La Russia torna a crescere nonostante le sanzioni (vecchie e nuove). Come mai?

di 22.06.2017 9:00 CEST
Petrolio Russia
Degli uomini osservano una stazione di perforazione petrolifera a Nefteyugansk, Siberia Occidentale, Russia. REUTERS/Sergei Karpukhin/File Photo

Secondo gli ultimi dati delle dogane russe sui flussi commerciali, la Russia nei primi tre mesi del 2017 ha importato dal resto del mondo circa il 30% in più rispetto all’anno precedente. Ma come? E le sanzioni? Nonostante le terribili sanzioni applicate da Unione Europea e Stati Uniti e gli embarghi russi a formaggi e salumi la Russia è sopravvissuta ed ha ricominciato ad importare?

La realtà in effetti era ben diversa da quella che ci veniva raccontata da molti giornali e programmi televisivi in cui politici nostrani sparavano dati a vanvera. La Lega ed il Movimento 5 Stelle, in particolare, blateravano di problemi immani dell’economia italiana legati alle sanzioni e ci ricordavano come il settore alimentare del Bel Paese sarebbe entrato in una crisi irreversibile proprio a causa delle sanzioni russe che bloccavano l’importazione di alcuni prodotti alimentari. Ed allora adesso che l’export italiano in Russia, nonostante le sanzioni, è cresciuto del 32% raggiungendo un volume complessivo di quasi 2 miliardi ed addirittura l’agroalimentare ha registrato un incremento del 33%, come la mettiamo? In effetti, come abbiamo sottolineato più volte, le sanzioni economiche occidentali e quelle russe toccavano settori specifici che incidevano ben poco sul totale degli scambi commerciali. La Russia ha importato sicuramente meno ed ha vissuto due anni decisamente pesanti, ma le cause vanno ricercate soprattutto nell’inefficiente e poco consistente sistema industriale russo, che concentrandosi quasi esclusivamente su estrazione e vendita di risorse naturali (gas e petrolio) fu investito in pieno dal crollo del prezzo del greggio. La svalutazione del rublo, inoltre, che in qualche mese schizzò da meno di quaranta sull’euro a quasi cento, rese praticamente impossibile proseguire il piano di acquisti di macchinari e tecnologia e peggiorò una situazione già di per sé a tinte fosche. Le sanzioni furono quindi solo l’ultima goccia, l’ultimo elemento di una tempesta quasi perfetta abbattutasi sulla Russia tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.

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Il prezzo del greggio nei primi tre mesi del 2017 si è mantenuto intorno ad una media di 50 dollari al barile e la moneta locale si è avvicinata, rafforzandosi, ai sessanta rubli per euro e questi due fattori hanno contribuito positivamente dando nuovo impulso agli acquisti sui mercati internazionali. L’economia russa è comunque sempre avvinghiata alle esportazioni di risorse naturali e fino a che non verrà avviato un serio programma di diversificazione rimarrà sempre condizionata dalle oscillazioni del prezzo del greggio e quindi sempre molto vulnerabile. In questi tre anni comunque l’economia della Federazione si è parzialmente adeguata alla nuova situazione dei mercati internazionali ed a parità di condizioni, anche nei prossimi mesi, il volume degli scambi commerciali potrebbe essere sostenuto.

Nel frattempo gli Stati Uniti stanno valutando nuove sanzioni contro la Russia, anche se questa volta non direttamente ed esclusivamente connesse con la questione ucraina: al Senato, Repubblicani e Democratici hanno raggiunto un accordo, in settimana dovranno essere votate, per poi eventualmente passare all’approvazione del Presidente e quindi divenire effettive. Sanzioni decise autonomamente dagli Stati Uniti, senza consultare i Paesi europei e che potrebbero avere un effetto limitato se petrolio e rublo continueranno ad avere lo stesso andamento dei primi 3 mesi dell’anno.