Kurzweil: "Computer intelligenti come gli umani entro il 2029". E poi che succederà?

robot intelligenza artificiale
Secondo Ray Kurzweil, la singolarità tecnologica è distante solo 12 anni: arriverà nel 2029 Fonytas (CC BY-SA 4.0)

Potremmo dover aspettare soltanto pochi anni perché i computer diventino più intelligenti degli esseri umani, un momento che in molti vedono con timore ed altri attendono con ansia. Questa "profezia" proviene direttamente da Ray Kurzweil, ossia quello che potremmo definire il "futurista capo" di Google: secondo l'inventore, per assistere alla cosiddetta "singolarità" sarà necessario aspettare il 2029.

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La cosiddetta "singolarità tecnologica" è un'ipotesi a cavallo fra la scienza e la fantascienza, riguardante la creazione di una super-intelligenza artificiale superiore a quella degli esseri umani, capace di innescare un'incredibile crescita tecnologica e che conseguentemente genererà grandi cambiamenti per l'intera civiltà umana.

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Il primo ad utilizzare il termine con questa accezione fu il matematico John von Neumann, che già negli anni '50 spiegò come "l'accelerazione del progresso tecnologico ed i cambiamenti nelle modalità di vita umana fanno sembrare che ci si avvicini ad una qualche essenziale singolarità nella storia della razza oltre la quale le questioni umane, così come le conosciamo, non potranno continuare".

Praticamente tutti i teorici successivi si sono basati su questa definizione, facendola coincidere nel tempo con lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Esiste però una minoranza di "teorici della singolarità" che ritiene che il concetto non sia necessariamente connesso con l'IA e che sia più in generale applicabile a cambiamento nella società innescato da un cambiamento tecnologico, come ad esempio la nanotecnologia molecolare.

Negli anni sono stati fatti molti tentativi di prevedere l'anno di arrivo della singolarità, ma è indubbio che il parere di Kurzweil sia particolarmente rilevante in questo campo. Masayoshi Son, CEO di Softbank, poneva ad esempio la data molto più avanti, nel 2047. Pensare che ci si trovi a circa 12 anni da quello che potrebbe essere uno dei più importanti momenti nella storia della nostra civiltà è però estremamente stimolante (o inquietante, a seconda dei punti di vista). Secondo Kurzweil, peraltro, si tratta di un processo che è già iniziato.

"Questo porta a computer che hanno intelligenza umana, al nostro metterli nei nostri cervelli, al connetterli al cloud, all'espandere chi siamo", ha affermato lo scienziato nel corso di un'intervista rilasciata nei giorni scorsi durante la SXSW Conference di Austin, Texas. "Oggi, questo non è soltanto uno scenario futuro. In parte è qui, ed è destinato ad accelerare".

Ray Kurzweil Ray Kurzweil nel 2008: secondo il "futurista capo" di Google lo sviluppo scientifico e tecnologico entro il 2029 potrebbe consentire l'immortalità  Ray Kurzweil

Come detto, l'idea di un futuro nel quale l'intelligenza artificiale avrà capacità e mezzi per danneggiare gli esseri umani è un'eventualità temuta da molti. Non stiamo parlando soltanto di qualche tecnofobo che teme scenari alla Terminator, ma di persone che (si presume) sappiano il fatto loro, come l'astrofisico Stephen Hawking, il co-fondatore di Apple, Steve Wozniak, ed il fondatore di Tesla e SpaceX, Elon Musk.

In effetti, di novità estremamente rilevanti nel campo dell'intelligenza artificiale ne arrivano quasi ogni giorno. Una delle aziende che maggiormente ha attirato le attenzioni su di sé in questo campo è DeepMind, società londinese nel campo dell'IA acquisita da Google negli anni scorsi.

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Il mese scorso è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences un paper con il quale gli scienziati di DeepMind spiegano lo sviluppo dell'Elastic Weight Consolidation (EWC), un algoritmo con il quale è stato possibile "insegnare a ricordare" al loro sistema di intelligenza artificiale.

Questa capacità è stata affinata in un modo decisamente curioso: giocando con dei vecchi videogame Atari. Questo permette al computer di ricordare ciò che ha appreso in precedenza per diventare più forte sia nello stesso gioco che in quelli successivi: non si tratta di un miglioramento da poco, considerando che fino ad ora era necessario un nuovo "addestramento" all'inizio di ogni sessione.

Un'immagine della sfida fra AlphaGo e Lee Se-dol Un'immagine della sfida fra AlphaGo e Lee Se-dol, disputata a marzo del 2016: il sistema di intelligenza artificiale di Google DeepMind è riuscito a sconfiggere il campione coreano con un punteggio di 4-1  Reuters / Google /Yonhap

Si tratta di un progresso che permette di avvicinare di molto l'intelligenza artificiale di DeepMind all'intelligenza umana e, quindi, alla singolarità. I network neurali utilizzati per l'apprendimento automatico sono infatti in grado di apprendere più compiti solo se questi vengono presentati in un'unica soluzione, mentre gli esseri umani sono capaci di creare "strati di conoscenza", imparando dei compiti in modo sequenziale. In altre parole, è un passo significativo nella direzione della singolarità.

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Se non è facile prevederne la data esatta, ancor più complesso è immaginare se ci sia realmente da aver paura della singolarità e delle possibili conseguenze. Ad ogni modo, secondo Kurzweil uno scenario alla Matrix resterà confinato nell'ambito della fantascienza: "Non è una cosa realistica", spiega lo scienziato. "Al giorno d'oggi non abbiamo uno o due sistemi di intelligenza artificiale nel mondo. Ne abbiamo miliardi".

Non solo: nel futuro post-singolarità immaginato da Kurzweil, l'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità per l'umanità di migliorarsi. "In effetti, ciò che sta accadendo è che le macchine ci stanno rendendo tutti più forti. Ci stanno rendendo più intelligenti. Possono non essere nei nostri corpi ma, per gli anni '30, connetteremo al cloud la nostra neocorteccia, la parte del nostro cervello nella quale pensiamo. Otterremo più neocorteccia, saremo più divertenti, saremo migliori in campo musicale, saremo più sexy. Daremo dimostrazione ad un livello più alto di tutte quelle cose che teniamo in considerazione negli esseri umani".