La Nuova Zelanda vuole sterminare topi e gatti selvatici (per una buona ragione)

di 25.07.2016 18:00 CEST
Kiwi
Un Kiwi della Nuova Zelanda Wikimedia Commons/The.Rohit (CC BY 2.0)

Il governo della Nuova Zelanda ha annunciato un piano per sradicare tutti i predatori non indigeni dal paese entro il 2050 nel tentativo di proteggere la fauna del paese. La mossa, che cercherà di rimuovere ogni topo, ermellino, opossum e gatto selvatico dal Paese nei prossimi 35 anni è stato definito “rivoluzionario”.

«È una mossa davvero innovativa. Uccidiamo questi predatori da decenni e in passato è stato seguito un approccio poco strategico a questa campagna - ha detto al New Zealand Herald Rob Fenwick, presidente del trust Predator Free New Zealand - Questo fondo porterà ad un approccio più strategico e comprensivo per colpire questi predatori in maniera mai vista prima».

In aggiunta a tutto questo il governo investirà 28 milioni di dollari neozelandesi (circa 20 milioni di euro) in una nuova compagnia, Predator Free New Zealand Ltd, per spingere il progetto in collaborazione con il settore privato.

Se avrà successo, l’iniziativa, annunciata dal primo ministro John Key lunedì, sarebbe una prima volta globale.

Secondo una stima del dipartimento per la conservazione della Nuova Zelanda, i predatori nel Paese sono di gran lunga i maggiori responsabili dell’alto tasso di mortalità dei Kiwi, uccelli terrestri incapaci di volare, che stanno morendo attualmente ad un tasso di 20 a settimana. Inoltre il governo stima che le specie non indigene sottraggano circa 2 miliardi di euro l’anno dall’economia del Paese, sottolineando l’inefficacia delle misure di controllo della peste attualmente utilizzate.

«Topi, opossum ed ermellini uccidono ogni anno 25 milioni dei nostri uccelli indigeni, oltre ad attaccare altre specie native, che devono essere protette insieme al resto del nostro ambiente - ha detto Key in un comunicato - Questo è il più ambizioso progetto di conservazione mai tentato al mondo, ma crediamo che se ci lavoreremo uniti come Paese saremo in grado di realizzarlo».