La Brexit può essere l'inizio della fine. Oppure un nuovo inizio

Bandiera UE Regno Unito
La bandiera del Regno Unito: alle spalle si intravedono le stelle della bandiera europea. REUTERS/Neil Hall/File

Alla fine è arrivata la Brexit: i cittadini del Regno Unito hanno deciso di chiedere al proprio governo di avviare la procedura per uscire dall'Unione Europea, di voltare le spalle al più grande progetto politico della storia contemporanea (almeno nelle idee), e comincia così un periodo molto turbolento per l'economia europea e mondiale.

Il problema maggiore sarà l'incertezza: il Regno Unito è sempre stato con un piede fuori dall'Unione, ma mettere fuori anche l'altro sarà un processo complicato e doloroso. Soprattutto per Londra.

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Se non dovessero esserci grossi cambiamenti nel governo londinese, è molto probabile che i rapporti con Bruxelles non muteranno troppo nel breve periodo. L'Unione Europea, che ha il coltello dalla parte del manico, dovrebbe scegliere di tenere per il momento le cose come stanno, lasciando in sostanza aperte solo alcune porte, come le barriere al movimento delle merci e dei capitali, ma procedendo con altri progetti che faranno male a Londra, a cominciare dalle regole finanziarie e bancarie. Il problema sarà il dopo: è lecito aspettarsi che la spaccatura sulla Manica non sia che la prima di molte altre.

La spaccatura più prossima è quella all'interno del Regno Unito: la Scozia, dove i nazionalisti già dominano e dove il Remain ha vinto ovunque, ha già annunciato che il suo futuro è nella UE, preannunciando di fatto un nuovo referendum per l'indipendenza; l'Irlanda del Nord, altra nazione dove il Remain ha vinto, potrebbe voler decidere di procedere all'Unione con la Repubblica d'Irlanda, che si trova a sua volta in una situazione delicata, visto che ha rapporti molto stretti con il Regno Unito, a cominciare dalla Common Travel Area. Un’isola d'Irlanda riunificata permetterebbe a tutto il territorio di accedere all’area di Schengen: Dublino non ha mai firmato gli accordi proprio per non dover chiudere la frontiera con l’Irlanda del Nord.

Un'altra spaccatura rischia di essere quella transatlantica: i rapporti fra le due sponde dell'Atlantico rischiano di complicarsi a causa della fine dell'unità politica, il tutto mentre incombe una Russia sempre più minacciosa. Putin sta cercando da mesi di bucherellare l'Europa, e la Brexit è per lui una buona notizia. Sulla sponda ovest dell’Oceano sta probabilmente godendo Donald Trump, che ha dichiarato il suo favore verso una Brexit e che potrebbe guadagnare consensi (populistici e nazionalistici) da essa: sia l'attuale presidente Barack Obama sia la candidata (presuntiva) democratica vedevano la Brexit come un evento negativo.

E infine c'è la possibilità che avvenga la spaccatura peggiore: quella dell’Unione Europea continentale. I partiti nazionalisti potrebbero ricevere un'ulteriore spinta, con tutto quello che comporta in termini di instabilità politica ed economica. Ma sul continente l'uscita di Londra potrebbe essere vista come un'opportunità: se (ed è un grande se) si riuscirà a gestire il processo con senno, le ferite europee potrebbero essere piccole e si rimargineranno presto, ma sarà necessario anche non concedere troppo spazio a Londra, che dovrà necessariamente tenersi i cocci delle sue scelte. Chi rompe paga eccetera.

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Troppi Paesi, specie nell'Europa dell'Est (ma anche l'ovest non scherza), hanno dimenticato i benefici che hanno ricevuto dall'Unione Europea in termini di sviluppo economico, di importanza sullo scacchiere mondiale e soprattutto di pace, ed è fondamentale che con Londra le trattative siano serene, ma ferme. 

L'Europa ha certamente gestito male gli ultimi anni di crisi, ma sul lungo periodo (e parliamo di decenni di pace dopo millenni di guerre continue) il continente non è mai stato meglio. Sarà necessario compiere scelte difficili, ma nel lungo periodo ricordare a tutti, e a chi vi partecipa soprattutto, che l'Europa è l'unico modo per fuggire dall'abisso dell'irrilevanza di fronte agli altri mega-Stati (Russia, Cina, Stati Uniti e altri) è fondamentale.

Grazie all'uscita di Londra l'Unione potrà fare (lenti, lentissimi) passi avanti verso una maggiore integrazione, a cominciare dall'Unione bancaria, che il Regno Unito ha continuamente osteggiato, ma sia chiaro che servirà una grande dose di forza di volontà, anche popolare, che potrebbe non esserci se le leadership europee e nazionali non diventeranno in fretta LA leadership europea.

Si potrà superare la turbolenza della Brexit. Si potrà superare la Grande Depressione. Lo si deve fare: l'alternativa all'Europa rischia di essere la devastazione. La vera domanda è: sarà rimasto abbastanza senno in Europa per farlo? Nel prossimo anno (a cominciare dal 26 giugno in Spagna) ci saranno diverse elezioni che daranno una risposta a questa domanda: i sudditi di Elisabetta II potrebbero avere scritto solo la prima pagina di una storia molto complicata e pericolosa. Sarà l'ennesima prova per la democrazia, che già decenni addietro ha portato l'Europa alla catastrofe: speriamo di avere imparato qualcosa.