Kim Jong-un non è un pazzo e la Corea del Nord prepara il suo sesto test missilistico

Kim Jong Un
Il leader della Corea del Nord Kim Jong-un alle celebrazioni del 70esimo anniversario dell'Unione Scolari Nordcoreani. Pyongyang, 8 giugno 2016. North Korea's Korean Central News Agency (KCNA)
  • Potrebbe essere imminente il sesto test nucleare della Corea del Nord;
  • Kim non è un pazzo maniaco: pensarlo potrebbe rivelarsi un grave errore di valutazione;
  • Nonostante sia sempre più isolata la Corea del Nord continua a mostrare i muscoli al mondo.

Continuano imperterrite, nonostante minacce di ritorsione e nuove sanzioni, le grandi manovre della Corea del Nord che secondo diverse agenzie stampa internazionali a breve potrebbe tenere il suo sesto test nucleare, forse già nella prima settimana di aprile.

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Una tempistica non casuale: i prossimi 6 e 7 aprile infatti il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping sarà ospite del suo omologo americano Donald Trump nella residenza di Mar-A-Lago, a Palm Beach in Florida, e l'annosa questione nordcoreana sarà certamente uno dei principali temi di discussione tra i due capi di Stato. Secondo Joongang Daily, un quotidiano sudcoreano che cita fonti dell'intelligence di Seul, i preparativi per il test potrebbero terminare già il 31 marzo, test che secondo l'agenzia Yonhap sarà “di un nuovo genere” rispetto ai precedenti: non è quindi chiaro che tipo di test sarà e quando questo sarà effettuato ma quello che appare certo, il condizionale quando si parla di Corea del Nord è sempre obbligatorio, è che questo test nucleare ci sarà e a brevissimo. L'ennesima sfida del regime di Pyongyang al mondo.

Le intemperanze e le continue sospette violazioni delle sanzioni delle Nazioni Unite da parte della Corea del Nord hanno persuaso il Consiglio di Sicurezza, nel dicembre scorso, a chiedere agli stati membri di applicare controlli più attenti sulle navi nordcoreane.

Mercoledì 29 marzo la Reuters ha riportato la notizia di una sospetta violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite da parte di una nave cargo nordcoreana, la Kum Ya, alla quale le autorità portuali malesi hanno impedito l'accesso nel porto di Penang: la nave trasportava 6.300 tonnellate di antracite, un tipo di carbone di qualità superiore, ricco di carbonio ma assai costoso, utilizzato in genere per il riscaldamento domestico ma i cui scarti vengono usati per la generazione di energia elettrica. Le esportazioni di carbone sono una delle principali fonti di introiti per il regime di Pyongyang e secondo la Reuters sono “una fonte primaria di valuta pregiata per i programmi nucleari e missilistici” dei nordcoreani. Dopo il primo “no” delle autorità portuali di Penang la nave è stata fatta attraccare e a bordo sono saliti degli ispettori con scorta armata al seguito ma non è stato chiarito né cosa stessero cercando né cosa abbiano effettivamente trovato.

Quel che è certo è che mercoledì pomeriggio l'intero carico è stato scaricato dalla nave, transennata non appena ha attraccato a Penang, e controllato. Non è stato confiscato nulla ma l'autorità marittima malese ha fatto sapere che la Kum Ya era stata fermata su richiesta del Ministero degli Esteri di Kuala Lumpur.

Nel corso degli anni la Malesia, con cui la Corea del Nord aveva buoni rapporti prima dell'omicidio del fratellastro di Kim Jong-un all'aeroporto di Kuala Lumpur poche settimane fa, è stata più volte accusata a livello internazionale di agevolare i passaggi di materiale nucleare e di carbone da e per la Corea del Nord e ancora oggi, nonostante il deterioramento delle relazioni bilaterali, la Malesia è il principale acquirente di carbone nordcoreano al mondo, seconda solo alla Cina.

