Investimenti 2017: il grano dà segnali di ripresa e metterlo in portafoglio potrebbe dare soddisfazioni

Grano
Un campo di grano Reuters

Il grano negli ultimi mesi ha fatto segnare rialzi interessanti dopo che i prezzi hanno stazionato per tutto il 2016 intorno ai minimi degli ultimi 10 anni, confermando lo scenario da noi descritto nell’outlook sulle materie prime rilasciato a dicembre.

Nel corso dello scorso anno abbiamo assistito ad un apprezzamento di materie prime come la canna da zucchero, il caffè e i semi di soia, e gli analisti avevano già avvertito sulla possibilità che i produttori agricoli iniziassero a favorire queste materie prime al grano, in modo da avere una maggiore marginalità di profitto alla vendita. Il grano è da tempo in una situazione in cui i costi di produzione non riescono ad essere recuperati attraverso la vendita, ciò nonostante l’offerta ha continuato a rimanere abbondante, anche grazie al moderno sistema di immagazzinamento che consente di stoccare la risorsa in modo che il raccolto non vada perduto. Era però solo questione di tempo che i meccanismi di riequilibrio della domanda e dell’offerta entrassero in gioco e l’apprezzamento di queste materie prime ha accelerato il processo, contribuendo al rialzo del grano in questi ultimi tre mesi.

Tra le variabili principali che in questo momento bisogna prendere in considerazione per quanto riguarda la dinamica dei prezzi del grano (e che coinvolgono l’intero settore delle materie prime agricole) abbiamo: l’esposizione agli effetti del cambiamento climatico, che sono sempre più estremi e sempre più imprevedibili; l’avanzamento tecnologico, che in qualche modo potrebbe controbilanciare gli effetti del cambiamento climatico; gli eventi geopolitici, che potrebbero condizionare l’attuale sistema di dazi e quindi la domanda e l’offerta di mercato; le abitudini dei consumatori dei paesi compratori (vedi il caso della Cina, dove i cittadini stanno modificando le proprie abitudini alimentari); l’andamento economico di una o più macroaree, che pure influenzano le curve di domanda e di offerta.

Gli effetti del cambiamento climatico si sono rilevati particolarmente incisivi sull’apprezzamento di alcuni prodotti nel corso del 2016. È il caso ad esempio del caffè, che ha visto un calo importante della qualità arabica (così come della robusta) per via di una grave siccità che ha colpito lo stato brasiliano dello Espirito Santo (che da solo pesa per un terzo della produzione mondiale di caffè). In questo caso è interessante notare a livello tecnico l’effetto anticipatore che il caffè ha avuto nei confronti del grano, i cui prezzi hanno iniziato a risalire diversi mesi più tardi rispetto alla fiammata fatta registrare dal caffè (vedi immagine in basso).

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In generale, il mercato delle materie prime agricole sta attraversando una fase di riequilibrio dopo l’impennata fatta registrare in autunno 2016 da prodotti come caffè e semi di soia, ed era pertanto lecito attendersi un calo dei prezzi. Per effetto di questo riequilibrio generale i prezzi del grano hanno iniziato a salire con ritardo. Attualmente ci troviamo verso la fine di questo movimento e i prezzi della materie prime, grano compreso, dovrebbero tornare lentamente a salire.

Le conferme dall’analisi tecnica

Il quadro ricavabile dall’analisi tecnica appare coerente con il comportamento dei prezzi del grano e delle altre materie agricole.

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Come possiamo vedere sul grafico settimanale, i prezzi del grano sono iniziati a salire verso la fine del 2016, quando hanno rotto i massimi di giugno 2016. Dopo aver ritoccato i minimi degli ultimi 10 anni a 390 dollari i prezzi sono tornati a salire e abbiamo la formazione di minimi e massimi crescenti. Abbiamo inoltre avuto la rottura al rialzo della trend-line di lungo periodo, un segnale che ci induce a pensare che il movimento rialzista possa continuare nel corso di questo 2017.

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Sul grafico a 4 ore abbiamo invece voluto mettere in evidenza il movimento più recente: dopo aver perforato la trend-line di lungo periodo c’è stato il classico throwback prima sulla rottura di questa linea e poi sui massimi di dicembre-gennaio. Come possiamo vedere i prezzi hanno poi ripreso a salire con una certa convinzione e dovrebbero raggiungere il primo target posto sui massimi del 2016 (intorno ai 530 dollari). Attenzione invece alla rottura al ribasso della trend-line disegnata a partire dai minimi crescenti registrati da inizio dicembre 2016: questo ci darebbe un primo segnale di debolezza del trend rialzista, che rischia a quel punto di esaurirsi e diventare neutrale. In quest’ultimo caso potremmo andare nuovamente a rivedere i minimi a 390 dollari.

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