La battaglia di Mosul si sposta sottoterra e rischia di essere molto lunga

Tunnel Isis
Militare peshmerga entra in uno dei tunnel scavati dai miliziani di Isis nei pressi di Mosul. Iraq, 27 ottobre 2016. REUTERS/Zohra Bensemra

Continua lentamente, strada per strada, la battaglia per la liberazione della città di Mosul, nel nord dell'Iraq, giunta alla seconda settimana di inferno: un'avanzata lenta, complicata, resa pericolosissima dalle trappole e dai miliziani di Daesh e dalla fittissima rete di tunnel sotterranei.

Gli islamisti ne hanno scavati per decine di chilometri e non solo a Mosul: già a Ramadi, città alle porte di Baghdad che fu occupata per lunghi mesi dal gruppo Stato Islamico, i mujaheddin di Daesh avevano dimostrato la loro capacità di vivere, e combattere, come ratti. La battaglia contro Daesh, anche nel nord dell'Iraq, si sta trasferendo dai cieli alla terra e da qui al sottosuolo: la vera battaglia, dicono gli esperti, sarà proprio laddove non batte il sole.

Combattere per stanare gli islamisti nei tunnel è probabilmente l'impresa bellica più ardua contro gli affiliati allo Stato Islamico ma non è una novità: già in Vietnam gli Stati Uniti furono messi in difficoltà dagli attacchi a sorpresa e dalle linee di rifornimento sotterranee dei vietcong, che scavavano centinaia di tunnel in ogni parte della giungla. Nel 2014 a Gaza, nell'ultimo capitolo dell'infinita guerra tra Israele ed Hamas, i tunnel scavati dagli uomini del partito islamico palestinese furono un problema enorme da affrontare per l'esercito di Tel Aviv e ancora oggi la guerra alla droga tra Stati Uniti e cartelli messicani si combatte, in buona parte, sottoterra: centinaia di metri di tunnel che fanno da ponte da un lato all'altro del confine, corredati di aria condizionata e binari per il trasporto della droga. Il mondo sotterraneo è un ottimo luogo dove nascondersi, per sorprendere, per attaccare.

Daesh controlla la città di Mosul da oltre due anni e mano a mano che le forze irachene e curdi peshmerga avanzano, ripulendo l'area attorno alla città, spuntano sempre più le “grandi opere” del genio militare islamista: Daesh ha avuto tutto il tempo necessario per prepararsi a questa battaglia. Scavare trincee per riempirle di petrolio e benzina, preparare le barricate, scavare i tunnel. Qui nascondono le armi e le munizioni, si rifugiano, si spostano da una parte all'altra della città senza dare nell'occhio, effettuano incursioni, stipano spesso i civili terrorizzati come deterrente ai bombardamenti degli americani.

Non si tratta più di guerra “non convenzionale” e infatti l'aviazione americana sembra saperlo bene, così come le forze di terra irachene e curde: i consulenti americani, più si avanza dentro Mosul, e più sembrano volere andare cauti con i bombardamenti a tappeto. Le immagini terribili di Aleppo, dove la logica militare è pressoché opposta, arrivano anche a Mosul. Sopratutto a Mosul.

Fino ad oggi son almeno 57.000 i civili fuggiti dall'area urbana di Mosul e dai villaggi circostanti nella piana di Ninive: vengono tutti assistiti in tre campi d'accoglienza istituiti dalle Nazioni Unite, ma i posti scarseggiano tanto quanto il cibo, le medicine e il personale umanitario. Ma di alternative ce ne sono poche, per i civili: i comandanti militari iracheni infatti richiedono loro di restare nei quartieri, di asserragliarsi in casa di chi ce l'ha ancora, di attendere pazienti le operazioni di ripulitura. Ma più si avanza verso il centro di Mosul e più le difficoltà aumentano, e con esse il rischio di nuove stragi di civili e militari.

A ovest di Mosul, dopo giorni di scontri quasi ininterrotti, le milizie sciite alleate del governo di Baghdad e sostenute dall'Iran hanno preso il controllo dell'aeroporto di Tal-Afar: l'obiettivo è garantirsi la possibilità di usare l'aviazione per impedire agli islamisti la fuga verso ovest, verso l'unica strada che porta in Siria. “Siamo costretti a combattere metro dopo metro per via dei cecchini e per salvare la vita dei civili che i terroristi usano come scudi umani […] Useremo l’aviazione per bloccare la strada che i jihadisti utilizzano per mantenere i contatti con la Siria” ha dichiarato alle agenzie stampa il capo delle milizie Ahmad al Asadi.

“Isis è piena di assassini e i peggiori di sempre arrivano da Tal Afar” ha dichiarato al quotidiano inglese The Independent un alto funzionario iracheno: sono molti i comandanti e i miliziani di Daesh che arrivano da Tal Afar, dove la maggioranza della popolazione è sunnita, motivo per cui Isis ha trovato terreno fertile dove crescere e fortificarsi. Il timore dei civili ancora intrappolati a Tal Afar, tra cui ci sono sunniti iracheni e turkmeni che spesso hanno fatto da ponte di collegamento degli islamisti con la Turchia, è quello delle rappresaglie quando arriveranno i militari iracheni e i miliziani sciiti. Nonostante le continue rassicurazioni del governo iracheno la paura non sembra calare, ed anzi si alimenta di giorno in giorno con il procedere della battaglia.

La Turchia ha minacciato l'intervento militare se ad entrare in città, a Tal Afar, saranno gli sciiti e diverse brigate meccanizzate sono state spostate lungo il confine turco-iracheno a scopo di deterrenza.

La battaglia di Mosul, per queste variabili delicatissime, rischia di essere molto più lunga del previsto.