Intesa Sanpaolo lancia la banca nelle tabaccherie: ma dove sta andando a finire il comparto bancario?

Bancomat soldi
Denaro prelevato presso un bancomat Reuters

Perché andare a pagare l’F24 in banca quando si può fare alla tabaccheria sotto casa? Sono tempi duri per le banche italiane, lo abbiamo già detto: sofferenze, bassa redditività, costi di gestione non più sostenibili e cambiamenti radicali nella società che incidono sulla loro gestione. Così le banche si preparano ad affrontare la rivoluzione digitale con cambiamenti profondi nel loro business e nella presenza sul territorio.

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Lo spunto per una riflessione sul tema, sempre più impellente, “dove sta andando il sistema bancario” arriva dall’ultimo progetto di Intesa Sanpaolo. Comprando il 100% di Banca ITB – la prima banca online dedicata interamente ad una categoria, quella dei tabaccai – Intesa Sanpaolo ha lanciato il progetto Banca 5, ovvero la prima “banca di prossimità” in Italia. In pratica “appoggiandosi” su esercizi presenti in maniera capillare sul territorio, come le tabaccherie appunto, Intesa Sanpaolo propone di fare con il tabaccaio operazioni bancarie semplici, saltando quindi il passaggio in banca.

Ciò che significa? Che le filiali sul territorio serviranno sempre meno, o meglio, saranno sempre più incentrate su servizi specifici, ad alto valore aggiunto, come gli investimenti o i mutui. E quando la rivoluzione digitale avrà fatto il suo corso e l’home banking avrà spodestato l’assistenza bancaria? Le filiali non avranno più ragione d’esistere.

Intesa Sanpaolo alla conquista delle tabaccherie

Facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio di questa storia. Nel 2009 nasce banca ITB, una banca online pensata per i tabaccai. La banca offre servizi bancari pensati per le tabaccherie italiane e per i loro clienti: da una parte infatti, i tabaccai hanno la possibilità di diversificare il business, offrire nuovi servizi ai clienti e quindi aumentare le fonti di guadagno della propria attività; e dall’altra parte i clienti hanno servizi bancari sempre disponibili sotto casa.

Il successo dell'idea sta tutto nei numeri: nel 2015 Banca ITB ha registrato ricavi per circa 38 milioni di euro e un utile netto di 8,5 milioni, un totale attivo di 228 milioni, un patrimonio netto di 33 milioni e un coefficiente patrimoniale Core Tier 1 pari al 25,8%.

L’offerta di servizi ITB si basa su piattaforma tecnologica e un terminale M210T posto sul bancone della tabaccheria aderente dal quale è possibile fare operazioni come il pagamento degli F24, l’emissione e il pagamento dei voucher INPS, il servizio di attualizzazione dei RAV e il pagamento di tutti i bollettini postali e bancari. Presso le tabaccherie aderenti a banca ITB il cliente può utilizzare le carte di pagamento per incassare tutti i tipi di bollettini, emettere voucher (finché sarà possibile), pagare la tassa automobilistica, fare ricariche, pagare la cartelle Equitalia e fare bonifici.

Tutto questo è già realtà da un bel pezzo, ma Intesa Sanpaolo ha deciso di fare un ulteriore passo avanti. A dicembre 2016 ha comprato il 100% di Banca ITB (di cui già deteneva il 10% del capitale), pagando 153 milioni di euro.

ITB, spiegava Intesa Sanpaolo annunciando l’acquisizione, si basa su di un elevato volume di operazioni ed un modello operativo leggero, senza filiali, ma con una rete distributiva territoriale indiretta, ovvero le tabaccherie che costituiscono la base di clientela continuativa, pari a circa 20mila punti operativi ITB in tutta Italia. Un’occasione imperdibile per il gruppo Intesa che così facendo ha allargato a dismisura il suo bacino di “sportelli” e reso sempre meno indispensabili le costose filiali.

L’acquisizione di banca ITB si spiega con il progetto di Intesa Sanpaolo già contenuto nel Piano di Impresa 2014-2017 in cui la banca indica come prioritario li sviluppo della banca multicanale e del modello di Banca 5®. L’idea, in parole povere, è di creare una banca di prossimità, ovvero una rete di esercizi (come appunto le tabaccherie, ma domani potrebbero essere le edicole o i supermercati), distribuite in modo capillare sul territorio ai quale far svolgere il compito delle filiali, azzerando così i costi degli sportelli.

