La tua tazzina di caffè è a rischio: siccità ed economia globale mettono a repentaglio la produzione mondiale di caffè

Caffè
Caffè flickr | bonjourwill

Due miliardi di tazzine di caffè bevute al giorno, 25 milioni di famiglie che lavorano nel settore del caffè, 148 milioni di sacchi da 60kg prodotti ogni anno: sono solo alcuni dei numeri del mercato del caffè nel mondo. Si tratta di un settore da sempre molto florido, da quando gran parte della popolazione mondiale non si sveglia la mattina senza un tazza di caffè fumante sotto al naso. Ma quei due miliardi di tazzine di caffè consumate ogni giorno nel mondo sono attualmente a rischio. Alcuni fattori climatici aggiunti a quelli macroeconomici, infatti, stanno mettendo a repentaglio il raccolto 2015-2016 che sta iniziando ora con il mese di ottobre. E’ la stessa International Coffee Organization a lanciare l’allarme sui rischi che sta correndo il mercato del caffè.

Il primo fattore di rischio è climatico. Secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), El Niño di quest’anno potrebbe essere il più forte mai registrato dagli anni ’50 e potrebbe avere la forza di interrompere del tutto le precipitazioni in molti dei Paesi produttori di caffè. Per El Niño si intende la disfunzione occasionale dei modelli climatici nelle regioni equatoriali del Pacifico, causata dal riscaldamento anormale delle acque costiere al largo Perù ed Ecuador nel Pacifico orientale e il raffreddamento irregolare delle acque costiere del Pacifico occidentale. Anche se è troppo presto per valutare l'impatto nei paesi esportatori di caffè, l’International Coffee Organization prevede conseguenze negative sul raccolto del caffè causate dalle fluttuazioni climatiche e un forte impatto sul lavoro e sulle infrastrutture di un certo numero di Paesi produttori.

Il cambiamento climatico minaccia un quarto della produzione e dei produttori del Brasile, Nicaragua, El Salvador e Messico che si troveranno ad affrontare ingenti perdite a meno che gli agricoltori non siano in grado adeguarsi. Secondo uno studio del Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale, la produzione di caffè dovrebbe traslocare dall’America centrale alla regione dell’Asia-Pacifico o alle parti orientali dell'Africa, dove le colture di caffè possono essere impiantate ad altitudini più elevate.

Ma non soltanto El Niño, i cambiamenti climatici in generale possono compromettere, nel lungo periodo, la produzione di alcuni alimenti. Secondo il sito francese Bioalaune tra i cibi a cui dovremmo dire addio a causa dei cambiamenti climatici c’è anche il caffè arabica: la coltivazione di questa qualità di caffè potrebbe soffrire dell'aumento delle emissioni di gas a effetto serra al punto che il 99,7% delle piantagioni potrebbero sparire entro il 2080.

“La gente è preoccupata per un possibile fallimento del raccolto” ha detto Moelyono Soesilo, un caffè trader indonesiano. “La condizione è davvero critica, le foglie in alcune piantagioni a Giava sono ingiallite e presto rischiano di asciugare e cadere”. L’Indonesia è il terzo più grande produttore mondiale di chicchi di caffè di qualità robusta, ma senza pioggia la produzione potrebbe calare del 20-25%. Le condizioni meteo di ottobre sono cruciali per poter quantificare con precisione il danno fatto dalla siccità. E se il clima secco dovesse continuare fino alla fine dell’anno le perdite per il raccolto del caffè sarebbero ancora maggiori.

Ma oltre ai fattori climatici anche la macroeconomia rema contro la produzione di caffè per il 2015-2016. Il prezzo della materia prima, nel mese di agosto, ha registrato il livello più basso degli ultimi 19 mesi. Il prezzo del caffè, come quello di tutte le altre materie prime, è influenzato negativamente dalle notizie economiche poco rassicuranti provenienti dalla Cina e dalle fluttuazioni valutarie che interessano i principali Paesi esportatori. 

Le esportazioni di caffè nel luglio 2015 sono state pari a 9,6 milioni di sacchi, inferiore del 3,6% rispetto allo scorso anno; le esportazioni totali per i primi dieci mesi dell'annata 2014/15 (da ottobre a luglio) hanno registrato una riduzione del 2,8%. Inoltre, l'agenzia del governo brasiliano Conab ha riferito che le scorte private in Brasile sono diminuite di 849.000 nel corso del raccolto 2014/15 a 14,4 milioni di sacchi alla fine di marzo 2015.

Le svalutazioni delle monete, del real brasiliano, del peso colombiano e del dong vietnamita, combinate con cali più ampi delle materie prime, hanno spinto i prezzi al ribasso a 114,21 centesimi. La media mensile di agosto è stata di 121,21 centesimi, l’1,2% in più rispetto a luglio ma ancora il secondo livello più basso da gennaio 2014. Nel corso dell'ultimo anno, le valute di diversi paesi esportatori, in particolare Brasile e Colombia, si sono deprezzate significativamente rispetto al dollaro statunitense. Da settembre 2014, il real Brasiliano e il peso colombiano si sono deprezzati di oltre il 50%, riflettendo la loro performance economiche nazionali e le tendenze economiche a livello globale. Anche la rupia indonesiana è scesa di quasi il 20% e il dong vietnamita è stato svalutato di circa il 6% negli ultimi mesi.

Per concludere, i prezzi del caffè continuano ad essere sballottati dalle tendenze macroeconomiche e i cambiamenti climatici pongono un pesante interrogativo sui futuri livelli di produzione del caffè. Altro fattore da considerare è che a fronte dei possibili rischi per il prossimo raccolto, il mercato del caffè registra, però, un aumento dei consumi, soprattutto da parte dei mercati emergenti che stanno scoprendo il piacere di una tazzina di caffè bollente. Secondo le stime, la produzione mondiale dovrà aumentare tra i 40 milioni e i 50 milioni di sacchi di caffè nel prossimo decennio: più dell’intero raccolto del Brasile. Il consumo di caffè globale – secondo il presidente della fondazione Hanns R. Neumann Stiftung - aumenterà di un terzo, a 200 milioni di sacchi entro il 2030. Sul tema, Andrea Illy, presidente di Illycafe SpA, presente al forum globale del caffè a Milano ha detto: “Non sappiamo da dove verrà tutto questo caffè. Prima o poi, in mesi o anni, dovremo prendere una decisione coraggiosa su cosa fare”.

La minaccia del cambiamento climatico così come i prezzi bassi che scoraggiano gli agricoltori ad aumentare la produzione rappresentano un problema serio per il mercato del caffè. E se la situazione non dovesse migliorare, in mancanza di politiche volte alla difesa della produzione, la nostra tazzina di caffè mattutina sarebbe davvero a rischio.