La sicurezza sarà un tema elettorale centrale, e la sinistra non sa che pesci prendere

Migranti
Migranti su un barcone in Libia REUTERS/Ismail Zitouny

La sicurezza rischia di diventare il tallone d’Achille della sinistra italiana e internazionale . È infatti questo uno dei temi centrali sui quali sono incentrate le campagne elettorali europee in vista delle prossime elezioni. La disfatta socialista in Francia, perpetratasi anche a causa delle risposte che Francois Hollande non è riuscito a dare di fronte all’emergenza, dimostrano palesemente come i partiti della sinistra europea siano profondamente impreparati ad affrontare le nuove esigenze dei cittadini e la percezione, a volte distorta, che essi hanno di questa tematica. Al contrario della destra, abituata da decenni a veicolare e spesso a strumentalizzare la sicurezza, piegandola alle proprie velleità politiche.

Un altro esempio può essere la Germania, dove il Partito socialdemocratico Spd di Martin Schulz ha preso una batosta in Nord Reno-Westfalia , roccaforte del partito e regione più popolosa del Paese. A pesare sul voto, secondo tutti gli analisti, sono state le molestie a Colonia di Capodanno, l’attentato a Berlino, gli arresti di molti sospetti terroristi e il caso Borussia Dortmund. Schulz, che ha incentrato la propria campagna sulla giustizia sociale lasciando l’argomento sicurezza in secondo (ma forse anche terzo o quarto) piano, non è riuscito a cogliere il disagio dell’elettorato né a rassicurarlo, andando incontro ad una sconfitta che non promette nulla di buono in vista del voto nazionale del prossimo 24 settembre.

Nemmeno guardando in casa nostra la situazione migliora, anzi. La cronaca politica degli ultimi mesi mostra chiaramente come il Partito Democratico in particolare e il centrosinistra in generale, continuino ad annaspare sulla sicurezza , varando o proponendo misure discusse e discutibili che spesso e volentieri si trasformano in un vero e proprio boomerang che nessuno sa come schivare.

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Dal decreto Minniti agli “spari notturni” dell’emendamento sulla legittima difesa, passando per gli ultimi e quasi contemporanei casi riguardanti le frasi pronunciate da Debora Serracchiani e le reazioni alla sentenza della Corte di Cassazione sulla vicenda Sikh. Tutti esempi che dimostrano non solo la totale assenza di una direzione politica univoca e definita, ma che spingono a pensare che l’unica base su cui si fondano le politiche di cui discutiamo siano la strumentalizzazione, la contraddizione e la propaganda.

Utilizzando come base le parole pronunciate da Serracchiani, dopo aver sottolineato l’ovvia “infelicità” di quanto detto dalla Presidente del Friuli-Venezia Giulia, impossibile non notare gli attacchi ricevuti dal suo stesso partito, lo stesso partito che qualche giorno prima ha promosso e avallato l’ormai noto “pasticcio” sulla legittima difesa. Il tutto in nome del dio populismo e nonostante la situazione si potesse risolvere con una semplice precisazione: data per scontata la gravità imperdonabile dell’atto, a prescindere da chi sia a commetterlo, un delitto perpetrato in abuso della fiducia diventa ancora più odioso. A dirlo è lo stesso codice penale, all'articolo 61: Serracchiani ha forse usato espressioni infelici, ma il concetto è tutt'altro che non condivisibile.

Per quanto riguarda l’assurda questione sollevata da media e politici sulla sentenza della corte di Cassazione che ha vietato a un Sikh di portare con sé un particolare pugnale occorre chiarire semplicemente che i giudici hanno davvero detto che “i migranti devono conformarsi ai nostri valori”, ma hanno altresì specificato che questo assioma è valido nel momento in cui questi valori violano la legge del Paese ospitante: non può essere tollerato che “l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante", si legge nella sentenza. I valori religiosi non possono e non devono infrangere le leggi dello Stato, i trattati internazionali e la giurisprudenza, tutte cose che la sentenza della Cassazione cita puntualmente, ma che editorialisti ed opinionisti della domenica dimenticano di ricordare. Ciò che la Cassazione asserisce è semplicemente che chiunque deve rispettare le leggi dello Stato in cui si trova, né più né meno. Qualsiasi strumentalizzazione i partiti costruiscano sopra queste parole va intesa per quella che è: una strumentalizzazione appunto.

Il problema alla base di tutti questi esempi è che sembra che la sinistra non riesca a trovare il bandolo della matassa, a costruire sul tema sicurezza, che negli ultimi anni è per forza di cose diventato preponderante, una politica seria, ancorata alla realtà, ai dati e non alla percezione populistica di essa.

Rispondere all’esigenza di sicurezza dei cittadini è d’obbligo, piegarsi alle strumentalizzazioni e alla propaganda è un suicidio politico, tenendo in considerazione che, anche in questo caso, ci si basa sull’imitazione e non sulla volontà di mostrare agli elettori che esiste una una profonda differenza tra destra e sinistra.

Tanto più che guardando le statistiche si scopre che i reati predatori (furti, rapine, ecc.) tra il 2015 e il 2016 sono calati del 16%, e sono ai minimi storici. Questa è la realtà. La percezione che i cittadini hanno di questa realtà è invece quella di vivere nella totale insicurezza, di essere sempre più prede prive di qualsivoglia protezione, di essere, appunto, indifesi di fronte ad un pericolo sempre più grande. Anziché cercare di fare chiarezza e attuare politiche sociali e controlli volti ad incrementare la sicurezza della collettività (questa sarebbe una politica di sinistra) si alimentano gli istinti più biechi e si scelgono ricette semplici e popolari che non possono e non potranno mai risolvere nulla.

Sulla sicurezza, sui migranti, sulla legittima difesa, la sinistra italiana sta perdendo un’occasione: quella di far vedere a tutti di essere veramente di sinistra, mostrandosi al contrario spaccata, disorientata e preda inerme degli attacchi altrui. E non è certamente così che si vincono le elezioni.