L'Angola cambia verso: Dos Santos non si ricandiderà, al suo posto l'MPLA punterà su João Lourenço

Dos Santos Angola
Il presidente dell'Angola José Eduardo Dos Santos partecipa ad un'assemblea del partito MPLA a Luanda, Angola. 2 dicembre 2016. REUTERS/Herculano Coroado

Il Presidente dell'Angola José Eduardo Dos Santos, 74 anni, ha annunciato venerdì il nome del successore che sarà candidato al suo posto alle prossime elezioni nel paese africano: si chiama João Lourenço, oggi Ministro della Difesa dell'Angola, un uomo di 62 anni che è anche vice-presidente dell'MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola), il partito di Dos Santos.

L'annuncio è stato fatto dallo stesso presidente Dos Santos in apertura di un congresso straordinario dell'MPLA: “Il Comitato centrale del partito ha approvato il nome di João Lourenço nella lista dei candidati per le elezioni del mese di agosto” chiudendo di fatto ogni possibile sua ricandidatura. Già nel marzo 2016 il presidente angolano aveva manifestato l'intenzione di farsi da parte, senza tuttavia soffermarsi sul come questo passaggio sarebbe avvenuto. Dos Santos, che ha studiato in Unione Sovietica, ha partecipato alla lotta di liberazione del suo Paese con l'MPLA ed ha assunto la presidenza il 10 settembre 1979. Ha traghettato l'Angola fuori dalla guerra civile, ha battuto tra mille polemiche lo sfidante Jonas Savimbi (dell'Unione Nazionale per l'Indipendenza dell'Angola, UNITA) alle prime elezioni multipartitiche del 1992, ha annunciato il suo ritiro dalla politica la prima volta nel 2001 e in generale ha tenuto l'intero paese stretto nel suo pugno di ferro e, come mostra la bandiera angolana sulla falsariga della classica falce e martello, minacciato con il machete in mano.

Da venerdì 3 febbraio è, insomma, ufficiale: Dos Santos cederà il potere in agosto, nella speranza di una continuità ai vertici dell'Angola che gli permetta una pensione tranquilla e, alla sua famiglia, un'eredità dorata. “Da molto tempo mi preparo per questo ruolo […] sono pronto ad accettare questa sfida che il Presidente e compagno di partito mi chiede di affrontare” ha dichiarato l'erede di Dos Santos, Lourenço.

Anche Lourenço ha studiato in Unione Sovietica ed anche Lourenço si è unito alla lotta rivoluzionaria dell'MPLA nel 1974, è diventato governatore dieci anni dopo iniziando così la sua ascesa politica e da tempo è nel primo cerchio di fedelissimi del presidente e della sua ingombrante famiglia. Sulla carta João Lourenço è il candidato perfetto: conosciuto dagli angolani, personaggio di primo piano nel partito, vanta prestigio internazionale e non è una persona facilmente controllabile: secondo quanto dichiarato a Voa News dal sociologo João Paulo Ganga “ci sono buone ragioni per aspettarsi cambiamenti e molte cose buone, ma altrettante ragioni portano ad essere un po' più reticenti verso di lui”.

La vera notizia, per ora, è che uno dei dinosauri-leader africani più longevi (Dos Santos ha il potere da 38 anni) incredibilmente lascerà il potere: il paese è oggi la terza economia africana, la figlia del presidente, Isabel, è la donna più ricca di tutta l'Africa, ma l'oligarchia creata dal sistema di potere fortemente accentrato creato da Dos Santos vive di una rendita petrolifera sempre più esigua, complice la crisi del greggio. E questo, in politica, si traduce con una crisi: secondo il Centro Studi Internazionali “l’eccessiva dipendenza e vulnerabilità agli shock esterni dell’economia petrolifera che ora deve fare i conti con il dimezzamento delle entrate e del budget nazionale. Per salvare i conti pubblici, il Governo, insieme al Vicepresidente della Banca Centrale Angolana, ha chiesto l’intervento del Fondo Monetario Internazionale. Per ottenere gli aiuti, però, lo Stato dovrà adottare misure difficili in breve tempo: tagli alla spesa, riforma del sistema fiscale e stimolo della crescita del settore privato.” Segno di come la situazione sia delicatissima: nel corso del 2016 le riserve internazionali sono cadute del 12 per cento, 2,843 miliardi di dollari, arrivando a 21,399 miliardi di dollari, il livello più basso in almeno sei anni.

Il problema, in secondo luogo, riguarda la distribuzione delle risorse: gli angolani, per la maggior parte, non vedono niente della ricchezza di fatto che vanta il Paese e questo potrebbe spingere molti a disertare le urne, a ribellarsi o a votare altri candidati al di fuori dell'MPLA. Come spesso accade in Africa con l'avvicinarsi delle elezioni il clima potrebbe surriscaldarsi.

Quello che è invece un aspetto positivo è, appunto, la cessione del potere: restano in pochi i dinosauri africani incollati alla poltrona da decenni e questi addii rappresentano, per loro, una sorta di corda che si stringe, una sveglia sulla quale il tempo sta scadendo. Repressione permettendo, ovviamente.