L'Agenzia delle Entrate assume dirigenti senza concorso? La Corte Costituzionale li fa decadere

di 20.03.2015 10:53 CET
Agenzia delle entrate
Agenzia delle entrate reuters

Cosa succede se sbagliate una dichiarazione dei redditi, magari in buona fede, e l'agenzia delle entrate se ne accorge? Succede che passate un bel guaio: dura lex sed lex, non importa la buona fede, non hai rispettato la legge e adesso paghi.

Una durezza che negli anni ha colpito soprattutto chi si è affidato a commercialisti e CAF, visto che la responsabilità degli errori (anche in buona fede) è sempre stata a carico del contribuente e non dell'operatore che è stato pagato per il servizio. 

Il rispetto della legge è fondamentale in uno stato di diritto, ma cosa succederebbe se fosse proprio il fisco a non rispettare la legge? E se il fisco stesse abusando dei suoi poteri dal 1992 ci credereste? Purtroppo è tutto vero, lo certifica la sentenza 37/2015 della Corte Costituzionale.

Da molti anni l'Agenzia delle Entrate nomina i propri dirigenti fregandosene della Costituzione, che prevede in maniera chiarissima che "agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso" (art 97, comma 3). Altro che errore in buona fede, qui siamo di fronte ad un irragionevole abuso del proprio potere.

La motivazione dell'Agenzia nel perpetrare da anni questo abuso è che ci sono carenze dirigenziali e i concorsi sono spesso ostacolati da vari ricorsi, quindi si è usato uno stratagemma giuridico per eludere la legge, abusando dell'art. 24 del proprio regolamento di amministrazione. L'art. 24 stabilisce che è possibile nominare dirigenti, ma solo in caso di urgenza e per un termine predeterminato, in modo da dare tempo di fare i concorsi e avere dirigenti nel rispetto della legge.

Il problema è che le nomine erano solo fittiziamente a tempo, e non parliamo di 4-5 dirigenti, ma di oltre 800 dirigenti su 1100, che dopo la sentenza della Corte Costituzionale sono di fatto decaduti dal proprio ruolo.

La direttrice dell'agenzia delle entrate Rossella Orlandi però non ci sta e dichiara: "qui non c'è nessun illegittimo e nessun corrotto. Le persone sono state selezionate nel merito, hanno lavorato con impegno e serietà nonostante la precarietà del loro incarico e anche ora continuano a lavorare come sempre con il loro sacrificio".

Prendiamo atto delle dichiarazioni della direttrice, ma non capiamo cosa stia dicendo: le persone non sono state selezionate per merito, perché non c'è stato alcun concorso; l'incarico non è stato precario, ed è proprio questo il problema; inoltre questi poveri dirigenti, nominati illegittimamente, hanno avuto lo stesso trattamento economico dei dirigenti legittimi, altro che sacrificio.

La Corte Costituzionale con questa sentenza ha cancellato la sanatoria varata dal governo Monti nel 2012 e ha creato un vuoto dirigenziale nell'agenzia, che secondo alcuni potrebbe valere l'annullamento di tutti gli atti firmati dai dirigenti illegittimi, un duro colpo alla lotta all'evasione fiscale.

Adesso la situazione è drammatica, possono 200 dirigenti far andare avanti l'ente? Ovviamente no, la soluzione è applicare correttamente l'art. 24 di cui sopra e rendere i dirigenti illegittimi veramente reggenti e nel frattempo indire nel più breve tempo possibile un mega concorso per 800 posti

Ad ogni modo questo è un pessimo esempio di come funziona la pubblica amministrazione in Italia, che non accetta l'errore del cittadino, ma abusa platealmente del proprio potere.

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