La bufala della bimba perquisita, quando il giornalista cerca a tutti i costi lo scoop

Scontri tra tifosi e steward durante Roma-Cska di Champions League
Scontri tra tifosi e steward durante Roma-Cska di Champions League Reuters

Dal pomeriggio di domenica, giorno della gara Roma-Atalanta, imperversa nel web la foto di una steward dello stadio Olimpico che perquisisce una bambina di quattro anni all’entrata. La gogna mediatica che si è abbattuta sulla ragazza in servizio e su tutta la categoria della sicurezza degli stadi è stata prematura, poiché i fatti sono andati ben diversamente da come descritti da tanti colleghi di ogni tipologia di testata. Da Il Messaggero a La Gazzetta dello Sport, fino a La Repubblica, tutti gli esimi colleghi si sono affrettati a battere la notizia con titoloni altisonanti che richiamavano al terrorismo. Poi ci si lamenta se si sente dire "giornalista terrorista". Premi qui per la foto diventata virale: LINK.

La Gazzetta si lanciava in un “Paura Attentati all’Olimpico, perquisiti anche i bambini” e “Olimpico, perquisiti i bimbi. Ecco la paura dopo Parigi”, per poi cancellare brutalmente gli articoli sul sito della rosea. Il Messaggero si è limitato a rettificare l’iniziale “Bambina perquisita all’Olimpico durante Roma-Atalanta”, aggiungendo “Ma era un gioco”. Infine La Repubblica che ha rimosso il pezzo “Allarme terrorismo, prima di Roma-Atalanta perquisita anche una bambina”. Insomma, tutte testate autorevoli che si sono dimenticate di “controllare la fonte”. Interpretare una foto e cavarci un pezzo sensazionalistico, non è propriamente fare informazione.

La realtà dei fatti è molto semplice, la bimba di quattro anni con la sua famiglia si reca allo stadio. La steward ed altri suoi colleghi in servizio, secondo le norme di sicurezza degli impianti e le disposizioni anti terrorismo, procedono a perquisire i genitori, sotto la visione delle forze dell’ordine. La bambina per imitare i genitori e sentirsi “come i grandi” chiede “pure a me!”. La steward sta al gioco. La notizia sensazionalistica non c’è, quello che c’è è solo accettazione delle norme da parte di due normali utenti dello stadio e un simpatico siparietto. E’ dovuto intervenire il padre della bimba sui social network, per fermare quella che in poche ore, era diventata il simbolo dell’indignazione del web verso gli steward.

Alimentare indignazione verso una categoria di lavoratori pagati qualche decina di euro per molte ore di lavoro, peraltro in un posto come lo stadio Olimpico di Roma a volte molto pericoloso (vedi la foto sopra degli scontri di Roma-Cska), che in tempo di attentati potrebbe essere preso di mira, lo trovo quantomeno sconveniente. Non è la prima volta che si tenta di screditare il lavoro di ragazzi e ragazze (di tutti gli stadi d’Italia) che con abnegazione ad ogni evento cercano di mantenere l’ordine e soccorrere se necessario i tifosi, in strutture che arrivano a ospitare anche 60mila persone. A me sembra ora di finirla esimi colleghi, soprattutto se il motivo di articoli del genere è cercare ostinatamente lo scoop.