Italia: PIL al palo e tasse alle stelle. Ecco perché non abbiamo più tempo per le vostre scemenze

Gentiloni
Paolo Gentiloni REUTERS/Tony Gentile

L’Italia è il Paese che cresce meno d’Europa (non considerando la Grecia che ha ancora la Troika in casa). Il risultato del PIL del primo trimestre conferma che il Belpaese resta fermo nel bel mezzo dello stagno mentre gli altri membri dell’UE crescono sul serio.

E allargando lo sguardo oltre il dato del PIL, la prospettiva è ancora più preoccupante. L’Italia è anche al top della classifica per la tassazione in particolare per quanto riguarda il cuneo fiscale, ovvero il costo del lavoro, ciò che frena l’occupazione e le assunzioni.

In vista della prossima legge di stabilità la priorità per il nostro Paese deve essere una soltanto: tagliare il costo del lavoro e risvegliare il mercato da questo coma profondo. Sono necessarie riforme strutturali per convincere i datori di lavoro ad assumere, per spingere la produzione industriale – ad oggi trascinata in positivo soltanto dalla produzione di auto – e rimuovere tutto ciò che frena la crescita.

Per farlo è necessaria la volontà politica e una stabilità di Governo che purtroppo non si vede all’orizzonte. La situazione economica dell’Italia è ulteriormente aggravata dal panorama politico che sta dando il peggio di sè. Ci avviciniamo ad inevitabili elezioni senza una legge elettorale e senza partiti credibili, in grado di fermare l’avanzata delle forze populiste ed euroscettiche. Il mercato annusa problemi e reagisce di conseguenza puntando contro il nostro Paese. Con risultati economici deludenti e senza una guida sicura, questo Paese, mentre ogni giorno si dibatte sulle scaramucce interne ai partiti e di scemenze varia, sta andando alla deriva. E andando avanti di questo passo ce ne accorgeremo soltanto quando avremo già altrepassato il punto di non ritorno.

PIL maglia nera d’Europa

Nel primo trimestre 2017 l’Italia conferma una crescita debole. Il PIL (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) è aumentato soltanto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (l’ultimo del 2016) e dello 0,8% in termini tendenziali.

L’ISTAT ha pubblicato la stima preliminare del PIL italiano, fermo allo 0,2% mentre Eurostat ha confermato che l’intera Eurozona cresce dello 0,5%, più del doppio. E la differenza fa ancora più impressione se si allunga lo sguardo sul tendenziale: per l’Italia siamo intorno al +0,8%; l’area euro cresce invece del +1,7% e l’Unione europea del 2%.

Tra i nostri vicini di casa siamo i peggiori: la Germania ha registrato un +0,6%, la Spagna +0,8% (con +3% di tendenziale), la Francia +0,3%, il più vicino al risultato italiano.

L’Italia è tornata a crescere da nove trimestri consecutivi, ma la crescita è così lenta e fragile da tenere l’economia del Paese ancora lontana anni luce dai dati pre-crisi. Con il +0,9% con cui l’Italia ha chiuso il 2016, l’economia resta comunque con sette punti percentuali in meno rispetto al 2008. Intanto altri Paesi dell’Europa hanno già raggiunto e superato il PIL pre-crisi, per esempio la Germania che è già a +6% rispetto al 2008.

Il PIL del primo trimestre sembra essere più o meno in linea con le previsioni sull’intero anno: secondo il Governo (la stima più ottimista) l’Italia finirà l’anno a +1,1%, mentre la stima della Commissione europea resta ferma a +0,9%.

Italia, maglia nera anche sulla tassazione

Se il dato della crescita ci fa finire in fondo alla classe dei Paesi europei guardando invece i dati che riguardano la pressione fiscale scaliamo tutte le classifiche. L’ennesima conferma è arrivata nei giorni scorsi dall’OCSE che ha pubblicato il “Taxing Wages 2016” che riporta il peso fiscale nei Paesi più industrializzati.

Nel 2016 l’Italia ha raggiunto il quinto posto per il peso del cuneo fiscale tra i Paesi dell’OCSE. Questo dato non soltanto tiene conto delle tasse che pesano sul reddito del dipendenti, ma anche dei contributi previdenziali e sociali versate dai datori di lavoro. Insomma i soldi che lo Stato sottrae a dipendenti e datore di lavoro. Nel 2016, il cuneo fiscale medio in Italia è stato pari al 47,8% contro una media OCSE del 36%.

Lo confermano anche i dati sulle entrate tribuatarie pubblicati dal MEF che indicano un aumento delle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-marzo 2017 del 2,2% (+3.324 milioni di euro). Il dato tiene conto dell’aumento dell’1,6 % (+ 1.493 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive del 3,2% (+ 1.831 milioni di euro).

La politica come fattore di incertezza

Questa noiosa carrellata di dati, in sostanza, dice un cosa sola: siamo un Paese nel bel mezzo della sabbie mobili. La crescita più scarsa d’Europa che ci tiene ancora ben distanti dal PIL pre-crisi mentre altri Paesi l’hanno già superato, è un indicatore drammatico della nostra condizione economica. Ma conferma anche che le responsabilità sono da ricercare tutte all’interno dei confini nazionali. Il fatto che Paesi come la Germania, ma soprattutto la Spagna crescano più del doppio dell’Italia solleva l’UE e l’euro dalla responsabilità del disastro economico che viviamo in Italia.

Fuori o dentro l’Europa, con o senza euro, l’Italia è un Paese dalle potenzialità illimitate messe a frutto nel peggiore dei modi. E le ricette populiste offerte da alcuni partiti che accusano la moneta unica di zavorrare la crescita si scontrano con la realtà che vede la Spagna, Paese con un Governo di sinistra che fa le riforme, avere una crescita tendenziale del 3%.

Il Governo italiano, in vista della prossima legge di stabilità dovrebbe puntare tutto sulla riduzione del cuneo fiscale e sul rilancio della competitività dal Paese. Ma il premier Gentiloni deve fare i conti con la precarietà del suo esecutivo e con i veti incrociati che arrivano dalla maggioranza. Un Governo appeso ad un filo e con i giorni contati non potrà mai fare ciò che dovrebbe per il bene del Paese perché troppo impegnato a cercare di reggersi in piedi. 

Non solo. L’incertezza politica che si annusa in Italia non fa bene all’economia del Paese e alla credibilità agli occhi dei mercati e degli investitori. Ci avviciniamo alle elezioni senza avere una legge elettorale e perdendo ore e ore in Parlamento e fuori a discutere del niente mentre l’Europa ci guarda andare a picco. Superate le elezioni francesi, ad oggi, tutti gli occhi sono puntati sull'Italia per il rischio ingovernabilità o vittoria di forze euroscettiche possano prendere il sopravvento. Servono ricette drastiche, ma efficaci, servono riforme strutturali e credibili, nessuna posiziona magica che prometta miracoli.

L'economia italiana è nel bel mezzo di uno stagno e basta un attimo per trovarsi con la testa sott'acqua senza più riusciare e risalire in superficie. Se la politica non si rimbocca le maniche e non affronta i problemi di questo Paese, ci troveremo con gli elicotteri della Troika sopra la nostra testa prima di riuscire a dire elezioni-anticipate.