La riunificazione di Cipro è sempre più vicina

Cipro Riunificazione
Un greco-cipriota siede su una panchina sotto ad un cartello con la scritta "Pace" nella zona controllata dalle Nazioni Unite a Nicosia, Cipro. 9 gennaio 2017. REUTERS/Yiannis Kourtoglou

Potrebbe entrare nelle fasi finali già nei prossimi giorni la trattativa diplomatica per la riunificazione dell'isola di Cipro, divisa tra turco-ciprioti e greco-ciprioti da 43 anni: questa settimana a Ginevra, in Svizzera, le due parti potrebbero trovare una linea comune defintiiva per affrontare la delicatissima questione territoriale che, di fatto, incuba una situazione potenzialmente esplosiva da oltre quattro decenni.

Nicos Anastasiades, greco-cipriota Presidente della Repubblica di Cipro dal 2013, e Mustafa Akıncı, turco-cipriota Presidente della Repubblica Turca di Cipro del Nord dal 2015, si incontreranno dal 9 all'11 gennaio 2017 per far avanzare il processo di riunificazione dell'isola, discutendo nello specifico delle soluzioni territoriali per risolvere quello che è stato più volte definito “il cubo di Rubik della diplomazia internazionale”. Nella migliore delle ipotesi si potrebbe raggiungere un accordo già nei prossimi giorni ma, quando si parla di Cipro, occorre essere molto cauti: più probabile è, ad esempio, la firma di un accordo quadro o di un protocollo d'intesa tra le parti, da definire nel corso dell'anno e successivamente sottoposto a referendum. Una strada irta di ostacoli e incerta, visti i precedenti: nel 2004 un accordo sponsorizzato e promosso dalle Nazioni Unite fu bocciato dai cittadini greco-ciprioti di Cipro.

Come ha sottolineato al Guardian Hubert Faustmann – professore di storia e scienze politiche all'Università di Nicosia – per la prima volta la Turchia e i greco-ciprioti si siederanno attorno ad un tavolo per negoziare.

L'isola di Cipro vive cristallizzata nel 1974, quando l'esercito della Turchia invase la parte nord dell'isola in reazione ad un tentato colpo di stato dei greco-ciprioti, sostenuti dalla dittatura dei colonnelli di Atene con la quale Ankara era all'epoca ai ferri corti. L'obiettivo della dittatura ellenica era l'Enosis, “l'unione” (in termini di annessione) di Cipro alla Grecia per il ritorno al grande e glorioso passasto dell'Ellade. Nel 1983 la parte settentrionale dell'isola proclamò l'indipendenza ma fino ad oggi la Repubblica Turca di Cipro del Nord è stata riconosciuta solo dalla Turchia: il resto dell'isola è entrata in Europa nel 2004, contrariamente proprio alla Turchia, e il quadro si è ulteriormente complicato a causa di diversi ostacoli che paiono insormontabili.

C'è la questione legata alla sicurezza e alla ripartizione territoriale, un problema studiato da 43 anni sulle mappe dell'isola senza che nessuno ne sia riuscito a venire a capo: quale sarà, ad esempio, il destino di chi è stato costretto all'epoca a lasciare la propria casa perché si è ritrovato a vivere nella parte sbagliata dell'isola (parliamo di 90.000 greco-ciprioti sfollati)? Fino a quando sarà necessaria la “linea verde”, la zona demilitarizzata che divide l'isola in due? Che ne sarà dei 30.000 militari turchi di stanza a Cipro nord, deterrente a garanzia della sicurezza dei cittadini turco-ciprioti? È davvero un diritto dei greco-ciprioti chiedere più territori? E quale forma di governo bisognerà adottare per assicurare a tutti i diritti fondamentali e la democrazia, oltre che la governabilità del Paese?

Sono, in parte, le stesse domande che si ponevano i tedeschi dopo la caduta del muro, nel 1989. E, anche qui parzialmente, sono le stesse domande che si pongono gli ebrei israeliani nei territori occupati. La questione militare sarà affrontata a parte, dal 12 gennaio, quando Grecia, Turchia e Gran Bretagna (ex-potenza coloniale che è tra i garanti dell'isola post-indipendenza) si incontreranno per trovare il bandolo della matassa in merito alla presenza dei militari stranieri a Cipro. Theresa May e Recep Tayyip Erdogan, in una telefonata avvenuta pochi giorni fa e riportata dalle agenzie stampa, si sarebbero trovati d'accordo sul fatto che questi colloqui ginevrini rappresentino “una grande opportunità per garantire un futuro migliore a Cipro e stabilità a tutta la regione”.

Va detto che i rapporti tra le due parti, negli ultimi anni, sono migliorati ma una soluzione al rebus cipriota non è ancora stata trovata: il muro che divide la città di Nicosia ha visto aprirsi dei varchi ufficiali oramai diverso tempo fa ma lo scetticismo è alto e i problemi che potrebbero sorgere sono ancora molti. Ma certamente le trattative di Ginevra sono un enorme passo avanti: sia Anastasiades che Akıncı hanno manifestato più volte la propria volontà a trovare un accordo, si mostrano moderati e disposti all'ascolto e al dialogo ed entrambi sono abbastanza anziani da ricordare come era la convivenza tra i turchi e i greci sull'isola, prima dell'invasione del 1974.

Ma Cipro non è solo una questione politica, territoriale e militare: la soluzione per Cipro contiene necessariamente anche un capitolo intero, questo culturale, sulla convivenza tra cristiani e musulmani alla periferia sud-orientale dell'Europa, un tema tanto delicato quanto fondamentale sul piano politico-culturale sia dell'Unione che di tutto il Medio Oriente.

“L'ultimo miglio è quello più difficile” ha dichiarato un funzionario turco al Guardian pochi giorni fa. Qualsiasi accordo tra le parti dovrà attraversare le force caudine referendarie, che alzano non poco la posta in gioco: fino ad ora si è trovata una linea comune sulla governance (l'ipotesi è la creazione di una repubblica federale), sulla condivisione del potere, sull'economia, sull'Unione Europea. Ma la strada da fare è ancora irta di ostacoli e incognite, non ultima l'effettiva volontà della Turchia di trovare un accordo.