Sia Pechino che Kuala Lumpur però hanno mostrato molta irritazione in seguito alla morte del fratellastro del dittatore Kim ed entrambi hanno minacciato di interrompere relazioni diplomatiche e commerci se i nordcoreani non si fossero dati una calmata: la Cina ha interrotto le importazioni carbonifere a partire dal 26 febbraio scorso mentre la Malesia ha inasprito non poco i controlli marittimi. Tuttavia, almeno stando alle notizie provenienti dalla Corea del Sud, Pyongyang non sembra proprio propensa ad ascoltare i propri partner commerciali: “Nel corso degli ultimi mesi ci sono stati problemi” ha dichiarato alla Reuters un lavoratore portuale di Penang “non avevamo mai ricevuto direttive per bloccare le navi nordcoreane prima d'ora”.

Le notizie sui preparativi di un nuovo test nucleare in Corea del Nord rimbalzano da qualche giorno anche dall'altra parte del Pacifico, negli Stati Uniti, dove martedì si è ufficialmente passati dal possibilismo all'allarmismo: secondo lo US-Korea Institute di Washington, un think tank americano con sede alla John Hopkins University, alcune immagini satellitari scattate sabato 25 marzo mostrerebbero una mobilitazione di mezzi militari e veicoli a rimorchio presso il sito di Punggye-ri, dove “le preparazioni dei test sono a buon punto”. In un altro rapporto lo stesso US-Korea Institute analizza altre immagini satellitari del centro di ricerca nucleare nordcoreano di Yongbyon, dove si possono osservare uomini e mezzi in movimento che potrebbero indicare “un piano per la ripresa del trattamento delle barre di combustibile esaurito per produrre plutonio”. Possibile che i nordcoreani facciano tutto alla luce del sole?

Qui viene in aiuto un'interessante chiave di lettura fornita dal Washington Post, che proprio il 25 marzo scorso ha titolato (uno dei casi in cui il titolo dice tutto, o quasi): “Il leader della Corea del Nord è un sacco di cose ma non è certamente irrazionale”, quasi a voler mettere in guardia circa la narrazione decisamente macchiettistica che la politica e i giornali, negli USA ma anche in Europa o, più in piccolo, in Italia, fanno di Kim Jong-un. Il quale, vien da sé, è molto più pericoloso di quanto non si pensi: leader mondiali, grandi giornali, l'industria del cinema di Hollywood, in molti hanno dipinto Kim come un maniaco arroccato nel suo palazzo come nemmeno Sauron del Signore degli Anelli. Di recente il senatore americano John McCain ha descritto Kim come “un pazzo, un bambino grassoccio che guida la Corea del Nord” ma ancora peggio ha detto il neo-ambasciatore USA alle Nazioni Unite Nikky Haley, che ricopre un ruolo di primo piano alle Nazioni Unite: “Non abbiamo a che fare con una persona razionale” ha detto riferendosi proprio a Kim. Parole che potrebbero mascherare errori di calcolo enormi, persino pericolosi. Kim è al potere da cinque anni, ha portato avanti purghe tremende dentro il Partito e nelle più alte sfere dell'esercito e dell'establishment, ha punito duramente membri della propria famiglia ed è il terzo esponente di una dinastia che sembra non finire mai. Sotto la sua dittatura sono stati effettuati con successo 5 test nucleari e una lunga serie di test missilistici a dispetto delle sanzioni internazionali e in sfregio alle avvertenze lanciate dagli Stati Uniti. Inoltre, nel corso dei decenni, mentre in tutto il mondo i regimi totalitari cadevano o si modificavano in continuazione la Corea del Nord restava lì, ferma come un monolite apparentemente inscalfibile.

La Corea del Nord sa benissimo di essere sotto i riflettori di tutto il mondo ed occorre quindi molta cautela prima di affermare che “il prossimo test nucleare è imminente” perché le manovre nel poligono di Punggye-ri potrebbero essere uno specchio per le allodole o una “mossa Kansas City”. Elementi che vanno tenuti molto in considerazione. Vero è anche che l'uccisione del fratellastro di Kim ha ulteriormente isolato la Corea del Nord dal resto del mondo: anche partner storici, e importanti, come la Cina hanno criticato Pyongyang e applicato sanzioni ai commerci con i nordcoreani. Nonostante questo sembra che tutto dimostri la volontà di Kim di continuare a mostrare i muscoli al mondo.