Intercettazioni, il ritorno di un classico: la tentazione del bavaglio

di 23.03.2015 14:10 CET
Chiamata telefonica
Un uomo passeggia mentre è al telefono Flickr

Da anni centrosinistra e centrodestra fanno di tutto per dare ragione ai detrattori che, nella sostanza delle politiche seguite dai rispettivi governi, non rintracciano sostanziali differenze, soprattutto quando si tratta di giustizia. Se c'è un argomento che esalta questa considerazione sono le intercettazioni.

Le dimissioni di Maurizio Lupi non sono arrivate perché indagato, ma per due ragioni. Nel migliore dei casi ha consegnato 'a sua insaputa' in mano ad una cricca la gestione del suo ministero (nel peggiore sapeva e ha lasciato fare). Dalle intercettazioni sono emerse conversazioni imbarazzanti, non perché 'penalmente rilevanti' ma per il venire fuori di una figura, quella del ministro, non proprio competente in materia (Incalza gli 'detta' le risposte da dare in un'intervista al Corriere) e impegnato, tra le altre cose, a piazzare il figlio ("ti posso mandare Luca?").

Un aspetto che, da sempre, imbarazza e preoccupa la politica. Anna Maria Cancellieri, quando finì nella bufera del caso Ligresti, inizialmente non era sfiorata da alcuna indagine, ma dalle intercettazioni venne fuori quella eccessiva vicinanza tra un'intera famiglia indagata per reati molto gravi e un politico che di mestiere faceva il Ministro della Giustizia ("non è giusto, contate pure su di me"). Pur di non rendere pubbliche le intercettazioni in cui era protagonista, l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sollevò un clamoroso conflitto con la Procura di Palermo. Due esempi fra decine

La legge Alfano sulle intercettazioni dell'ultimo governo Berlusconi è ricordata come legge-bavaglio, ma fu il centrosinistra due anni prima a proporre un cappio ancora più stretto con la legge Mastella, mai approvata, ma che passò alla Camera senza voti contrari (447 sì e 7 astenuti). Segno di una "profonda sintonia" sul tema tra destra e sinistra. 

In fase di presentazione di riforma della giustizia lo scorso giugno, una delle linee guida di Renzi fu dedicata proprio al tema. "Un magistrato deve essere libero di intercettare, ma dove sta il limite della pubblicabilità? Ci sono vicende personali che attengono alla privacy e che possono essere slegate dalle indagini. A volte è mancato il rispetto. Faccio appello ai direttori, aiutateci a capire che cosa è giusto fare. Qual è il limite per la pubblicazione? Non c'è? Alla fine dei due mesi decideremo". E' passato un anno senza novità, ma il caso Lupi ha fatto tornare di moda l'argomento.

"Quello che è irrilevante non va pubblicato, servono regole, non è la posizione di Ncd, è la nostra" dice Pierluigi Bersani.  "Io non sono oggetto di intercettazione diretta, vengo citata da terze persone, mi domando a cosa serva nell'ambito dell'inchiesta far comparire sui giornali il mio nome. Credo delle regole chiare su questo tema siano quantomai opportune" ribadisce Deborah Serracchiani, vicesegretaria del PD.

'Vecchi' e giovani del PD sono d'accordo, servono regole. Ma quali regole? E' questo il punto.  Le vecchie leggi, di destra e di sinistra, non puntavano affatto a tutelare i "cittadini comuni", ma politici di primo piano (e relative cricche) che nelle intercettazioni, quando non emergevano ipotesi di reato, facevano pessime figure. Il 'limite della pubblicabilità' invocato da Renzi è minimo quando ad essere coinvolti sono i politici che gestiscono la cosa pubblica, ma al telefono ne discutono come fosse 'cosa loro'. L'intercettazione molto spesso è una fotografia della realtà, senza filtri, ritrattazioni e giustificazioni.

Nel DDL approvato ad agosto dal governo l'idea era di non consentire la pubblicazione delle intercettazioni nelle ordinanze di custodia cautelare, ma solo un loro "riassunto". I testi integrali verranno invece resi pubblici durante l'udienza stralcio, dopo settimane o mesi. Fosse in vigore oggi questa 'riforma' l'opinione pubblica sarebbe a corto di informazioni sul caso Lupi o su Mafia Capitale. Forse è proprio questo l'unico e inconfessabile obiettivo.