La Juventus a due facce: la squadra è vincente ma il titolo in borsa fotografa un'altra realtà

Juventus-Fiorentina, festeggiamenti
Higuain con i suoi nuovi compagni festaggia la prima vittoria in campionato con la Juventus, vincendo 2-1 sulla Fiorentina REUTERS/Max Rossi

Sono noti a tutti i successi di fila inanellati dalla Juventus nel campionato italiano e di come la società stia cercando di compiere il massimo sforzo per far brillare la squadra anche in Champions League. La società bianconera guidata da Andrea Agnelli, da quando la squadra è risalita dalla serie B, è riuscita a compiere una riorganizzazione strutturale che l’ha posta al vertice del calcio italiano anche come potenza economica.

Alla vigilia del campionato 2016/2017 un articolo apparso sulla Gazzetta sottolinea la crescita dei ricavi della società negli ultimi cinque anni di gestione, i più alti rispetto a tutte le altre società di Serie A. Il dato però non è contestualizzato. L’articolo infatti cita i ricavi non solo senza disaggregare il dato (e mostrare quindi in che misura le varie voci di entrata concorrono a generarlo), ma anche senza accostare questa variabile alle altre voci di bilancio. Se andiamo ad analizzare i dati finanziari nel loro complesso ci rendiamo invece conto di come la situazione non sia tutta rosa e fiori, nonostante la struttura patrimoniale in questi ultimi anni sia diventata decisamente più equilibrata.

La Juventus Football Club S.p.A. si è quotata in borsa nel dicembre del 2001 ed è interessante poterne osservare l’andamento del titolo.

Juventus, grafico mensile Sul grafico mensile della Juventus possimao vedere che il trend di lungo periodo rimane decisamente negativo  IBTimes Italia / Technician

Come possiamo vedere dal grafico mensile, che fotografa il titolo dal tempo della quotazione ad oggi, la situazione è abbastanza impietosa. Il titolo nel lungo periodo è impostato nettamente al ribasso e non è mai riuscito a rivedere i livelli di 3,50 euro per azione, toccati quando la società era appena sbarcata a Piazza Affari. Questo è dovuto in primo luogo per due ragioni principali: il declino lento e costante del calcio italiano dall’inizio del millennio fino ai nostri giorni; la natura prettamente speculativa del business calcistico, dove in Italia i ricavi sono ancora in buona parte totalmente dipendenti dai risultati sportivi della squadra.

Juventus, grafico settimanale Dal 2012 ad oggi il titolo della Juventus è rimasto all'interno di un canale laterale.  IBTimes Italia / Technician

Altra cosa interessante che possiamo notare sul grafico è l’andamento laterale avuto dal titolo negli ultimi 4 anni. I cinque scudetti vinti di fila farebbero pensare ad una società pronta a decollare anche dal punto di vista economico, eppure il grafico ci dice che il titolo rimane ingabbiato nel canale laterale tra il minimo assoluto toccato a inizio 2012 (intorno ai 0,12 euro per azione) e tra lo 0,35 per azione (dove è posto il gap-down aperto nel 2001). Sul grafico insomma non si nota alcun segnale di inversione del trend di lungo periodo. 

Juventus, grafico giornaliero Il grafico giornaliero della Juventus mostra dei timidi segnali positivi.  IBTimes Italia / Technician

Qualche segnale positivo lo possiamo invece notare sul grafico giornaliero. Su questo timeframe vediamo infatti una leggera tendenza al rialzo, come sottolineato dalla trendline positiva, e si iniziano a vedere massimi via via più alti. 

A pesare sulla società l’incapacità di riuscire ad aumentare con successo i ricavi commerciali, che non solo rimangono nettamente indietro alle big europee, ma sono persino più bassi di quelli del Milan, come fa notare un’analisi di Calcio e Finanza prendendo in considerazione l'anno 2014. La Juventus è riuscita a migliorare le sue entrate in ogni area di business negli ultimi 10 anni, come possiamo vedere dal prospetto sintetico dei conti economici dal 2006 al 2015, ma rimane fortemente dipendente dalle entrate dei media (la prima voce di ricavo) e dai premi di qualificazione di Champions League.

