La Russia potrebbe non aver bisogno di influenzare la campagna elettorale italiana

Boschi
Maria Elena Boschi REUTERS/Remo Casilli

Resuscita il caso Boschi in scia a quanto scritto nel suo libro dall’ex direttore del Corriere della Sera , Ferruccio De Bortoli, Roma è sepolta dai rifiuti e non si sa di chi sia la colpa, se dell’amministrazione presente, di quelle passate, o di quelle che verranno in futuro. A Palermo il Movimento 5 Stelle tenta il suicidio politico con una registrazione audio contenente accuse pesantissime nei confronti del candidato sindaco Ugo Forello e del suo modo di gestire Addiopizzo, l’associazione antiracket da lui presieduta fino all’anno scorso.

Tre fatti distinti tra di loro, esplosi nella stessa giornata, che dimostrano, semmai ce ne fosse bisogno, che la campagna elettorale per le prossime elezioni legislative è ufficialmente cominciata. Non c’è una data, non c’è una legge elettorale, ma ci sono i toni, gli argomenti e le diatribe tra i vari partiti a lasciar intendere già da ora quali saranno le linee guida nei prossimi mesi: violenza, vergogna e propaganda. Ad oltranza. Caratteristiche in base alle quali davvero verrebbe voglia di invocare elezioni anticipate. Tutto pur di non dover subire per un anno consecutivo un supplizio del genere. Perché se questo è l’inizio non vogliamo nemmeno immaginare dove arriveremo alla fine.

Nel frattempo, in Russia, se la ridono e ripongono di nuovo le mani in tasca. Perché nel nostro caso forse non ci sarà bisogno di spendere fior fior di rubli per interferire, influenzare, hackerare. Stavolta potrebbero addirittura riuscire a risparmiare qualche soldo dato che i nostri politici riescono benissimo da soli a creare il caos, diffondere fake news , e a confondere un elettorato che assiste, inerme, ad uno spettacolo indegno. Se ci si mettessero pure loro probabilmente a fine legislatura si dovrebbe andare a votare con scudi in quercia per difendersi e spade in acciaio di Valyria utili a infilzare l’elettore del partito rivale nascosto nella cabina accanto.

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Da Palermo a Roma passando per (la) Boschi

Riassumendo in poche parole quanto sta accadendo, i due principali partiti del Paese, gli stessi che tra un anno si contenderanno la maggioranza in Parlamento e le poltrone del Governo, sono attualmente impegnati a darsele (verbalmente) di santa ragione su tre temi differenti che in comune hanno una sola cosa: la smania di potere.

Il caso Palermo è paradossale : su internet è stata diffusa una registrazione audio, fatta dagli stessi grillini, nella quale si sente una conversazione tenutasi in un ufficio della Camera. Tra chi? Andrea Cottone, addetto stampa del M5S alla Camera ed ex membro dell’associazione siciliana antimafia Addiopizzo, alcuni parlamentari dello stesso partito e Riccardo Nuti, parlamentare eletto con il M5S ma passato al gruppo misto in seguito al suo coinvolgimento caso firme false raccolte nel 2012 sempre a Palermo. Uno di loro, non si sa chi, pensa intelligentemente di registrare quelle parole e diffonderle a 10 mesi di distanza sul web, tanto per dare all’elettorato la conferma del fatto che all’interno di quel Movimento vigono amore, pace e armonia. I vertici non ci stanno e dopo aver pontificato per anni su trasparenza, streaming e onestà minacciano denunce nei confronti di chiunque divulgherà il contenuto di quell’audio, cercando maldestramente di bloccarne la diffusione nonostante sul web quella conversazione si sia già diffusa a macchia d’olio.

Da Palermo ci spostiamo a Roma, dove al centro del caos c’è, neanche a dirlo, Virginia Raggi. La Capitale è letteralmente sommersa dai rifiuti , da Pietralata a Ponte Milvio, dal Ponte della Scienza alla Circonvallazione Nomentana. Per l’assessora all’Ambiente non c’è emergenza, ma tra i politici è corsa allo scarica barile. Regione e Pd se la prendono con il Campidoglio, la sindaca della Capitale accusa, come da tradizione, le amministrazioni passate, ma anche il Governatore Zingaretti, Matteo Renzi (e via dicendo). Che c’entra il segretario del PD? C’entra perché giusto per cambiare le acque e fare qualcosa di concreto l’ex Premier ha avuto la brillante idea di organizzare una raccolta tramite dei volontari che ripuliranno la città per portare i rifiuti non si sa dove. Un’iniziativa che agli occhi di molti appare come un tentativo, piuttosto maldestro a dir la verità, di approfittare di una situazione che per i romani è diventata invivibile. Letteralmente.

Ma passiamo al caso politicamente e mediaticamente più eclatante, vale a dire quello riguardante la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. I giornali hanno pubblicato alcune anticipazioni del libro dell’ex direttore del Corsera, Ferruccio De Bortoli, nel quale il giornalista afferma che nel 2015, l’allora ministro delle Riforme avrebbe chiesto all’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni di “valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria", istituto di cui il padre era vicepresidente che è stato travolto dalle sofferenze e dai crediti concessi a destra e a manca senza alcuna remora. Un caso che fece scalpore a suo tempo, anche a causa dell’intervento del Governo e del presunto conflitto di interessi imputato (dai politici, non dai giudici) a Maria Elena Boschi.

La diretta interessata ovviamente nega tutto e promette querele, Unicredit (in via ufficiosa) smentisce pressioni, ma come da copione la polemica politica esplode in men che non si dica. Per i 5 Stelle, i giornalisti in questo specifico caso tornano ad essere attendibili, dunque diventano automatiche le richieste di dimissioni e gli attacchi incrociati senza chiedere a De Bortoli su che basi abbia scritto quello che ha scritto. Il PD, dal canto suo, parla di “tentativi” di spostare l’attenzione dal caso rifiuti e da Palermo, senza riflettere sul fatto che, se al momento del rimpasto la responsabile della fallita riforma costituzionale non fosse stata inspiegabilmente promossa da ministra a sottosegretaria, probabilmente tutto ciò che sta accadendo si sarebbe potuto evitare o quantomeno avrebbe avuto un’eco diversa.

Una campagna elettorale vergognosa

Andando al sodo, mettendo da parte il caos romano sui rifiuti che poco ha a che fare col Governo e con le elezioni nazionali, sugli altri due casi al momento il rischio, concreto, è che ciò che rimarrà tra qualche giorno sarà solo l’ennesima polemica politica strumentale che non porta a nulla se non a tentare di utilizzare qualsiasi cartuccia si abbia in mano per screditare l’avversario che, tra sei mesi o un anno non si sa, dovrà essere asfaltato per conquistare il potere.

A meno che non ci siano sviluppi politico-giudiziari eclatanti, si tratterà solo di propaganda, che verrà messa da parte in virtù di un altro caso utile su cui improntare una campagna elettorale senza arte né parte.

La strada ormai è tracciata: la corsa verso le urne, ancora una volta, non sarà basata su programmi, stime, prospettive, dati, ma sulla violenza politica, sui tentativi di affossare gli avversari con ogni mezzo lecito e illecito, sul vuoto politico più assoluto. Ciò che però i nostri politici dovrebbero tenere in considerazione è che l’elettorato comincia ormai ad abituarsi a questa realtà e il risultato di tanto fervore potrebbe non essere quello di spostare voti da un partito all’altro, ma di veicolarli verso un astensionismo stanco e sempre più nauseato. Il che, probabilmente, non giova a nessuna delle due cause. Nel frattempo, dalla Russia, ringraziano.