Lavoro 2017: ecco le professioni più promettenti secondo Linkedin

Dottori negli USA
Un'equipe di dottori negli Stati Uniti Reuters

Linkedin ha recentemente stilato una classifica dei profili lavorativi più promettenti per il 2017. La classifica fa riferimento al mercato degli Stati Uniti, che rimane comunque un mercato importante per i professionisti italiani: molti connazionali continuano a guardare a questo paese come un porto fondamentale per poter mettere in pratica le competenze acquisite durante gli anni di studio e cercare di (ri)lanciarsi professionalmente.

Molto ovviamente dipenderà dalle politiche che Trump intenderà adottare in materia di immigrazione e accesso al mondo del lavoro: abbiamo visto come il muslim ban, poi sospeso da una decisione del giudice di Washington James Robart, abbia suscitato molta indignazione tra i cittadini statunitensi - e non solo - e tra molte compagnie, soprattutto della Silicon Valley. Molti lavoratori potrebbero quindi sentirsi scoraggiati nel selezionare come destinazione lavorativa un paese in cui non sono particolarmente ben accetti. Al momento ci sentiamo però di escludere che la questione possa avere effetti negativi di brevissimo periodo e che l’Italia rientri in un eventuale travel ban imposto dal presidente statunitense.

La ricerca di Linkedin non mostra particolari sorprese rispetto agli anni precedenti, e i lavori messi in evidenza dal social network professionale fanno parte di un trend ben noto da anni. Facciamo inoltre osservare che l’articolo di Linkedin che accoglie la ricerca è un po’ pretenzioso: si inizia accennando brevemente al job hopping e di come il fenomeno di cambiare professione sia aumentato nel corso degli ultimi 20 anni, anche per via della frammentazione e della precarietà che affliggono il mercato del lavoro, ma molte delle professioni elencate non si apprestano allo scopo.

Tra le prime 5 posizioni elencate troviamo in ordine: il medico ospedaliero; il farmacista; il sales engineer; il site reliability engineer; il product manager.

Nelle prime posizioni dunque troviamo professioni legate all’ambiente medico-sanitario, e la cosa probabilmente non dovrebbe stupirci molto: negli Stati Uniti queste professioni sono sempre state ben apprezzate e ben pagate, e lo stesso vale per molti altri paesi, Italia compresa. La laurea in medicina rimane dunque una garanzia di occupazione e nel nostro paese i laureati in medicina hanno mediamente più possibilità di iniziare a lavorare ad un anno dal titolo rispetto ad altre lauree e anche la retribuzione è mediamente migliore rispetto ad altre posizioni. L’invecchiamento medio della popolazione fornisce in prospettiva un mercato abbastanza fiorente per i dottori e probabilmente la professione, anche se il discorso varia tra i diversi ambiti di specializzazione, è meno soggetta a fenomeni di automazione o perlomeno lo sarà in modo molto più lento di quanto lo si voglia far credere (nel corso del 2016 si è parlato molto della quarta rivoluzione industriale e di come le intelligenze artificiali si sostituiranno nel corso degli anni all’uomo in diversi lavori, comprese diverse specializzazioni mediche).

Nella ricerca di Linkedin viene riportata la retribuzione media di ogni professione, e nel caso del medico ospedaliero e del farmacista abbiamo rispettivamente salari annui di 222.000 dollari e 123.000 dollari. In Italia un medico ospedaliero ha una retribuzione molto più bassa: parliamo di un compenso mensile compreso tra i 2.000 e i 5.000 euro (inferiore anche nei confronti di tanti paesi europei). Per quanto concerne i compensi la stessa osservazione la possiamo declinare alle altre professioni, dove i compensi percepiti dai lavoratori italiani sono decisamente più bassi. Insomma, l’Italia non è di certo un paese dove si può contare su alti redditi da lavoro.

Gli altri profili emersi dal lavoro di Linkedin sono bene o male in linea con quelli mostrati nell’ultima ricerca di Manpower, sempre parlando delle professioni più ricercate per il 2017. Anche qui troviamo professioni legate alla vendita e al commercio, quindi di lavoratori molto flessibili, in grado di portare un ritorno immediato in termini di entrate monetarie. Presenti anche professioni legate all’analisi dei dati e ovviamente allo sviluppo software. In questo caso la piccola - si fa per dire - differenza con il mercato italiano la troviamo nel fatto che queste ultime professioni sono ancora emergenti, in quanto il settore tech e del web non ha ancora raggiunto un livello di maturità paragonabile a quello dei paesi più avanzati. Inoltre, in Italia sembra esserci in questa fase un ricorso eccessivo a commerciali e business developer, nella maggior parte dei casi a partita IVA e pagati esclusivamente a commissione, probabilmente anche per far fronte ad lacune legate alla contrattualistica di lavoro, che ancora mal si presta a venire incontro alle esigenze di flessibilità dei nostri tempi.

In definitiva, l’Italia rimane un mercato di lavoro in via di sviluppo e in perenne affanno, come dimostrano i dati più recenti sulla disoccupazione giovanile, che è tornata a scendere dopo il momentaneo colpo di coda concesso con gli incentivi fiscali legati alla riforma del Jobs Acts. Professioni tradizionali e prestigiose come quelle del medico rimangono sinonimo di garanzia occupazionale, ma il divario salariale con molti paesi è imbarazzante. Per chi ha intenzione di imparare un linguaggio di programmazione gli sbocchi sono molteplici e l’offerta è in costante crescita, ma il mercato rimane ancora molto frammentato e precario.