La base cinese a Gibuti sarà la spina nel fianco degli Stati Uniti

Cina Gibuti
Un soldato della marina cinese assiste allo sbarco di alcuni cittadini cinesi dalla nave Linyi, approdata nel porto di Aden in Yemen. 29 marzo 2015. REUTERS/Stringer
  • In Africa, Cina e Stati Uniti diventeranno vicini di casa;
  • Le due basi militari a Gibuti saranno a pochi chilometri l'una dall'altra e si teme un aumento delle tensioni tra i due Paesi.

Dagli inizi degli anni Duemila sembra che tutti quanti vogliano andare a Gibuti, piccolo e poverissimo paese nel Corno d'Africa, una posizione strategica sul golfo di Aden: dopo l'11 settembre 2001 gli Stati Uniti decisero di installare, proprio a Gibuti, Camp Lemonnier, l'unica base militare americana permanente in Africa, che impiega circa 4.000 persone ed è considerata “strategica” sotto ogni punto di vista.

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Camp Lemonnier è gestita dalla Marina e si trova a ridosso dell'Aeroporto internazionale di Gibuti. È una delle installazioni più grandi e importanti degli Stati Uniti all'estero: da qui partono, o meglio partivano fino al blocco imposto di recente dal governo yemenita, i raid dei droni militari e delle missioni dei Navy SEAL proprio in Yemen, dall'altro lato del Golfo, come tutte le più importanti operazioni militari strategiche degli ultimi anni.

Presto, molto presto, i nuovi vicini di casa degli americani a Gibuti saranno i cinesi, che stanno realizzando la prima base militare della Cina fuori dai propri confini. Pechino ha annunciato, alla fine del 2015, l'affitto per 10 anni di un terreno concesso dal governo locale alle forze armate cinesi, che hanno intenzione di stanziare a Gibuti diverse migliaia di soldati, strutture per lo stoccaggio di armi, hangar per la riparazione di navi ed elicotteri e la possibilità di attraccare fino a cinque navi commerciali e una militare.

L'area dove sarà realizzata la base cinese si trova a meno di 15km da Camp Lemonnier, dall'altro lato del porto di Gibuti. 

L'obiettivo della Cina è principalmente commerciale: metà delle importazioni petrolifere cinesi attraversano lo stretto di Mandeb, a sud del Mar Rosso, una zona molto pericolosa per le attività di pirateria, e la base di Gibuti potrebbe rappresentare un approdo importante per le navi commerciali, che potranno fare rifornimento e far riposare il personale che attualmente è coinvolto in viaggi lunghi anche sei mesi, durante i quali i marinai non scendono mai a terra. Ma Pechino non nasconde anche obiettivi riguardanti la sicurezza e, più in grande, di strategia militare: nel 2011 l'esercito cinese ha dovuto evacuare dalla Libia che sprofondava nella guerra civile ben 35.000 cittadini cinesi ed altri 600 sono stati fatti fuggire dallo Yemen - proprio di fronte a Gibuti, dall'altra parte dello stretto - allo scoppio della guerra civile nel 2015. Inoltre in tutta l'Africa le aziende statali cinesi, e migliaia di privati, stanno investendo decine di miliardi di dollari per la realizzazione di grandi opere e di piccoli-grandi imperi economici: sono milioni i cittadini cinesi nel mondo che si aspettano che il governo li aiuti nel tutelare i propri interessi.

“Le strutture di sostegno saranno utilizzate principalmente per fornire un porto franco alle truppe cinesi che partecipano alle missioni di scorta nel Golfo di Aden [...], operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite e di soccorso umanitario” ha dichiarato il Ministero della Difesa in una nota diffusa dal New York Times.

I rapporti tra Cina e Stati Uniti oggi sembrano ai minimi storici: il neo-Presidente Donald Trump non ha mai nascosto il proprio punto di vista fortemente critico verso la Cina, per non dire aggressivo, con toni che hanno indispettito più di una volta Pechino e provocato un mezzo incidente diplomatico dopo la telefonata di Trump al presidente di Taipei, che la Cina considera parte della propria cerchia d'influenza. Ragion per cui l'idea che i cinesi stiano costruendo una base militare praticamente dirimpetto agli americani dovrebbe far suonare qualche campanello d'allarme alla Casa Bianca, dove invece per ora tutto tace.

L'area dove sarà completata la base cinese a Gibuti è stata affittata a 20 milioni di dollari l'anno da Pechino, che complessivamente ha a disposizione circa un chilometro quadrato di suolo, mentre gli americani spendono 63 milioni l'anno (e la promessa di investire oltre un miliardo nei prossimi vent'anni) per mantenere la propria posizione su un terreno grande circa sei volte tanto. Ma in più Pechino ha investito miliardi anche in aiuti al governo di Gibuti, fortemente indebitato. Mentre da una parte all'altra del Pacifico le rispettive testate nucleari restano puntate le une contro le altre e mentre le scaramucce nel Mar Cinese meridionale preoccupano sempre più gli analisti, e gli alleati dei due colossi, in Africa tutto sembra procedere senza intoppi nonostante gli americani in loco non nascondano un certo nervosismo.

Diversi funzionari statunitensi interpellati dal New York Times confermano il proprio sgomento alla notizia che i prossimi vicini di casa saranno i militari cinesi. La preoccupazione maggiore, per gli americani, riguarda l'influenza sempre più forte che la Cina sta esercitando in tutto il continente: Gibuti sarà anche un porto fondamentale per le infrastrutture che i cinesi si apprestano a costruire nella vicina Etiopia (ferrovie e acquedotti), ma interessi importanti cinesi ci sono anche in Somalia ed Eritrea, oltre che nei Paesi più a sud. Escludendo il Kenya e la Tanzania infatti, dove la presenza degli indiani è superiore a quella dei cinesi, la Cina ha oggi interessi commerciali diretti praticamente in tutta l'Africa. Inoltre i gibutini sembrano piuttosto contenti di ospitare i cinesi sul proprio territorio: sono luoghi in cui le forze armate straniere rappresentano i polli da spennare, che portano benefici economici a tutti. Una manna dal cielo per Gibuti.

Ma, oltre a ciò, per gli americani si pone anche una questione di sicurezza e intelligence: con i cinesi così vicini, anzi mai così vicini, c'è l'opportunità per gli strateghi di carpire i segreti e le aspirazioni militari di Pechino ma è vero anche il contrario e questo potrebbe creare ulteriori attriti tra i due paesi.

Certo è che con la base di Gibuti la Cina mette ben più di un piede in Africa e in futuro, con il cambio degli assetti internazionali cui stiamo assistendo, quella base potrebbe rappresentare un trampolino di lancio importante della Cina nel mondo. Non solo sotto il profilo commerciale.