La Tunisia vuole amnistiare i colletti bianchi e fare un balzo in avanti tra le democrazie mature

Tunisia, anniversario Rivoluzione
Un uomo guarda alle immagini delle vittime cadute durante la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011 REUTERS/Anis Mili/Files
  • Nel giorno della Festa dell'Indipendenza (20 marzo) il presidente della Tunisia presenterà un disegno di legge per concedere un'amnistia per i reati di corruzione;
  • Il presidente tunisino punta ad una riconciliazione del paese nella speranza che questa possa aiutare a dare slancio alla sua debole economia;
  • In Tunisia si continua a vivere una complicata situazione sociale, soprattutto tra i giovani, che finiscono poi per farsi sedurre dalle sirene del jihadismo.

Il prossimo 20 marzo in Tunisia ricorre la Festa dell'Indipendenza e proprio quel giorno il Presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi presenterà un disegno di legge per un'amnistia per i reati di corruzione. Il provvedimento è stato annunciato già nel 2014 proprio da Essebsi e rientra in un progetto molto più ampio ed ambizioso, una vera riconciliazione nazionale che possa far ripartire l'economia e la società tunisina, rimasti piuttosto impantanati in una zona grigia dopo la primavera araba.

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Quello della riconciliazione nazionale è un processo necessario per la Tunisia, un passaggio fondamentale da una democrazia embrionale ad una democrazia matura, con uno stato di diritto e un sistema di potere indipendente e garantista. Dal 2011, da quando cioè Mohamed Bouazizi si è immolato tra le fiamme dando il via alla Rivoluzione dei Gelsomini e a tutta la Primavera araba, ben 12.000 denunce contro ex-dirigenti della pubblica amministrazione tunisina e di diverse aziende ed enti pubblici, hanno falcidiato lo Stato tunisino mostrando a tutto il mondo il livello di corruzione del sistema di potere del dittatore Ben Alì e del sistema economico del Paese. Solo 400 di quelle denunce sono state finalizzate in arresti e ad oggi quasi nessuno di questi è stato condannato in via definitiva; dall'altro lato però pesanti conseguenze si sono avute sul piano dell'efficienza della pubblica amministrazione, rimasta impantanata nell'assenza di alternative al processo decisionale precedente.

Essebsi, che vanta lontane origini sarde ed è diventato Presidente della Repubblica nel 2014, dopo una campagna elettorale dai toni fortemente progressisti e dopo una vittoria al ballottaggio contro il “presidente provvisorio uscente” Moncef Marzouki. Il Presidente tunisino conosce molto bene la macchina della pubblica amministrazione del paese: è stato in passato consigliere del Presidente Habib Bourguiba, ministro degli Esteri dal 1981 al 1986, primo ministro nel 2011 dopo la Rivoluzione, scelto perché scarsamente coinvolto nella politica sotto il regime di Ben Alì. Per le elezioni presidenziali ha fondato il partito Nida Tunus (Appello della Tunisia) di orientamento laico e progressista, con il quale ha sconfitto il secondo partito più forte in Tunisia, Ennahda, di orientamento islamista moderato legato tuttavia ai Fratelli Musulmani.

Con la presidenza di Essebsi la Tunisia cerca di trovare una propria via alla democrazia: le stragi al Museo del Bardo e sulla spiaggia di Sousse, l'alto numero di radicalizzati nelle carceri del Paese che una volta scarcerati sono partiti per la Siria o per la Libia, sono segnali di come la spinta progressista data dal presidente si scontri con gli interessi reazionari ed oscurantisti degli islamisti in Tunisia, che pure hanno una gran presa sulla popolazione. Attraverso un processo di riconciliazione nazionale Essebsi intende dare un ulteriore slancio alla spinta progressista: il presidente infatti ha perdonato “moralmente” uomini d'affari e funzionari arricchitisi sotto il regime grazie all'evasione fiscale e l'amnistia punta in particolare a rilanciare gli investimenti, ripristinare la fiducia nello Stato e rimpinguare le esigue casse pubbliche.

