Juventus. Allegri, le 3 strade dopo Cardiff: restare, andare o...

di 19.05.2017 11:10 CEST
L'allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri
L'allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri Reuters

Prima un sogno da inseguire, poi un futuro da pianificare. Massimiliano Allegri è un uomo concentrato sul presente. Non arretra di un centimetro. Continua ad incitare la sua Juventus anche nei minuti di recupero di una finale di Coppa Italia dominata e in cassaforte. Ma ora che il primo traguardo stagionale è raggiunto, ora che le possibilità di realizzare quanto meno il "double" sono elevatissime, non sarebbe umano se non pensasse a cosa dovrà accadere dopo Cardiff.

Perché sarà la finale di Champions League, in un modo o nell'altro, lo spartiacque di un ciclo juventino comunque vincente, ma che all'ex Coppa dei Campioni chiede una legittimazione di tipo europeo. Lo stesso Allegri, che una finale l'ha già giocata e persa nel 2015, sente la sfida con il Real Madrid in una maniera differente rispetto a quella di 2 anni fa. Quella era la Juve di Conte guidata da Allegri. Questa è la Juve di Allegri, e solo la sua.

Ma dopo Cardiff, soprattutto in caso di vittoria, Allegri dovrà decidere cosa fare. Legare il suo destino alla Juventus o andare alla ricerca di una nuova sfida? La storia insegna che dopo un ciclo così vincente, un calo è fisiologico. L'Inter di Mourinho insegna: dopo il Triplete, di fatto, non si è ancora ripresa. Bisognerà poi capire cosa vorranno fare i senatori di questa Juve. Tra i vari Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Dybala ci sarà qualcuno che deciderà di continuare, qualcuno potrebbe propendere per il ritiro, altri cedere alle lusinghe di un nuovo progetto in un nuovo campionato. Certo l'ossatura per continuare a vincere in Italia, visto il ritardo delle avversarie, rimarrebbe. Ma sarebbe come chiedere ad un uomo di accontentarsi di uno stipendio da impiegato, dopo un tuffo nel deposito di Paperon de' Paperoni. 

No, Allegri non è uomo da accontentarsi. Non avrà il carisma di Conte, non avrà chiamato la figlia Vittoria, ma anche lui per quella vive. Per questo, l'ipotesi che rimanga alla Juve in caso di successo sul Real sembra remota. Più facile resti in caso di sconfitta, sperando di scalare nuovamente l'Europa con una Juve ancora affamata. Se dovesse andarsene, però, Allegri lo farebbe soltanto per un progetto dello stesso livello di quello bianconero. E dove si può trovare uno scenario simile? Davvero in pochissimi luoghi: magari a Barcellona, dove però sembra fatta per Valverde; oppure al Chelsea, dove Conte però non sembra intenzionato a lasciare. L'Inter? Improbabile che Allegri lasci una certezza per un'incognita. Dunque ecco che anche questa strada sembra impercorribile. Non c'è una destinazione, ad oggi, che alletti Allegri al punto da convincerlo a lasciare la via vecchia per la nuova. Magari potrebbe esserci una fantasia, come quella di andare a Roma per vincere lo Scudetto nella Capitale, ma il legame con la Juve è troppo forte perché Max decida di "tradire", adesso.

Perciò eccola, la terza via. Una strada difficile per un uomo di campo, ma che un saggio come Allegri potrebbe intraprendere. Quella dell'anno sabbatico. Max potrebbe decidere di lasciare, come fanno solo i grandi, all'apice. Se la Juventus vincesse la Champions League, non ci sorprenderemmo se a squarciare la gioia di Cardiff arrivasse l'annuncio di Allegri. Un anno per stare a guardare, un anno per capire quali panchine si liberano, quali situazioni interessanti si creano. Un anno particolare però, quello del Mondiale 2018. Perché Allegri non ha mai nascosto l'ambizione di allenare un giorno la Nazionale. E se Ventura dovesse fallire, Tavecchio avrebbe già un nome in rubrica da contattare e Max, allora sì, sarebbe pronto a rispondere.