Industria 4.0 e le barricate dei tassisti: perché l’Italia parte già sconfitta nella quarta rivoluzione industriale

Taxi
Taxi, pronti incentivi per 500.000 euro a Milano. Flickr

Siamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale, una fase storica trainata dalle nuove tecnologie che porterà ad un cambio profondo della società e dei paradigmi produttivi. Internet, cloud, connettività, analisi dei dati e cyber sicurezza sono i tasselli di un nuovo puzzle che nel giro di pochi anni sostituirà il precedente fatto da catene di montaggio e carte bollate.

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Tutti i settori, dall’industria alla pubblica amministrazione, saranno travolti con milioni di posti di lavoro persi per l’inutilità di figure professionali diventate obsolete e altri milioni creati grazie a mansioni ad oggi ancora (semi)sconosciute.

È una rivoluzione di cui, per fortuna, si è accorta anche l’Italia: nella legge di bilancio il Governo ha inserito 13 miliardi di finanziamenti per i prossimi 7 anni, ha prorogato il super e introdotto l’iper ammortamento per l’acquisto di beni tecnologici da parte delle imprese. Proliferano convegni e workshop sull’Industria 4.0 e le Università iniziano ad interrogarsi su come formare giovani all’altezza del mondo del lavoro di domani.

Peccato che, stando così le cose, mantenendo cioè la mentalità di oggi, l’Italia di fronte alle sfide dell’Industria 4.0 parte già sconfitta. Mentre nel mondo si testano droni volanti in grado di trasportare clienti e macchine che si guidano da sole, in Italia impazza la questione dei taxi in lotta con Uber. Se l’Italia non si scrolla di dosso il suo attaccamento storico alle corporazioni nessuna rivoluzione industriale potrà mai fare presa e il rischio è quello di arrivare all’inevitabile appuntamento con il futuro totalmente impreparati.

La guerra Uber-Taxi

Della guerra tra Taxi e Uber abbiamo già ampiamente detto. A febbraio i tassisti sono scesi in piazza contro un emendamento introdotto al Decreto Milleproroghe che secondo il popolo dei taxi liberalizza altri servizi di trasporto come la famigerata Uber danneggiando il loro lavoro.

Il Governo ha fatto un passo indietro promettendo, entro un mese, la presentazione di un testo per la riorganizzazione del settore dei trasporti. Parziale liberalizzazione per l'attività di noleggio con conducente, il riconoscimento ufficiale delle app e un possibile aumento delle licenze: sono i punti principali del testo già rispedito al mittente dalla categoria.

Il mondo dei taxi è normato da una legge vecchia 25 anni e che non ha più alcun contatto con la realtà, ma ogni tentativo di cambiamento si scontra con l’indisponibilità dei tassisti a trovare un compromesso. Intanto il mondo è cambiato e i tassisti protestano contro nuove tecnologie e servizi che non possono fermarsi davanti ad uno sciopero.

Su una cosa però i tassisti hanno ragione: vogliono veder tutelato il proprio investimento. In Italia le licenze sono contingentate e la vita lavorativa dei tassisti ruota intorno al possesso della licenza: un documento costato da un minimo di 50-60mila euro fino a 300mila euro.

In realtà negli ultimi anni il valore delle licenze è calato per quello che gli esperti chiamano “effetto Uber”: secondo uno studio della New York City Taxi and Limousine Commission negli ultimi tre anni a New York il valore delle licenze taxi individuali è crollato di oltre il 50%. E anche in Europa, l’affacciarsi di nuove soluzioni sta svalutando le vecchie licenze.

Liberizzare tutti i nuovi servizi di car sharing, car pooling, noleggio con autisti e via dicendo vorrebbe comunque dire spazzare via il valore delle licenze e la garanzia di guadagno per i tassisti. È questo il nodo da sciogliere: fare largo all’inevitabile progresso, senza però mettere in ginocchio chi c’era prima.

Tale compito spetta alla politica che però, brancola nel buio di fronte a nuove esigenze e vecchi diritti. E’ necessario aprire il mercato a nuovi servizi più efficienti e utili ai consumatori, abbattere gli ostacoli all’innovazione tecnologica trovando, allo stesso tempo, una forma di compensazione per chi c’era prima.

Tentare di fermare la rivoluzione tecnologica è come cercare di fermare il vento con le mani. I tassisti faranno le barricate anche contro le auto senza guidatore o contro i droni che sono già realtà in alcuni Paesi? Stiamo affrontando oggi problemi di ieri, senza renderci contro che dietro l’angolo ce ne sono di nuovi e più complessi.

Industria 4.0? Partiamo sconfitti

Di fronte alle sfide dell’Industria 4.0 l’Italia rischia essere travolta. E il problema non sono i ritardi delle aziende che anzi stanno cercando di capire e approfittare della rivoluzione per fare una salto di qualità, ma piuttosto la politica. Affermare l’Industria 4.0 non significa solo dare incentivi per l’acquisto di macchinari tecnologici significa cambiare paradigma, cambiare la mentalità con la quale la politica deve affrontare i problemi.

Il nostro Paese sta per essere investito da un’ondata di cambiamenti che secondo alcuni comporterà la perdita di milioni di posti di lavoro perché molte figure professionali saranno presto inutili e obsolete. La politica non dovrà soltanto erogare finanziamenti alle imprese, ma dovrà essere in grado di dare risposte tempestive e chiare a tutti i problemi che stanno per arrivare.

Solo così il Paese entrerà nella quarta rivoluzione industriale a testa alta senza farsi travolgere. Se arranchiamo di fronte a problemi emersi da anni, se la politica si fa tenere in ostaggio dalle corporazioni, se non si riesce a trovare una soluzione a problemi dopo tutto banali, come affronteremo la tempesta in arrivo?

I saggi insegnano a cogliere il lato positivo da ogni cambiamento, ma per farlo è necessario saperlo affrontare e non farsi travolgere. Finchè discuteremo di problemi dell’età della pietra non saremo mai in grado di affrontare una rivoluzione come quella tecnologica. Se la politica non si mette in testa di risolvere i problemi anziché rinviarli alla prossima legislatura e di prendere di petto certe situazioni anche a rischio di perdere voti, non abbiamo speranze di uscire vittoriosi dalla quarta rivoluzione industriale.