Nel 2015 un disegno di legge simile si era impantanato nelle sabbie desertiche dell'Assemblea Nazionale di Tunisi: l'opposizione politica, soprattutto Ennahda, e una parte della società civile puntavano il dito sulla genericità del provvedimento di amnistia, temendo che con un'eventuale approvazione del provvedimento corrotti e evasori fiscali potessero tornare a piede libero in quantità, impunemente. Troppa morbidezza verso i corrotti, accusava l'opposizione parlamentare persuadendo così Essebsi a rimettere mano al decreto per proporne una versione con più distinguo, sopratutto tra le diverse categorie di delinquenti. Il prossimo 20 marzo il presidente presenterà il nuovo disegno di legge, sul quale anche Rached Ghannouchi sembrerebbe essere d'accordo: il leader di Ennahda ha più volte dimostrato grandi visioni progressiste in tema di giustizia, ad esempio aprendo ai corsi di deradicalizzazione per i jihadisti pentiti che non si sono macchiati di reati gravi.

Essebsi e Ghannouchi avrebbero trovato, scrive Jeune Afrique, la quadratura del cerchio affinché il nuovo provvedimento di amnistia possa essere approvato entro la fine dell'anno in corso. La notizia è di portata storica, nonché di respiro internazionale, per un gran numero di motivi: primo su tutti rappresenterà, ma non è chiaro ancora in che misura, un modo efficace per ridurre la popolazione carceraria e quindi il sovraffollamento. Il problema del sovraffollamento carcerario in Tunisia si declina nel modo peggiore possibile, con una fortissima radicalizzazione che avviene velocemente nelle lugubri celle delle carceri del Paese: i giovani, spesso arrestati per reati bagatellari o connessi all'uso di stupefacenti o di cannabis, in carcere subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello da parte di sedicenti imam che in prigione ci finiscono solo per fare proselitismo. Il risultato è, in breve tempo, un bravo soldatino votato alla guerra santa pronto a partire per la Libia o la Siria, o per le montagne della Tunisia, per legarsi a questo o quel gruppo islamista. La Tunisia è il paese che, suo malgrado, più di tutti ha fornito foreign fighters allo Stato Islamico in Siria e Iraq e buona parte di questi erano giovani radicalizzatisi nelle carceri e partiti una volta scarcerati.

In questo senso il sovraffollamento carcerario in Tunisia è stato il padre di un gran numero di problemi sociali e legati alla sicurezza interna del Paese, ma anche alla sicurezza internazionale.

Ma un altro elemento balza all'occhio nel provvedimento di amnistia per reati come la corruzione: proprio in queste settimane infatti dall'altro lato del Mediterraneo, in Romania, centinaia di migliaia di persone hanno sfidato e sfidano il freddo gelido per protestare contro il governo neo-eletto, che per fare fronte al problema del sovraffollamento carcerario ha varato un provvedimento, poi ritirato, di amnistia per i colletti bianchi macchiatisi di reati come la corruzione o l'appropriazione indebita di fondi pubblici, una piaga che in Romania ha preso il via ben prima della fine della dittatura. Le proteste di piazza dei cittadini romeni, che contestavano con le bandiere dell'Europa un provvedimento richiesto dalla stessa Europa e che ha ammonito più volte lo Stato della Romania per le condizioni delle carceri (come ha fatto anche con l'Italia, tra l'altro), hanno avuto la meglio e il governo ha fatto dietrofront cancellando il provvedimento. La Tunisia, al contrario, fa l'esatto opposto e sembra sfidare la pancia del Paese, che certamente dovrà digerire uno dei provvedimenti più impopolari che un governo possa approvare (seppur giusto e perfettamente legittimo). O forse, anzi meglio, la Tunisia più che sfidare la pancia dei tunisini sembra volerne governare le emozioni e, soprattutto, farne ragionare le menti.

Meno violazioni dei diritti umani nelle carceri si traducono con meno violazioni dei diritti umani fuori dalle carceri, una società più serena e progressista che marginalizza l'oscurantismo islamista, che da quelle parti è un vero problema sociale ed economico. Il coraggio di Essebsi va apprezzato solo per questo, per la volontà a promuovere provvedimenti sicuramente impopolari ma altrettanto sicuramente avanguardistici, rispetto al panorama internazionale che tutt'attorno invoca repressione e pensiero unico.