La Russia si è davvero ritirata dalla Siria? Non proprio e per conquistare Palmira ha usato le forze speciali

vladimir putin army
Il presidente russo Vladimir Putin durante un vertice con il suo ministro della difesa Sergei Shoigu a Mosca. Russia, 11 marzo 2016. REUTERS/Mikhail Klimentyev/Sputnik/Kremlin/Files

Altro che ritiro dalla Siria, quello ordinato ai suoi soldati dalla Russia: il termine delle manovre militari di Mosca in Siria, annunciato da Putin il 14 marzo e cominciato il giorno successivo, sembra rivelarsi non essere quello che tutto il mondo credeva che fosse.

Un paio di giorni fa la mia filter bubble di Facebook mi ha proposto più volte una notizia di un “eroico soldato russo” della Spetsnaz, le forze speciali, che avrebbe attratto verso di sé alcuni miliziani islamisti di Daesh: era il 24 marzo e secondo quando detto dal rappresentante militare della base russa in Siria di Hmeymim a Latakia all'agenzia russa Interfax l'ufficiale delle forze speciali si trovava con altri nella zona di Palmira ad effettuare missioni di combattimento e individuare punti critici per fornire le coordinate all'aviazione russa. Sarebbe morto “eroicamente”.

Inizialmente ci si è fatto poco caso, ma poi una domanda si è fatta largo nel silenzio: perché la Russia impiega le forze speciali sul campo in missioni di combattimento se una decina di giorni fa ha annunciato il ritiro? Secondo quanto confermato lunedì 28 marzo da alcuni funzionari russi e riportato dal Washington Post un gruppo di forze speciali d'élite russe, la Spetsnaz, avrebbe contribuito nella campagna militare per la riconquista di Palmira.

La riconquista della città archeologica da parte dell'esercito della Repubblica Araba di Siria, coadiuvato da forze iraniane e da Hezbollah libanesi, è stato possibile proprio grazie al sostegno delle forze speciali russe al comando del generale Alexander Dvornikov, vice comandante del distretto militare centrale in Russia. Nella sua prima intervista dall'inizio del progressivo ritiro dalla Siria, cominciato il 15 marzo scorso, il generale ha ammesso l'impiego di truppe di terra e di forze speciali al quotidiano del governo russo Rossiyskaya Gazeta: “Non nego che le nostre Forze Operative Speciali siano utilizzate in Siria. Conducono ricognizioni di terra di obiettivi pre-selezionati per gli aerei militari russi, assistono gli aerei militari in termini di orientamento in zone remote ed eseguono altre operazioni”.

Se quindi le voci molto insistenti, confermate a singhiozzo e mai ufficialmente, che nei mesi scorsi parlavano di soldati russi sul terreno siriano impiegate per aprire la strada all'aviazione, la notizia è che tali forze speciali continuano a restare sul suolo siriano con un ruolo molto attivo. Daesh aveva conquistato Palmira nel maggio 2015, aveva minato e fatto saltare in aria una parte del suo patrimonio archeologico e ne deteneva l'altra parte come “in ostaggio” per assicurarsi la posizione. Putin aveva spiegato, annunciando il ritiro, che Mosca avrebbe mantenuto uomini e mezzi nella base aerea di Latakia e in quella navale di Tartus ma contemporaneamente aveva anche garantito un disimpegno delle forze di terra.

Le forze speciali russe, spiega il Washington Post, non svolgono compiti unicamente di formazione e sostegno, come quelle americane impiegate ad esempio in Iraq: combattono fianco a fianco dei siriani, degli iraniani e dei libanesi. Non stupisce granché, in effetti che in numerosi comunicati dello Stato Islamico si parlava di un imprecisato numero di nemici russi uccisi a Palmyra durante la campagna militare recente, e forse anche l'ammissione dell'”eroica morte” dell'ufficiale della Spetsnaz potrebbe essere un modo come un altro per non far esplodere la notizia.

Secondo quanto riporta la Reuters paradossalmente la Russia ha intensificato anche l'attività navale dopo l'annuncio del ritiro e non per accelerare il ritiro delle truppe: il rompighiaccio Yauza, una nave da carico ausiliaria, ha lasciato il Mar Nero pochi giorni dopo l'annuncio di Putin, approdando a Tartus con il suo pesante trasporto. Questo ovviamente non dimostra nulla, ma è un ulteriore elemento che suggerisce ben altro che un disimpegno da parte di Mosca in Siria. Oltre la Yauza anche le navi da guerra Saratov e Caesar Kunikov hanno intensificato le operazioni nel Mediterraneo. E molti blogger turchi citati sempre dalla Reuters hanno scattato fotografie di moltissime navi russe che, cariche, attraversavano il Bosforo.

In realtà la Spetsnaz opera in Siria da prima ancora che Putin dichiarasse la sua entrata in scena sul terreno ma l'operatività di oggi che mettendo in fila le numerose testimonianze si riesce a delineare è certamente più forte di quanto non si pensasse: la Russia farà sempre più fatica a nascondere i propri morti in Siria, sopratutto all'opinione pubblica interna, e questo potrebbe andare a tutto vantaggio non tanto di Daesh quanto dell'affannata diplomazia occidentale in sede di colloqui internazionali.