L'America Latina è divisa tra prospettive di crescita e crisi socio-economiche

Esercito in Messico
Alcuni militari messicani sul luogo di una sparatoria a San Pedro Garza, durante la quale sono morti due poliziotti. Monterrey, Mexico, 9 maggio 2016. REUTERS/Daniel Becerril

Potrebbe essere tanto radioso quanto instabile il futuro dell'America Latina, spaccata a metà tra crescita e crisi: le economie più forti, quelle di Brasile e Venezuela in particolare, negli ultimi anni hanno letteralmente fagocitato quelle più piccole e fragili ma oggi si assiste all'esatto contrario.

BRASILE E VENEZUELA OSSERVATI SPECIALI

Proprio Brasile e Venezuela sono i due paesi che certamente attireranno le attenzioni non solo dei media internazionali, ma anche degli analisti e delle diplomazie straniere: spentisi i riflettori olimpici e paralimpici su Rio de Janeiro sarà il tempo, per il Brasile, di fare i conti con la crisi politica, economica e sociale che sta rapidamente conducendo il Paese sull'orlo del baratro.

Il “colpo di Stato” contro Dilma Rousseff, la quale potrà tuttavia ricandidarsi alle prossime elezioni, rappresenta il punto di rottura tra la classe politica, l'élite economica e il sistema giudiziario brasiliano, una rottura che lascia nel mezzo un Paese sempre più diviso tra chi ha tutto e chi non ha nulla. I sostenitori della teoria del complotto, una larghissima fetta dell'elettorato e dell'opinione pubblica del Brasile, sono scesi in piazza più volte per manifestare solidarietà a Rousseff e più volte si è assistito all'incontro, o meglio allo scontro, con coloro i quali indicano nei socialisti brasiliani la corruzione incarnata in personalità politiche.

A livello politico le cose non vanno certamente meglio: i principali accusatori di Rousseff sono gli stessi costretti alle dimissioni poco dopo la procedura di impeachment alla “Presidenta”, accusati anch'essi di corruzione e di reati fiscali: in Brasile “il più pulito c'ha la rogna” sembrano raccontare le cronache sudamericane, che descrivono un Paese sull'orlo del collasso non solo economico, politico e finanziario ma anche sociale.

Un panorama simile è quello del Venezuela, dove i chavisti rispondono colpo su colpo alle accuse e alle mobilitazioni dell'opposizione, preoccupandosi più di salvare l'immagine del Partido Socialista e di Maduro che dell'intero Venezuela. Il Paese non ristagna più nella palude dove si trovava all'inizio del 2016 ma le timide misure varate dal Presidente Maduro potrebbero essere arrivate troppo tardi per contenere una crisi economica che non da ancora veri segnali di ripresa; la popolazione venezuelana è allo stremo, tanto che le contestazioni a Maduro e le manifestazioni oceaniche per chiedere l'istituzione del referendum per destituirlo sono sempre più numerose.

A livello sociale il Venezuela vive una fase durissima, dove un conflitto politico e uno economico si sommano minando fortemente la sicurezza pubblica del Paese: il governo è stato costretto a schierare l'esercito per proteggere le distribuzioni pubbliche di generi alimentari e l'intera filiera di produzione e distribuzione del cibo è sotto il controllo dell'esercito, che controlla anche l'industria petrolifera, i porti, gli aeroporti e i valichi di frontiera.

LA PACE TRA FARC E GOVERNO IN COLOMBIA

Dall'altra parte del confine, in Colombia, le cose vanno molto diversamente: il processo di pace tra governo e FARC porterà, seppur non nel breve periodo, a una pacificazione sociale e contribuirà notevolmente ad attirare investimenti esteri sul Paese.

