il rallentamento dell’economia mondiale. Il prodotto interno lordo dell'India, che il governo misura dal 2015 a prezzi di mercato cioè in linea con le economie sviluppate, è cresciuto nel trimestre gennaio-marzo (che chiude l’anno fiscale 2015-2016) del +7,9% in ulteriore miglioramento rispetto al 7,2% del trimestre precedente e di oltre un punto superiore alla crescita cinese che si ferma sotto la soglia del 7%.