Lavoro: la disoccupazione giovanile torna a salire. Dopo due anni di Jobs act il bilancio è nettamente in perdita

Matteo Renzi, dimissioni
Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante il discorso in cui annuncia le sue dimissioni REUTERS/Alessandro Bianchi

In Italia la frattura generazionale tra gli ultracinquantenni che lavorano e i giovani che non riescono a mettere piede nel mondo del lavoro si allarga sempre più. Gli ultimi dati pubblicati dall’Istat raccontanto la storia di un Paese in cui l’occupazione è ferma al palo, gli unici segnali di ripresa si trovano nelle fasce degli over 50 e per i giovani l’unico segno più è quello davanti al dato della disoccupazione.

A dicembre, il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale superando quota 40%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente.

A quasi due anni dalla riforma del lavoro del Governo Renzi, il Jobs act dà sfoggio dei suoi risultati: una paccata di soldi spesi in sgravi fiscali; il tasso di occupazione salito di poco più di un punto percentuale; esplosione dell’uso dei voucher lavoro; solo schiaffi per i giovani in cerca di un’occupazione.

Gli ultimi dati sull’occupazione

L’ISTAT ha pubblicato gli ultimi dati relativi al mondo del lavoro. La disoccupazione dei giovani, a dicembre 2016, è salita a quota 40,1%, tornando ai livelli del giugno 2015. Sulla condizione lavorativa dei giovani quindi, il Jobs act non ha avuto alcun effetto salvifico.

Nel complesso il tasso di disoccupazione è al 12%, stabile su novembre 2016 e in crescita dello 0,4% su dicembre 2015. L’ISTAT precisa che è il dato più alto dal giugno 2015 con i disoccupati che raggiungono quota 3,1 milioni.

Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15mila unità su novembre e -478mila su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%. Nello stesso periodo gli occupati sono rimasti sostanzialmente invariati su novembre mentre sono aumentati di 242mila su dicembre 2015 (+1,1%). Il tasso di occupazione è al 57,3%, invariato rispetto a novembre e in aumento di 0,7 punti su dicembre 2015.  

Proprio oggi, 31 gennaio, sono stati pubblicati anche i dati sull’occupazione in Germania e in Portogallo, indicativi per capire come gli altri Paesi europei (il primo notoriamente virtuoso e il secondo tra gli ultimi della classe) hanno affrontato il problema dell’occupazione. In Germania il tasso di disoccupazione a gennaio è al 5,9% e era al 6% a dicembre 2016, mentre la disoccupazione in Italia naviga al 12%. E il malconcio Portogallo? Anche qui le cose vanno meglio che nel Belpaese. A dicembre il tasso di disoccupazione è sceso al 10,2% dal 10,5% del mese precedente e la disoccupazione giovanile è passata dal 27,2% di novembre al 26,4% di dicembre.

Due anni di Jobs act: un bilancio in perdita

Il Jobs act sta per spegnere la seconda candelina. E il bilancio tra soldi spesi e posti di lavoro creati è nettamente in perdita. Grazie all’introduzione degli sgravi fiscali per le nuove assunzioni, nel 2015 l’Italia ha registrato un boom di nuovi contratti a tempo indeterminato, un dato però, drogato dalle agevolazioni che ha avuto vita breve. Finiti gli sgravi, finito il lavoro.

A inizio 2015 il tasso di occupazione era al 55,9% e la disoccupazione al 12,3%; oggi dopo due anni di Jobs act e una paccata di miliardi spesi in decontribuzione l’occupazione è salita al 57,3% e la disoccupazione calata all’11,9%. In pratica, l’Italia ha guadagnato 417mila occupati. Peccato che abbia speso 11,8 miliardi (stanziati dalla legge di stabilità per la decontribuzione), ovvero oltre 28mila euro per nuovo occupato, e che l’obiettivo indicato dal Governo Renzi fosse un milione di contratti a tempo indeterminato.

Non solo il Jobs act non ha raggiunto la meta, ma ha anche fatto dei danni. L’abolizione di alcune tipologie di contratto e le nuove norme sui voucher, hanno fatto esplodere l’utilizzo dei buoni lavoro, la nuova frontiera della precarietà e del lavoro nero. Infine, grazie all’abolizione dell’articolo 18, i licenziamenti disciplinari sono cresciuti del 32% passando da 46mila nel periodo gennaio-ottobre 2014 a oltre 60mila nel 2016.