L'economia colombiana sembra infatti voler spiccare il volo, trainata dalle esportazioni e da una ritrovata fiducia internazionale: la lotta alla corruzione, anche politica, e l'accordo con gli oramai ex-paramilitari delle FARC (che controllano anche una buona fetta del narcotraffico) potrebbero rappresentare un punto di svolta senza precedenti per la democrazia colombiana, la quale nei ritrovati rapporti bilaterali nel continente americano - da nord a sud, dagli Stati Uniti fino a Cuba e all'Argentina - potrebbe far germinare crescita economica, stabilità politica e leadership sul piano internazionale.

CILE E ARGENTINA: CERTEZZA E SPERANZE ECONOMICHE

Stesso discorso vale per il Cile e, in parte, per l'Argentina: il boom economico cileno ha già attratto, negli ultimi anni, migliaia di startup e piccoli e giovanissimi imprenditori e il Paese sta diventando rapidamente un punto di riferimento internazionale per l'innovazione tecnologica, le arti e i servizi. L'Argentina invece, più complessa nella sua macchina politica statale, sembra cercare di uscire con tutte le forze da una crisi economica che sembrava averla affossata per sempre. Archiviato il disastro dei Kirchner, l'Argentina con il nuovo presidente Macri ha avviato un intenso piano di riforme e si è tolta dalle spalle il debito contratto con l'FMI e sembra veleggiare, seppur stentatamente, verso un nuovo periodo di crescita economica (noi di IBTimes Italia abbiamo avuto modo di intervistare anche Juan Procaccini, presidente di Argentina Investment and Trade Promotion Agency, per parlare dei problemi e delle potenzialità di crescita del paese). 

È la politica, litigiosa e corrotta, a rappresentare sempre il nodo critico per la democrazia argentina, che pure può vantare una pace sociale consolidata e amicizie internazionali sicuramente importanti. Queste due economie potrebbero trainare quelle, più piccole, di Bolivia, Paraguay e Perù mentre l'Uruguay sembra capace di andare molto facilmente sulle proprie gambe dopo l'esperienza Mujica, che ha rivelato al mondo quanto progressista sia la mentalità uruguayana.

I PROBLEMI DELLE BANDE CRIMINALI

L'Ecuador, ma ciò vale anche per paesi più a nord come la Costa Rica, l'Honduras e il Guatemala, sta affrontando - e perdendo - la lotta contro le bande criminali che controllano periferie e mercato nero: interi quartieri delle capitali di questi quattro Paesi sono oggi sono l'assoluto controllo delle pandillas, un fenomeno che ha assunto da tempo un carattere internazionale e che rischia di mantenere in uno stato di frustrazione queste giovani e volenterose democrazie. La violenza delle pandillas sono un freno importante agli investimenti e alla sicurezza nazionale di questi Paesi, che pure potrebbero avere importanti opportunità sia in chiave turistica che relativamente alle esportazioni.

LE INCERTEZZE DEL MESSICO TRA NARCOTRATTICO E ELEZIONI USA

Il Messico invece è un discorso completamente a parte. Da un lato sempre più vicino agli Stati Uniti, il destino della grande democrazia messicana è appeso anche alle elezioni americane di novembre, quando gli Stati Uniti sceglieranno se seguire la paura xenofoba di Trump o se continuare nella spietata realpolitik di Clinton. La guerra al narcotraffico in Messico, rivelatasi un fallimento sotto ogni profilo, è diventata oggi una lotta di potere territoriale tra esercito, paramilitari e cartelli della droga: le violenze da una parte e dall'altra rendono impossibile, oggi, una qualsivoglia partigianeria e mantengono grandissime aree del Paese letteralmente sotto scacco. La medesima repressione il governo messicano sembra però volerla applicare anche alle proteste civili della popolazione, come ad esempio avvenuto (e in parte avviene ancora) nelle zone centrali del Paese con la protesta dei maestri.

Il futuro dell'America Latina, nel breve e medio periodo, sarà certamente influenzato dalle elezioni americane: basta pensare al peso che queste potrebbero avere nel “nuovo corso” delle relazioni con Cuba per rendersi conto di come l'intero continente attenda con trepidazione l'esito delle urne a stelle e striscie.