Rimanendo sul prospetto dei conti economici, notiamo inoltre che a fronte dei maggiori ricavi corrispondono costi operativi più alti (questo è abbastanza ovvio e vale per una qualsiasi società di calcio). Per avere maggiori entrate dai diritti sportivi e dalle altre voci di ricavo occorre vincere e avere un’alta patrimonializzazione derivante dai ‘diritti pluriennali sulle prestazioni dei giocatori’. Tradotto, significa avere in squadra tanti campioni (possibilmente con un alto valore commerciale) e questo fa lievitare i costi, perché inevitabilmente salgono gli ingaggi. L’utile o la perdita di gestione solitamente ruota intorno agli equilibri di queste voci (oltre che ovviamente alle numerose variabili aleatorie che caratterizzano questo business).

Avere molti campioni in squadra sicuramente aumenta le probabilità di successo ma d’altro canto appesantisce la struttura dei costi, facendo aumentare i rischi di generare una perdita. Rischi che sono tanto più alti quanto maggiore è l’esposizione della società calcistica alle variabili aleatorie. Se una buona percentuale dei ricavi di una squadra sono fortemente dipendenti dai risultati sportivi (vittoria dello scudetto e premi UEFA in testa) basta una stagione storta per mandare in crisi anche una big. Ecco perché è importante per la Juventus riuscire ad allinearsi con le grandi d’Europa in termini di ricavi commerciali.

Facciamo infine notare che l’equilibrio finanziario di breve periodo non è molto buono per la società juventina se prendiamo i dati del bilancio annuale 2015. L’indice di liquidità, dato dal rapporto tra attività correnti e passività correnti (i dati li troviamo nel documento della situazione patrimoniale), mostra infatti un valore inferiore alla soglia minima individuata dalla FIGC per monitorare la salute patrimoniale delle società di calcio (0,34 contro la soglia minima di 0,4). L’indicatore dovrà essere attentamente monitorato dalle società di calcio, dal momento che se non si rientra nei parametri stabili queste dovranno operare dei piani di rientro se vorranno avere la possibilità di poter acquistare giocatori nelle fasi di calciomercato (a meno che non generino qualche plusvalenza con la cessione di qualche giocatore). Questo almeno secondo le nuove normative, vedremo se poi la FIGC manterrà la parola (secondo le nuove regole solo pochissime squadre italiane rispetterebbero i nuovi parametri e avrebbero potuto quindi ottenere la Licenza Nazionale per la stagione 2016/17. La Federazione per quest’anno ha concesso una deroga).

Ad ogni modo va dato merito alla società di Andrea Agnelli di aver compiuto scelte importanti (vedi ad esempio lo Juventus Stadium) per riagganciarsi alle big europee. La Juventus dovrà cercare di curare meglio la brandizzazione del marchio a livello internazionale e il miglior modo per farlo è cercare di vincere e rimanere nei vertici della migliore vetrina messa a disposizione in Europa: la Champions League. Insomma, cercare di fare un po’ quello che ha fatto il Milan negli anni d’oro della gestione Berlusconi. Nonostante i ripetuti cicli di vittorie in campionato, la Juve non è mai riuscita a penetrare a fondo a livello mondiale così come ha fatto la società rossonera nei decenni passati. Dopo 5 successi di fila in campionato alla Vecchia Signora non rimane che tentare nuovamente una metamorfosi che non è mai riuscita a completare del tutto.

In generale, considerando la natura speculativa di questo mercato, sconsigliamo ad ogni piccolo risparmiatore di acquistare il titolo (in questa sede parliamo di Juventus ma il discorso vale praticamente per ogni compagnia di calcio quotata in borsa), il cui andamento potrebbe dipendere quasi esclusivamente dal cammino in Champions della squadra.  In caso di vittoria della Juventus in Champions League il titolo potrebbe portarsi abbondantemente sopra i 0,50 euro per azione.