La Russia sta aiutando la Corea del Nord nel programma nucleare?

Kim Jong Un
Il leader nordcoreano Kim Jong-Un supervisiona il lancio di un vettore con un satellite presso il Sohae Space Center. Pyongyang, Corea del Nord, 20 settembre 2016. KCNA via Reuters

Lunedì 3 ottobre 2016 l'agenzia stampa giapponese Jiji Press ha pubblicato una notizia circa l'attività di ricerca che diversi scienziati nucleari della Corea del Nord avrebbero svolto in Russia, attività possibile grazie ad un accordo tra il governo nordcoreano e quello russo.

Tali informazioni, che potrebbero avere risvolti anche gravi sul piano internazionale in un momento già piuttosto delicato per via della rottura di tutti i rapporti diplomatici e militari tra Stati Uniti e Russia sulla Siria, sono state rivelate all'agenzia stampa nipponica da Katsuhisa Furukawa, esperto nucleare giapponese che ha fatto parte di un gruppo internazionale di esperti istituito dal Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Gli scienziati nordcoreani avrebbero svolto attività di ricerca presso il Joint Institute for Nuclear Research (JINR), un centro di ricerca internazionale di fisica nucleare con sede a Dobna, 110 chilometri a nord di Mosca, e gestito da 18 nazioni dell'ex-blocco sovietico o ex-alleate dell'Unione Sovietica, almeno fino all'anno 2015, quando la Corea del Nord ha smesso di pagare la quota associativa al JINR vedendosi così sospendere la partecipazione.

Secondo Furukawa, che è stato membro del comitato di esperti dall'aprile 2011 all'aprile 2016 e che ha viaggiato diverse volte in Corea del Nord per valutare le attività nucleari del regime di Pyongyang, le attività dei ricercatori nordcoreani presso il JINR sarebbero avvenute “in violazione delle sanzioni”, imposte dalla comunità internazionale alla Corea del Nord nel 2009.

In particolare Furukawa ha fatto il nome del Ministro per l'Industria dell'Energia Atomica nordcoreano Ri Chae Son, rappresentante di Pyongyang al JINR, scatenando la reazione delle autorità russe, che hanno negato ogni illecito specificando che proprio Ri sarebbe stato cacciato dal Paese proprio con il sopraggiungere delle sanzioni. Una rivendicazione debole perché Mosca non avrebbe fornito alcun documento, come i registri dell'immigrazione, a dimostrazione di quanto afferma.

Le autorità russe e lo stesso Istituto di ricerca internazionale hanno inoltre specificato che ad ogni modo il JINR svolge attività di ricerca di base, che è un po' come fornire due giustificazioni diverse che in qualche modo si smentiscono vicendevolmente.

Secondo il pacchetto di sanzioni internazionali imposto alla Corea del Nord agli stati membri delle Nazioni Unite è fatto divieto di impegnarsi con il paese asiatico sulle attività nucleari e solo alcuni, ben specifici, commerci di tipo umanitario e sanitario sono permessi. Cina e Russia sono due dei partner più apprezzati dai nordcoreani.

Di recente Pyongyang ha condotto il suo quinto test missilistico nucleare destando la reazione piuttosto dura del Segretario alla Difesa USA Ashton Carter, che ha dichiarato che le dimostrazioni della Corea sono “una sfida diretta a tutta la comunità internazionale”. Secondo quanto scrive in un editoriale il Japan Times però il problema di Kim Jong-Un non è certo la comunità internazionale, che sembra più uno spauracchio usato da altri visto che fino ad oggi il rampollo Kim non ha mostrato grandi tentennamenti nei suoi test missilistici, ma la Corea del Sud.

I nordcoreani hanno da sempre l'occhio sulla Corea del Sud e sono da sempre attentissimi alle manovre militari che i cugini sudcoreani svolgono oltreconfine: i test di Kim, spiega il quotidiano giapponese, si interpretano meglio più in chiave di rottura dell'alleanza fortissima tra Seul e Washington, obiettivo numero uno del governo di Pyongyang.

Kim, fino a quando ha le armi nucleari, si sente in una botte di ferro: mai nella storia gli Stati Uniti hanno rovesciato un regime di una nazione nucleare e anzi la fine di Gheddafi rappresenta per la Corea del Nord una lezione importante: “Senza nucleare faremmo la fine di Saddam e Gheddafi […] la storia dimostra che una forte deterrenza nucleare è la spada più forte per contrastare l'aggressione straniera” riferì un editoriale dell'agenzia stampa di Stato KCNA. Era il gennaio scorso e Pyongyang aveva appena condotto, con successo, il suo primo test nucleare.

Lo stesso discorso potrebbe valere per i rapporti della Corea del Nord con Cina e Russia, che hanno fatto pressioni su tutti e tre i Kim per distoglierli senza successo dalla bramosia atomica: un rapporto più da nemici-amici che altro. In un certo senso la logica di Kim, fondamentalmente conservativa dello status quo, potrebbe premiare nel breve e nel medio periodo: gli effetti dei test di Pyongyang si vedono eccome nei rapporti tra Corea del Sud e Stati Uniti ma anche nelle scelte militari del Giappone, che ha di recente parzialmente rinunciato al disarmo militare imposto con la sconfitta dopo la Seconda Guerra Mondiale.