King Arthur Il Potere della Spada, recensione. Artù: Re che viene dalla strada

di @LucaMarra 11.05.2017 19:39 CEST
King Arthur Il Potere della Spada
Charlie Hunnam è l'Artù di King Arthur Il potere della Spada Warner Bros

King Arthur Il Potere della Spada: è al cinema, in uscita dal 10 maggio 2017, una nuova rivisitazione del mito di Artù ed Excalibur, e che rivisitazione. La trama farà storcere il naso ai puristi del ciclo arturiano, divertirà gli amanti del fracassone, dell’adrenalinico. Nell’ Artù diretto da Guy Ritchie si comincia dal conflitto tra uomini e maghi con Uther Pendragon (Eric Bana), padre di Artù (Charlie Hunnam), impegnato con la sacra Excalibur. Poi arriva un tradimento per la brama di potere: da parte di Vortigern (Jude Law), fratello di Pendragon e ziò di Artù interpretato da un Jude Law con delle maschere di rabbia simili al Papa giovane e burbero che interpretava nella serie di Sorrentino, The Young Pope. Il futuro re della tavola rotonda verrà affidato alle acque (come Mosè) e crescerà nei sobborghi di Londinium tra bordelli, vessazioni, botte e litigate da gang ante litteram. Diventato adulto, Artù verrà costretto alla battaglia da suo zio che per avere il potere totale deve ottenere Excalibur, la spada estratta dalla roccia da suo nipote.

Quanto è spaccone questo Artù!
A Guy Ritchie, che stavolta scrive la sceneggiatura con Joby Harold e Lionel Wigram, piace reinterpretare leggende della Letteratura di matrice inglese pompandone i muscoli, rimescolando gli ingredienti. È successo con Sherlock Holmes e ora accade con King Arthur: Il Potere della Spada. Un re cresciuto ai bordi di periferia, spaccone, per niente incline all’eroismo. È un futuro re che ama sporcarsi le mani e l’idea di Potere non lo affascina più di tanto, difatti è il potere, tramite maghe ed artifici, a richiamarlo, ad andare verso di lui, a costringerlo a fare una scelta più eroica. È un Artù costretto ad essere Re. Il che pone il protagonista in un’ottica molto interessante. Il Trailer italiano di King Arthur.

Il Mito nel frullatore del Tempo. L’operazione King Arthur
È un’operazione più complessa di quanto si può pensare rispetto all’immediata aurea da blockbuster che il film mostra sin dal trailer e dal titolo. In questo rimescolare di Guy Ritchie prima di qualsiasi scazzottata a Londinum c’è l’Alto che fa a botte col Basso e da questo conflitto esce fuori la coolness di Artù, il suo essere brillante. In questo lungometraggio con una una opulenta computer grafica, l’idea classica di Artù, simbolo del sovrano ideale e idealizzato viene scardinata, riportata a terra e scalciata come una palla dalla creatività degli autori. Artù è un ragazzino con pochi riferimenti, cresciuto per strada, outsider, quanto di più lontano dall’idea classica di nobiltà. Poi Ritchie si diverte a remixare il Mito e il Tempo, i puristi sono avvertiti. Non vedrete nessuna Ginevra nemmeno Lancillotto o Morgana, per Merlino solo un frame nel montaggio ipercinetico. Nella Londinium romana vediamo esperti d’arti marziali orientali (il maestro Tom Wu), Artù stesso porta un taglio hipster decisamente anacronistico, e poi c’è il divertentissimo comparto musicale, di Daniel Pemberton, con temi rock molto molto azzeccati. Non dimentichiamoci lo humor molto contemporaneo che stempera ulteriormente la rigorosità del cavalleresco mentre è da applausi una creatura tentacolata che può essere un personaggio degno di un grande horror.

Attenzione al montaggio “impazzito”
È un Artù rockstar che non vanta interpretazioni eccelse nonostante i nomi di pregio ma che non rifilerà nemmeno un minuto di noia. È una cavalcata musicale e cinematografica molto molto dinamica, soprattutto nell’impianto visivo. Combattimenti, battaglie sono materie già accattivanti di per sè ma Ritchie le esalta scegliendo un montaggio ritmato, suo marchio di fabbrica, che è come una puntina impazzita su un disco. Procede per mini flashforward e disvelamenti continui che tengono sempre allenata l’attenzione. Una gestione delle informazioni che riesce anche a divertire.
king arthur potere della spada film Jude Law in King Arthur  Warner Bros

Potere della Spada, potere del Cinema
Non può mancare poi nel blockbuster contemporaneo, soprattutto se rilegge tradizioni passate (il recente Kong) il momento videogames. Per innovare una ciclo di storie medievali che con l’audiovisivo ha un legame sin da inizio Novecento, King Arthur ha tanti momenti ludici: dal training con Excalibur, una spada della quale bisogna ben gestire il potere, al duello finale con Vortigern che, per sequenza di inquadrature e punti macchina, rimanda a una grande tradizione di videogiochi da Doom a God of War, pur se quest’ultimo si affida ai miti greci. Questo Artù un po’ outsider, un po’ rockstar è decisamente una rilettura divertente, cinematograficamente ricca, meritevole di voti pieni e alti. Il Potere della Spada che innesca il potere del Cinema.

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