Il bacino potenziale secondo Intesa Sanpaolo è di circa 25 milioni di clienti a cui il modello Banca 5 offrirà altri servizi, aggiuntivi a quelli già proposti da Banca ITB. Cioè le circa 20mila tabaccherie che già utilizzano il portale di Banca ITB potranno aggiungere altri servizi bancari alla loro offerta al pubblico: carte di debito e di credito prestiti personali, cessione del quinto, polizze auto e di assicurazione per la famiglia. Inoltre sono in arrivo prodotti bancari "light", sulla scia degli smart box, cioè dei cofanetti con dei servizi bancari o assicurativi che il cliente potrà comprare dal tabaccaio e poi andare ad attivare a casa tramite l’online banking.

Il Piano di impresa di Intesa Sanpaolo prevede chiaramente il taglio di filiali – da 6.100 del 2007 a 3.300 dal 2017 – e l’aumento dei ricavi provenienti dalla clientela “a bassa redditività” passando da una media di 70 euro a 140 euro. Il progetto di Intesa Sanpaolo sta prendendo il via: in queste settimane infatti, la banca sta presentando ai tabaccai già affiliati ITB il progetto Banca 5 con i nuovi servizi da offrire ai clienti.

Banche: qualche numero sulla rivoluzione digitale

Il progetto di Intesa Sanpaolo è chiaro: appoggiarsi su esercizi non bancari, ma presenti in modo capillare su tutto il territorio per offrire i servizi bancari di base tagliando i costi di personale e filiali. Gli sportelli bancari che resisteranno a questa rivoluzione saranno destinati ad offrire servizi ad alto valore aggiunto come gli investimenti per i quali è necessario un consulente.

Si tratta di un cambiamento già in atto da tempo. Lo conferma anche la struttura stessa delle filiali che hanno smantellato i numerosi sportelli per far posto a veri e propri salotti in cui consulenti bancari accolgono i clienti interessati a servizi finanziari. Bonifici, pagamenti e prelievi non si fanno più in banca da un bel pezzo.

Secondo i dati elaborati da Accenture-Nielsen nel 2016, il 77% dei clienti transita sui canali digitali bancari almeno una volta. E se è vero che la maggior parte dei clienti è ibrida (usa sia la banca fisica che l’home banking) già il 37% dei clienti (per la maggior parte giovani) non mette mai piede in una banca.

Le banche italiane stanno allungando il passo verso la banca digitale, una rivoluzione che è già realtà in altre parti d’Europa, ma che i Italia è più complicata per l’altissimo numero di filiali e dipendenti bancari che non possono essere rottamati da un giorno all’altro. Tra il 2005 e il 2015, sempre secondo Accenture, in Europa la riduzione della filiali è stata in media dell'8,4%, ma con punte del 50 e più per cento nel Nord Europa. Non solo: nei prossimi 10 anni dovranno ancora diminuire di circa il 40%. In Italia, nello stesso periodo, il taglio è stato del 3,3% e ad oggi il Belpaese è ancora ai vertici in Europa con 49 sportelli ogni 100mila abitanti contro una media europea di 36.

Il numero dei dipendenti bancari è diminuito in Italia tra il 2007 e il 2015 soltanto del 12,3%, da 340 mila del 2007 a 299 mila del 2015 contro il taglio del 29% della Spagna, del 21% di Regno Unito e Paesi Bassi, del 18% della Danimarca. A conti fatti entro il 2020, l’Italia dovrebbe ridurre di un terzo circa i suoi lavoratori in banca, con un taglio di circa 100mila persone in tre anni scarsi.

Se da una parte la rivoluzione digitale è ormai una realtà contro la quale non si può andare, dall’altra è difficile pensare ad una rottamazione così massiccia di dipendenti: lo Stato dovrebbe accollarsi il costo di un esercito di 100mila dipendenti bancari in esubero?

Non si possono certo biasimare quindi le banche italiane che negli ultimi anni hanno ridotto con maggior lentezza rispetto al resto d’Europa il numero delle filiali scaricando però, sulla collettività tutti i problemi che derivano dalla bassa redditività e dai costi elevati. Il progetto di Intesa Sanpaolo dimostra che basta una tabaccheria (o qualsiasi altro esercizio presente sul territorio) per offrire servizi bancari lasciando alle vecchie filiali soltanto il ruolo di consulenti finanziari.

Vedendo la strada imboccata da Intesa è probabile che altre banche italiane si lancino all’inseguimento progettando soluzioni simili di banca di prossimità. La società vive una fase di profonda evoluzione, i mestieri stanno cambiando, le necessità dei clienti stanno cambiando così come i problemi da risolvere. Anche su questo sarebbe l’ora che la politica si interrogasse per cercare di capire dove sta andando il comparto bancario e come accompagnarlo in questa traversata.